di Viola Scipioni
Che Matteo Salvini sia uno dei primi sostenitori esteri di Donald Trump è cosa nota. Il leader del Carroccio stima il nuovo Presidente degli Stati Uniti da ancor prima che potesse mettere piede nel Governo e da ancor prima che Trump diventasse Presidente per la prima volta, nel 2016. Se all’inizio c’era una simpatia reciproca, adesso sembra soltanto il “Capitano” mostrare interesse per il ricco imprenditore, al punto tale che i due non hanno contatti diretti da anni. Vuoi perché da un lato Salvini con il Governo Draghi si è allontanato da ideali estremisti, vuoi perché ormai Giorgia Meloni gli ha tolto lo scettro del populismo, ormai oltreoceano la figura di Salvini è veramente poco considerata. La stima di Donald Trump nei confronti della premier non è ancora lampante come poteva esserlo per Salvini, ma l’appoggio della spalla destra di Trump, Elon Musk, nei confronti di Meloni, mette la Presidente del Consiglio su un gradino di gradimento molto più alto rispetto a quello di Salvini, nonostante tra i due non siano mai mancate affettuosità sul social di Musk, X.
Nonostante ciò, il leader del Carroccio non ha mollato la presa, e proprio quando Trump veniva ufficialmente proclamato come 47° Presidente degli Stati Uniti, Salvini faceva sapere a tutti della sua felicità: «sono contento di non avere mai nascosto, tra mille ironie, le mie simpatie per Trump», ha detto, mentre pubblicava sui suoi social un video che lo ritraeva con la tipica cravatta rossa, simbolo di Trump e soprattutto colore del Partito Repubblicano.
C’è chi al Carroccio è convinto che questo appoggio quasi fuori luogo nei confronti di Trump non è nient’altro che una mossa politica e soprattutto elettorale a favore del proprio partito, al punto tale che molti esponenti hanno rivelato che «se vince Trump, al massimo, prenderemo qualche voto in più». Non sono mancate, infatti, le numerose voci a Palazzo Chigi che vedevano la Lega fuori dal Governo, dopo la vittoria repubblicana negli Usa, proprio perché convinti di poter ribaltare il risultato avendo appoggiato il leader vincente.
A via della Scrofa la prendono a ridere: «Salvini fuori dal Governo? Sì, vabbè», e mentre giustamente Meloni preferisce il silenzio, è da Forza Italia che arriva il terremoto più grande. L’appoggio a Trump serve a spostare qualche voto, è vero, ma niente preparerà mai Salvini al suo incubo più grande, ovvero l’eventuale discesa in politica di Pier Silvio Berlusconi. A quel punto, neanche oltreoceano sapranno gestire un tale disastro per il “Capitano”. Per Salvini, però, provare non costa nulla, e crede davvero che questa svolta estremista degli Stati Uniti possa aver cambiato anche il nostro Paese: per lui è iniziata ufficialmente la «lotta all’immigrazione clandestina» e al «politicamente corretto», dimenticandosi forse che gli elettori che hanno votato per Trump, questa volta, avevano tutt’altro da dire, allontanandosi da un Partito Democratico troppo elitario che ha trattato in maniera troppo radicale gli interessi degli americani non solo negli ultimi quattro anni di presidenza, ma addirittura dall’inizio dell’amministrazione Obama. Un Trump, quindi, che simpatizza molto di più per i moderati Meloni e Tajani piuttosto che con l’estremismo populista di Matteo Salvini.
