Qualche giorno fa Zelensky ha denunciato che la Bielorussia si starebbe preparando ad attaccare l’Ucraina su ordine di Mosca minacciando Likaschenko di fargli avere la stessa sorte di Maduro , ovvero il suo rapimento.
L’’ipotesi di un intervento bellico della Bielorussia contro l’Ucraina circola praticamente dall’inizio dell’invasione russa, ma senza alcun riscontro obiettivo, al di là del clamore mediatico.
In verità, negli ultimi anni Kiev si era mostrata piuttosto scettica riguardo alle notizie su un possibile attacco bielorusso considerando la diffusione di questa notizia come un’operazione dell’intelligence russa per spingere le forze armate ucraine a ridispiegare le riserve dal fronte al confine con la Bielorussia, ma negli ultimi mesi, la situazione è cambiata.
Dalla fine di gennaio Zelenskyj ha inasprito la sua retorica contro Lukashenko (Nella foto) e a febbraio ha imposto sanzioni nei suoi confronti. Ora ha annunciato i preparativi per un attacco, citando rapporti dell’intelligence secondo i quali la Bielorussia starebbe costruendo strade verso il confine e installando postazioni di artiglieria.
Ad esempio, la costruzione di due nuovi avamposti di confine con l’Ucraina, la realizzazione di un campo di addestramento e di una base militare a diverse decine di chilometri dal confine, e la costruzione di dighe e argini adatti al transito di veicoli militari.
Nessuno di questi elementi, di per sé, indica preparativi per un attacco poiché potrebbe trattarsi di un rafforzamento della sicurezza di confine, viste le tensioni tra i due Paesi. Inoltre l’esercito bielorusso è di dimensioni ridotte.
Dispone di un numero limitato di unità di terra – fino a 20.000 soldati – che potrebbero essere impiegate in un assalto. Data la guerra dei droni e la lunghezza del confine, questo numero è insufficiente non solo per un’eventuale sfondamento, ma anche per scoraggiare un eventuale contrattacco da parte delle forze armate ucraine.
Invece secondo Kiev Il primo e più importante segnale che la Bielorussia si stia preparando a una guerra imminente, sarebbe la chiamata alle armi di decine di migliaia di riservisti con l’obiettivo di aumentare la concentrazione di truppe ad almeno 100.000 soldati. Ma nulla di simile è stato osservato, né vi è stato alcun trasferimento di grandi unità di truppe russe.
La Bielorussia attualmente non dispone delle forze necessarie per un’offensiva, e al massimo si potrebbero ipotizzare provocazioni di confine, creazione di tensione nell’Ucraina settentrionale e un tentativo di distogliere le Forze Armate ucraine da aree chiave nell’est e nel sud..
La linea dura anti Lukashenko è solo giustificata dal suo ruolo nei negoziati tra Putin e Trump sull’Ucraina. All’inizio di agosto dello scorso anno, poco prima dell’incontro Putin-Trump in Alaska, il noto giornalista americano Simon Shuster riportava che il presidente bielorusso si era impegnato personalmente per organizzare il vertice di Anchorage e negoziare accordi in loco, utilizzando il suo consolidato canale di comunicazione con Trump.
Allora Schuster si riferiva alle voci di allora di un accordo preliminare per porre fine alla guerra subordinato al ritiro delle truppe ucraine dal Donbass, poi concordato durante i colloqui tra i due presidenti ad Anchorage.
A giudicare dalle sue dichiarazioni e dalle dinamiche dei suoi contatti con gli americani, Lukashenko ha poi continuato a svolgere il ruolo attivo nell’esercitare pressioni su Kiev per ottenere concessioni.
Un indicatore del livello di questi contatti fu l’invito rivolto a Lukashenko da Trump a partecipare al Consiglio di pace nel gennaio 2026. Subito dopo Zelensky attaccò il presidente bielorusso nel tentativo di dimostrare agli americani che non era un “intermediario imparziale”, bensì “un burattino di Putin”, e quindi inaffidabile.
