di Marco Palombi (*)
Oggi facciamo un esercizio, vi va?
Come tutti sappiamo, l’Iran ha votato per il blocco dello Stretto di Hormuz. Ma chi ci perde, e chi ci guadagna da un blocco di questo tipo?
Lo Stretto di Hormuz è il principale choke-point energetico mondiale: nel 2024 sono transitati ogni giorno 21,2 milioni di barili di petrolio greggio e prodotti raffinati (pari al 21% della domanda globale) e 80,7 miliardi di metri cubi di GNL (circa il 27% dei flussi mondiali di GNL via nave) (IEA, 2024; EIA, 2024). L’Europa, dopo la crisi ucraina, dipende per circa il 46% del GNL importato dagli Stati Uniti, la Cina importa dallo stretto circa 3,5 milioni di barili/giorno di greggio (45% dell’import marittimo cinese), mentre il 65–70% delle esportazioni totali del Golfo Persico passano per Hormuz (McKinsey, 2024; Consilium, 2024).
- Numeri chiave dello Stretto di Hormuz
- Transito energetico:
- Petrolio: 21,2 milioni bbl/giorno (2024, EIA)
- GNL: 80,7 miliardi m³/anno, ovvero 220 milioni m³/giorno (IEA)
- Quota mondiale: 21% petrolio, 27% GNL
- Valore economico: oltre 1 miliardo di dollari al giorno in valore di carichi energetici (EIA, 2024)
- Flussi principali:
- Cina: 3,5 milioni bbl/giorno (≈45% import energetico via mare)
- India: 2,6 milioni bbl/giorno
- UE: ≈1,7 milioni bbl/giorno (compresi prodotti raffinati)
- GNL USA verso UE: 78 miliardi m³/anno (pari al 46% del GNL totale UE nel 2024) (Consilium, 2024; EC, 2024)
- Traffico commerciale: oltre 20.000 navi/anno
- Dipendenza energetica dell’Europa post-crisi ucraina
- Quota di GNL dagli USA:
- 2021: 23% delle importazioni UE
- 2024: 46% (78 miliardi m³/anno su 169 totali; dati EC, McKinsey)
- Quota residua da Russia (via pipeline): scesa dal 42% (2021) al 12% (2024)
- Quota medio-orientale (Qatar, Emirati, Oman): ≈18% del GNL UE, tutto via Hormuz
- Stoccaggi UE: Capacità massima teorica ≈116 miliardi m³ (riempimento medio 72% a giugno 2025) (EC, 2024)
- Consumo giornaliero UE estate/inverno: 600–1.500 milioni m³/giorno (McKinsey, 2024)
- Impatto di uno scenario di blocco totale
- Prezzo petrolio:
- Pre-crisi: 82 $/bbl (giugno 2025)
- 1° giorno di chiusura: +15–20%, fino a 100 $/bbl
- 1 settimana: 130–150 $/bbl (Oxford Economics, 2025; Bloomberg consensus)
- Prezzo GNL spot UE:
- Attuale: 32–35 $/MMBtu (giugno 2025, ICE Rotterdam)
- Scenario blocco: fino a 60–80 $/MMBtu in caso di interruzione di oltre 7 giorni (Goldman Sachs, 2025)
- Costi assicurativi tanker:
- +80% su base settimanale già dal 14 giugno 2025 (Reuters, 2025)
- Premio di rischio Brent:
- +2,5–3 $/bbl nelle quotazioni future già in corso al 22 giugno 2025 (WSJ, 2025)
- Perdita di capacità energetica UE:
- Petrolio: rischio carenza di 1,5–1,8 milioni bbl/giorno (pari al 13–15% fabbisogno totale)
- GNL: rischio deficit di 44–53 milioni m³/giorno (9–13% consumo estivo)
- Conseguenze per Cina e resilienza energetica
- Quota petrolio import via Hormuz:
- 2024: 3,5 milioni bbl/giorno (45% totale import marittimo cinese)
- Import Russia (via ESPO, pipeline Power of Siberia):
- 2,3 milioni bbl/giorno da Russia via terra
- Power of Siberia pipeline: 22 miliardi m³/anno (≈60 milioni m³/giorno gas)
- Riserve strategiche petrolio:
- Cina: ≈1,1 miliardi barili (copertura oltre 90 giorni import)
- Fleet ombra iraniana (“ghost fleet”):
- Fino a 300 navi VLCC (Very Large Crude Carrier) dedicate a export off-the-books verso Cina/Asia (Trends Research, 2025)
- Conseguenze per Europa
- Shock su industria:
- Industria chimica, acciaio, cemento e fertilizzanti UE dipendenti da energia “pronta” e a basso costo.
