(LaPresse) – Negli ospedali pubblici mancano sempre più ortopedici: a lanciare l’allarme è Marco Mugnaini, presidente di Otodi, la società scientifica degli ortopedici e traumatologi ospedalieri, e primario del reparto di Ortopedia e traumatologia dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze. Il nodo principale è rappresentato dalla crescente difficoltà ad attrarre i giovani specialisti verso il Servizio sanitario nazionale. “Facciamo fatica a reperire ortopedici per gli ospedali, perché oggi il lavoro ospedaliero non è più attrattivo per i giovani”, dice a LaSalute di LaPresse il presidente Mugnaini. Oggi infatti “chi vuole fare il chirurgo ortopedico tende a preferire il privato convenzionato: opera di più, guadagna molto di più e non deve sostenere tutto il carico assistenziale e burocratico che invece c’è negli ospedali”, sottolinea Mugnaini.
Le conseguenze sono già evidenti nelle procedure di reclutamento. “Il problema è comune a molti ospedali italiani. Sempre più spesso i concorsi vanno deserti perché i giovani non partecipano. Per coprire i posti siamo costretti ad assumere gli specializzandi con la legge Calabria”. A pesare in modo specifico, secondo Otodi, è il gap retributivo tra pubblico e privato convenzionato. “C’è una disparità di trattamento economico evidente. Due chirurghi possono fare lo stesso percorso formativo e lavorare, di fatto, per lo stesso datore di lavoro pubblico, ma essere retribuiti in modo completamente diverso”, fa notare Mugnaini. “Può capitare che noi ospedalieri andiamo a operare in una struttura privata convenzionata perché in ospedale mancano sale operatorie o posti letto. L’attività viene finanziata con risorse pubbliche, ma noi veniamo pagati come se fossimo rimasti in ospedale. Non è una rivendicazione sindacale: è una questione di buon senso”, aggiunge.
Da qui la riflessione sul sistema del privato accreditato. “Il punto è che il privato convenzionato lavora con risorse pubbliche. Se il datore di lavoro, in ultima analisi, è lo stesso, è difficile spiegare perché due professionisti vengano trattati in modo così diverso”. E se “un giovane vede che nella sala operatoria accanto un collega, con lo stesso percorso professionale, in un giorno guadagna quello che lui guadagna in un mese, è evidente che c’è un problema”, dice ancora il presidente di Otodi. Il risultato, osserva, è un circolo vizioso che penalizza gli ospedali. “Prendiamo i giovani, li formiamo, investiamo sulla loro crescita professionale. Restano con noi durante la specializzazione e nei primi anni di attività, ma quando diventano autonomi dal punto di vista chirurgico, quelli più preparati finiscono spesso per trasferirsi nel privato convenzionato”. Accanto all’emergenza attuale, Mugnaini invita infine a guardare anche al futuro. “Dopo la pandemia è stato aumentato in modo molto consistente il numero delle borse di specializzazione e rischiamo di trovarci, nei prossimi anni, con un numero di ortopedici superiore alle possibilità di assorbimento del sistema. Oggi il problema è la carenza negli ospedali, domani potrebbe essere quello di collocare tutti gli specialisti che si formeranno”.
Lorenzo Sorrentino
