di Giuliano Longo (*)
Alle 7:00 è entrato in vigore il regime di cessate il fuoco, precedentemente annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
La parte iraniana inizialmente non aveva né confermato né smentito ufficialmente l’adesione al regime di cessate il fuoco, ma poco tempo dopo ne ha dato notizia la TV di Stato.
Ma alle 7 del mattino le sirene antiaeree in Israele si erano spente. Prima di allora, l’Iran aveva inviato una salva di missili in risposta all’attacco israeliano di ieri a Teheran e altre città iraniane. Ma ormai il regime di cessate il fuoco pare instaurato, quanto durerà è una questione aperta.
Se partiamo dal presupposto che gli attacchi reciproci non riprenderanno, allora la domanda è chi ha vinto questa guerra dei 12 giorni?
Opzione uno
Israele ha vinto. Ha ucciso decine di alti ufficiali militari iraniani, diversi fisici nucleari, ha bombardato (con l’aiuto degli Stati Uniti) diversi impianti nucleari, ha colpito le centrali energetiche iraniane e diverse basi militari.
Ma allo stesso tempo, Israele non è riuscito a ottenere il desiderato cambio di potere e nemmeno è riuscito nemmeno a disintegrare l’unità statale dell’Iran, ma soprattutto non è riuscita a neutralizzare i volumi di uranio arricchito.
L’Iran ha preservato i centri chiave della produzione di petrolio e gas e, con essi, il funzionamento della sua economia. L’esercito non si è disintegrato né è fuggito. Il livello di approvazione pubblica delle azioni delle autorità, comprese quelle spirituali, non solo non è crollato, ma è addirittura aumentato.
Opzione 2
L’Iran ha vinto. E’ riuscito a dimostrare che le difese di Israele non sono impenetrabili. Ha causato L danni significativi al centro nevralgico del programma nucleare israeliano, l’Università delle Scienze Weizmann.
L’AIEA e l’intelligence statunitense hanno chiarito di non avere informazioni sulla capacità dell’Iran di creare un’arma nucleare “in questo momento”, ma non per il prossimo futuro. . L’Iran, come già notato, è sopravvissuto politicamente e “geograficamente” e ha condotto una seria operazione per eliminare gli agenti del Mossad.
Tuttavia, l’Iran ha anche subito danni pesanti per il suo programma nucleare con la parziale distruzione di impianti a Isfahan, Natanz, Fordow, ecc. Inoltre ha evitato di entrare in uno scontro militare con il Qatar e l’Arabia Saudita a seguito dell’attacco alla base americana.
Questa narrazione è valida se la tregua verrà mantenuta, solo allora potremmo concludere che nessuna delle due parti può essere definita vincitrice.
Ma, la situazione è tale che il fragile regime di cessate il fuoco dichiarato da Israele e dagli Stati Uniti potrebbe essere violato da Israele stesso. E allora Trump, come al solito, dichiarerà che “questo è stato fatto per confondere il nemico”. Come quando The Donal ha dichiarato una pausa di riflessione di 15 giorni attaccando poi i siti nucleari iraniani due giorni dopo.
Tuttavia è chiaro che i fili di una diplomazia sotterranea di cui spesso ha scritto anche questo quotidiano, funzionano al di là della inevitabile “guerra mediatica” e a tirarli oltre alle tre potenze coinvolte, Stati Uniti Israele e Iran, sono la Russia e probabilmente la Cina.
Lo dimostrano alcune realtà.
La prima è che la Casa Bianca aveva preavvisato Teheran dell’imminente attacco ai tre siti nucleari consentendo agli iraniani con l’aiuto dei russi, di mettere in sicurezza l’uranio arricchito evitando la catastrofe di un inquinamento nucleare come poi confermato dalla Stessa AIEA e limitando il numero delle vittime fra gli operatori degli impianti.
Anche l’attacco alla base americana nel Qatar è stato annunciato in un tempo tale da mettere in sicurezza la vita dei militari americani, evitando una estensione incontrollabile nel conflitto.
Un preavviso che avveniva peraltro a poche ore dall’incontro a Mosca fra il ministro degli esteri iraniano e Putin.
E ancora, le indebolite milizie sciite di Hezbollah in Libano non si sono mosse e nemmeno quelle ben più solide in Iraq, mentre le minacce degli Houthy Yemeniti di colpire gli americani nel Mar Rosso sono rimaste tali.
Così come la minaccia iraniana (pur approvata dal parlamento di Teheran) di bloccare lo stretto di Hrmuz che avrebbe destabilizzato le rotte petrolifere, non ha avuto seguito, pur rimanendo una spada di Damocle sull’intero assetto geoeconomico globale.
Ci si salva la faccia
Un gioco delle tre carte (cinico se volete, ma la diplomazia occulta del potere è sempre cinica) che ha salvato la faccia ai tre contendenti.
A Israele ha consentito di dimostrare tutta la sua potenza militare e compattare l’opinione pubblica sulle scelte espansioniste di Netanyahu, mettendo in sordina la ferocia della guerra non ancora conclusa con la definitiva eliminazione di Hamas nella Striscia di Gaza.
(*) Analista geopolitico