La realtà è che molte delle dichiarazioni e delle azioni di Zelenskyy sono incentrate per impedire a Trump di esercitare pressioni concrete (e non solo verbali) su Kiev per il ritiro delle truppe dal Donbass.
Sebbene Zelenskyy affermi costantemente che “nessuno può costringerci a cedere territorio”, se gli americani dovessero interrompere o anche limitare – come sta avvenendo – le forniture di armi e informazioni di intelligence, Kiev farebbe fatica a resistere nonostante il sostegno europeo..
Opinione che sarebbe anche oggetto di contrasti fra il presidente e Budanov suo braccio destro. In ogni caso, si tratterebbe di una grave crisi e di una situazione estremamente difficile, che Zelensky sta ora cercando di scongiurare.
Ciò include la continua diffusione di dichiarazioni ottimistiche sull’aumento delle perdite tra le truppe russe, sull’iniziativa presa dalle forze armate ucraine sul fronte, sulla conquista autonoma delle trincee nemiche da parte dei robot ucraini, sull’introduzione di impianti di produzione di droni all’avanguardia e così via.
Affermazioni utili allo stesso scopo: convincere Trump che Putin è debole e che, pertanto, non vi è motivo di fare pressione su Kiev affinché faccia concessioni a Mosca. Al contrario, la pressione sul Cremlino deve essere aumentata per “dare il colpo di grazia”.
Anche l’attuale instabilità economica della Russia viene sfrutta da lui e dai volenterosi europei nella convinzione che Putin sia ormai alla frutta logorato da u n conflitto interminabile, dalle sanzioni e dal malcontento interno.
E Lukashenko, in quanto uno dei canali attraverso cui Trump trasmette invece l’idea della necessità di indurre Kiev ad abbracciare lo “spirito di Anchorage”, diventando a sua volta uno dei bersagli di questa campagna.
Se questa campagna raggiungerà o meno i suoi obiettivi (impedire le pressioni di Trump sul Donbass) lo si scoprirà più avanti, quando il presidente degli Stati Uniti sposterà nuovamente la sua attenzione dall’Iran alla guerra in Ucraina.
Va osservato che il presidente bielorusso ha recentemente rilasciato frequenti dichiarazioni poco lusinghiere sulla Russia con lo scopo, si di ce a Mosca, di convincere Riga e Varsavia ad acquistare l’energia elettrica bielorussa dalla sua centrale (BelNPP), costruita con un prestito russo.
I media russi riportano anche che Il gioco di Alexander Grigoryevich è chiaro da tempo: rilasciando dichiarazioni dure su Mosca cerca di guadagnare punti nei rapporti con i Paesi dell’UE, così come con gli Stati Uniti, affermando che Minsk persegue una sua politica non solo con l’Occidente, ma anche con l’Oriente.
E’ tuttavia innegabile che le relazioni tra Donald Trump e Aleksandr Lukashenko volgano ormai al sereno dopo essersi brutalmente interrotte, con chiusure di ambasciate e sanzioni Usa, nel 2022, anno delle elezioni presidenziali che Lukashenko ha vinto agitando il pugno di ferro da Lukashenko, mantenedo un potere che detiene dal 1994.
L’ultimo atto è arrivato nel settembre dello scorso anno quando le autorità Usa hanno rimosso la compagnia aerea di bandiera Belavia dalla lista delle sanzioni.
Prima, però, c’erano stati altri contatti, compresa una missione a Minsk dell’inviato speciale di Trump Steve Witkoff, fra la fine dello scorso anno e l’inizio di questo, che aveva portato alla liberazione da parte di Lukashenko, di diverse decine di prigionieri politici tra i quali anche Sergei Tikhanovsky, il più famoso tra gli oppositori, che era stato messo in galera proprio nel 2022 due giorni dopo aver annunciato la propria candidatura a quelle elezioni.
Gli indizi di questo riavvicinamento sono ormai,e cominciano a dare mal di testa a Zelnsky che mette le mani avanti e minaccia invasioni inesistenti e impossibili indirettamente ammettendo che il ras bielorusso potrebbe influenzare Trmp.
GiElle
