In Campania sono stati registrati 133 casi di epatite A dall’inizio dell’anno, con un recente incremento nelle ultime settimane. Una situazione che ha spinto la Regione Campania a disporre “un ulteriore rafforzamento delle attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi e delle azioni di prevenzione contro l’epatite A”. L’incremento dei casi, spiega in una nota la Regione, “richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini”. L’intervento regionale coinvolge i Dipartimenti di Prevenzione delle Asl, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la rete tecnico-scientifica attivata dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute, Settore Prevenzione collettiva e Sanità pubblica e veterinaria. L’epatite A, ricorda la nota della Regione Campania, è un’infezione acuta del fegato causata dal virus Hav. Si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto con una persona infetta. Il contagio può avvenire anche prima che compaiano i sintomi, perché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico; il periodo di incubazione varia in genere da 15 a 50 giorni. I sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero; nei bambini l’infezione può anche decorrere senza sintomi evidenti.
Nella trasmissione alimentare, un ruolo importante può essere svolto da alcuni cibi consumati crudi o non sufficientemente cotti, in particolare i molluschi bivalvi, ma anche acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco. I molluschi bivalvi, come cozze, vongole e ostriche, possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate; per questo il consumo crudo o poco cotto rappresenta un rischio che va evitato.
Per proteggersi, la misura più importante è semplice: evitare il consumo di molluschi crudi o appena scottati. Per cozze, vongole e altri molluschi bivalvi, la sola apertura delle valve non deve essere considerata una garanzia sufficiente di sicurezza: la cottura deve proseguire fino a quando il prodotto risulta ben cotto in modo uniforme. In altre parole, non vanno consumati molluschi “appena aperti”, tiepidi o solo parzialmente cotti. È inoltre fondamentale acquistare soltanto da rivenditori autorizzati, verificando etichettatura, provenienza e corrette modalità di conservazione, ed evitare in modo assoluto prodotti di dubbia provenienza o venduti fuori dai canali ufficiali. Per i frutti di bosco, evidenzia ancora la Regione Campania, occorre distinguere tra freschi e surgelati: quelli freschi vanno lavati accuratamente sotto acqua corrente potabile subito prima del consumo, quelli congelati o surgelati, invece, devono essere consumati solo dopo cottura (la raccomandazione riportata dall’Istituto Superiore di Sanità è di portarli a ebollizione a 100° C per almeno 2 minuti. Non devono quindi essere usati crudi per guarnire dolci, yogurt, semifreddi o macedonie).
“Le regole pratiche da seguire ogni giorno sono poche, ma decisive: lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, prima di mangiare, dopo l’uso del bagno, dopo il cambio del pannolino e dopo aver assistito una persona malata; separare alimenti crudi e cotti, usando utensili e taglieri diversi oppure lavandoli accuratamente tra un uso e l’altro; pulire e sanificare piani di lavoro, coltelli, lavelli e superfici dopo la manipolazione di alimenti crudi; lavare bene frutta e verdura da consumare crude sotto acqua corrente; bere solo acqua sicura e non utilizzare acqua di provenienza non controllata per bere, lavare alimenti o preparare ghiaccio; non preparare cibo per altre persone se si hanno sintomi compatibili con epatite o disturbi gastrointestinali, fino a valutazione medica. La Regione Campania ricorda che “la vaccinazione resta la misura più efficace di prevenzione. È particolarmente importante per i contatti di casi di epatite A e per le persone a maggiore rischio. In caso di esposizione recente, la valutazione deve essere tempestiva: la vaccinazione post-esposizione, ed eventualmente le immunoglobuline in situazioni selezionate, sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono somministrate. È fondamentale che chi è stato a stretto contatto con un caso confermato si rivolga subito al proprio medico o ai Servizi di Prevenzione della Asl. Rivolgersi al medico, inoltre, in presenza di sintomi come nausea persistente, forte stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare o colorazione gialla della pelle e degli occhi. Nella maggior parte dei casi la guarigione è completa, ma il decorso può essere più impegnativo negli adulti più anziani e nelle persone con patologie epatiche preesistenti. Informazione corretta, diagnosi precoce, igiene accurata e comportamenti alimentari prudenti sono gli strumenti più efficaci per contenere la diffusione dell’infezione”.
