Medicina

Sanità: cresce la domanda di salute mentale, ma sistema sotto pressione

di Lorenzo Sorrentino
(LaPresse) – Cresce la domanda di salute mentale in Italia e interessa ormai tutte le fasce d’età, ma la risposta del sistema presenta ancora marcate disomogeneità territoriali. A fotografare lo stato dell’arte è l’ultimo Rapporto sulla salute mentale del ministero della Salute. Nel 2024 sono state 845mila le persone assistite dai servizi specialistici, per il 55,9% donne. I tassi relativi ai disturbi schizofrenici, da abuso di sostanze e al ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. Per la depressione il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile.
“I dati confermano ciò che osserviamo quotidianamente nei servizi: la salute mentale è ormai una componente strutturale della domanda di salute. Questo richiede un salto di qualità nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi”, fa notare Guido Di Sciascio, presidente della Società italiana di psichiatria e direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Asl di Bari. Per Antonio Vita, presidente eletto della Sip e ordinario di Psichiatria all’Università di Brescia, “il tema non è solo la quantità di servizi, ma la loro distribuzione e il modo in cui sono organizzati. Le differenze territoriali si traducono in disuguaglianze concrete nell’accesso alle cure e nella qualità dei percorsi assistenziali”. Un altro nodo centrale riguarda la precocità dell’intervento. Intercettare il disagio nelle fasi iniziali è fondamentale per modificare l’evoluzione dei disturbi, ma proprio nelle fasce più giovani si osserva ancora un ritardo nell’accesso ai servizi strutturati. Questo produce un effetto paradossale: aumentano i segnali di disagio, ma la risposta arriva spesso quando la situazione è già complessa.
Non meno rilevante è la questione della sostenibilità. Non si tratta soltanto di risorse economiche, ma anche di personale, organizzazione e modelli operativi. I servizi funzionano spesso su equilibri fragili, che rischiano di non essere più sufficienti in un contesto di crescente complessità clinica e sociale. “In questo scenario – aggiunge Di Sciascio – è necessario superare una visione frammentata della salute mentale e costruire una governance più chiara e condivisa. Servono strumenti di monitoraggio continui e modelli organizzativi più omogenei”. “Garantire equità di accesso alle cure – conclude Vita – significa ridurre queste disuguaglianze e assicurare standard assistenziali omogenei su tutto il territorio. È una sfida che riguarda non solo la psichiatria, ma tutti gli attori che concorrono alla tutela della salute mentale e il sistema sanitario nel suo complesso”.

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