Esteri

“Se questo esce, sono morta”: Miriam Adelson e le rivelazioni esplosive dei Bibi Files di Tucker Carlson

I Bibi Files: il documentario vietato che Tucker Carlson ha reso virale (e che Netanyahu voleva nascondere).

di Roberto Vivaldelli (*)

 

Nelle ultime ore, il documentario The Bibi Files di Tucker Carlson è diventato virale sui social media, generando un dibattito acceso sul vero volto del potere di Benjamin Netanyahu. Si tratta di una versione aggiornata e resa accessibile al grande pubblico del film prodotto nel 2024 da Alex Gibney e diretto da Alexis Bloom. Il sito web dell’ex volto di Fox News, Tucker Carlson Network (Tcn), lo ha reso disponibile in streaming e alcuni spezzoni significativi del documentario si sono rapidamente diffusi su X. Il film è vietato in Israele, dove Netanyahu ha tentato di bloccarlo in tribunale invocando motivi di privacy sulle prove di un processo ancora in corso. Carlson lo presenta proprio come quel materiale che «il pubblico non doveva vedere».

 

Il documentario si basa su oltre 1.000 ore di filmati inediti degli interrogatori della polizia israeliana a Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair e ad altri coinvolti nei casi di corruzione noti come Casi 1000, 2000, 3000 e 4000. Include testimonianze di insider, ex collaboratori e importanti benefattori. Tucker Carlson ha accompagnato il lancio con un messaggio diretto e senza giri di parole: «Mentre gli Stati Uniti vengono trascinati in un’altra guerra straniera, vale la pena conoscere l’uomo che ci ha costretto a entrarci». Un affondo durissimo, mentre l’opinione pubblica americana si dichiara apertamente contraria alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran.

 

Le accuse che emergono dal documentario

Il film non si limita a ripercorrere le inchieste giudiziarie che vedono coinvolto Netanyahu. Carlson le contestualizza, raccontando come Netanyahu stia utilizzando i conflitti in corso (Gaza, Libano, Iran) per rimanere al potere ed evitare un processo che potrebbe concludersi con una condanna a diversi anni di carcere. Secondo i Bibi Files, Netanyahu avrebbe facilitato o quantomeno tollerato l’ingresso di ingenti somme di denaro dal Qatar a Hamas — fino a 35 milioni di dollari al mese, spesso trasportati in valigie di contanti. L’obiettivo? Mantenere Gaza divisa dal resto dei palestinesi e impedire un fronte unito contro Israele. Negli interrogatori compaiono frasi attribuite allo stesso premier come “li imbroglio, li induco in errore, mento e poi li colpisco”. Carlson sottolinea che per anni il pubblico è stato ingannato sul reale rapporto tra Bibi e Hamas.

 

Il video di Miriam Adelson fa il giro del Web

Se gli interrogatori di Netanyahu hanno attirato attenzione, due clip che coinvolgono Miriam e Sheldon Adelson sono diventate il vero fenomeno virale.Miriam e Sheldon Adelson erano (e Miriam resta) una delle coppie di miliardari più influenti nel sostegno alle cause repubblicane. Sheldon, fondatore di Las Vegas Sands, è scomparso nel 2021. Miriam, ancora attiva, ha un patrimonio stimato intorno ai 34,6 miliardi di dollari.

In uno dei video più discussi, Sheldon Adelson dichiara

apertamente: «Penso che il Paese di Israele starebbe meglio se lei [Sara] non mettesse il naso nella politica di lui [Bibi]. È molto intransigente — devo essere onesto con voi il più possibile. Non credo che continuerò l’amicizia con loro». Le parole sono chiaramente riferite a Sara Netanyahu. Emergono inoltre dettagli su regali di lusso (sigari cubani costosi, gioielli), favori mediatici e una relazione di scambio tra sostegno finanziario e influenza politica. In un altro passaggio, Miriam Adelson appare preoccupata: «Se questo esce, sono morta».

 

Miriam Adelson non è un personaggio qualunque, negli Usa. È la più influente e ricca donatrice filo-israeliana che ha sostenuto con ingenti somme entrambe le campagne presidenziali di Donald Trump, proprietaria del giornale Israel Hayom nonché “mente” dietro la repressione dei pro-dal nelle università americane. Come ha dichiarato una volta Trump durante un evento pubblico, Miriam Adelson «non si sa se si sente più israeliana o americana…».

 

Per Benjamin Netanyahu e per tutta la lobby pro-Israele negli Stati Uniti la pubblicazione dei Bibi Files rappresenta una sconfitta significativa nella guerra dell’informazione che lo stesso premier israeliano aveva avviato con determinazione fin dai primi giorni del conflitto. Quel famoso “ottavo fronte” che riguarda il sostegno dell’opinione pubblica americana alla politica estera di Tel Aviv, sempre più impopolare da Gaza in poi.

 

(*) InsideOver

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