- Il blocco totale implicherebbe fermate produttive a catena: stime McKinsey 2024: -0,9% PIL UE nel trimestre successivo a blocco prolungato.
- Dipendenza da USA:
- Forniture USA potrebbero coprire max 60% del deficit immediato, ma a prezzi maggiorati e con condizionalità geopolitiche (es. supporto militare/politico alle strategie USA).
- Stoccaggi insufficienti per copertura superiore a 2–4 settimane senza forti razionamenti.
- Conseguenze per gli Stati Uniti
- Vantaggio geopolitico:
- Rafforzamento egemonia su Europa, che diventerebbe totalmente dipendente dagli USA per la sopravvivenza, leveraging sulle forniture (prezzi e condizioni), aumento quote di export GNL (già passate da 22 a 78 mld m³/anno verso UE dal 2021 al 2024).
- Rischio escalation militare:
- Impegno a garantire sicurezza marittima (IMSC, EMASoH, Quinta Flotta Bahrain, oltre 40 navi e 10.000 militari USA direttamente impiegati in operazioni di pattugliamento nel Golfo).
- Tabella di sintesi – Flussi, quote e impatti stimati
| Area | Petrolio via Hormuz (milioni bbl/g) | GNL via Hormuz (mld m³/anno) | Dipendenza (%) | Scorta strategica (giorni) | Impatto blocco | Alternativa principale |
| UE | 1,7 | 34 | 13-15 | 35–45 | Altissima | GNL USA, razionamento |
| Cina | 3,5 | 24 | 45 | 90+ | Media | Pipeline Russia, riserve, ghost fleet |
| India | 2,6 | 8 | 60+ | 45–60 | Altissima | Diversificazione limitata |
| USA | – | – | – | 60–70 | Guadagno strategico | Export GNL e oil, leverage politico |
- Scenari con stime quantitative
- Scenario 1 (Blocco totale):
- Brent 130–150 $/bbl, GNL spot 60–80 $/MMBtu
- PIL UE -0,9% nel trimestre (McKinsey), inflazione extra +2,2% annua
- Cina: crescita rallentata -0,4% PIL, prezzi domestici carburanti +13–17%
- Scenario 2 (Disruption selettiva):
- Brent 100–110 $/bbl, GNL spot 40–50 $/MMBtu
- PIL UE -0,4%, inflazione +1,1%
- Cina: impatto limitato su produzione industriale (-0,1% trimestrale)
- Scenario 3 (Ripristino forzoso):
- Brent 95–105 $/bbl, ripresa graduale flussi entro 2 settimane
- PIL UE invariato a -0,2%; Cina invarianza sostanziale
L’attrattore sistemico rappresentato dallo Stretto di Hormuz conferma la vulnerabilità asimmetrica dell’Europa, il rafforzamento egemonico statunitense e la resilienza cinese fondata su diversificazione infrastrutturale, ghost fleet e partnership russo-asiatiche.
I dati convergono: qualsiasi interruzione superiore a 10 giorni provocherebbe squilibri strutturali nei prezzi globali, nella produzione industriale europea e nella diplomazia energetica. In questa cornice, il blocco di Hormuz diventa non solo vettore di crisi, ma anche leva di ristrutturazione dei rapporti di potere fra grandi blocchi. Con la definitiva uscita dal gioco geopolitico dell’Europa.
Solo strategie di decoupling reale o una transizione accelerata verso energia alternativa potranno modificare l’attrattore di lungo periodo.
(*) Economista
Nella foto lo Stretto di Ormuz
