di Mario De Biase
I deprecabili fatti di Torino portano ancora una volta alla ribalta l’annoso e falso dilemma: piu’ sicurezza in cambio di meno democrazia?
La devastazione che ha interessato la città è vergognosa. E ricorda le peggiori manifestazioni degli anni 70, 80 e 90 quando fra i pacifici dimostranti si infiltravano delinquenti di destra e di sinistra, black blok e malavita, soltanto per creare disordini e delegittimare le ragioni della protesta. Semplicemente personaggi insulsi, adusi a vivere al limite delle leggi che non rispettavano mai.
Per converso, ci si chiede come mai migliaia di cittadini per bene non riescano ad isolare poche centinaia di facinorosi. Sono forse parte di quell’area grigia (come qualche giorno fa diceva Il Procuratore generale di Torino) che preferisce non intervenire e “lasciar fare”?
Non dimentichiamo che il terrorismo ebbe vita facile, grazie alle centinaia di cittadini ignavi il cui motto era: “nè con le BR, nè con lo Stato”. La classe operaia di allora prese coscienza della sua pericolosità soltanto quando fu ammazzato Guido Rossa (operaio dell’Italsider di Genova) e quando si rese conto che le trame nere miravano a sovvertire l’ordine democratico.
Forse anche oggi -come allora- il collante che unisce la società sta venendo meno: vi è un desiderio di riflusso e di uomini “forti” inimmaginabile,per cui molti sono disposti a tollerare meno democrazia pur di avere “ordine e disciplina”. Non dimentichiamo la storia: le stesse situazioni negli anni venti del novecento portarono al potere il fascismo !
Una classe politica avveduta e lungimirante, non cede alle pulsioni della piazza e non legifera sull’onda dell’emotività. La DC, dopo il sequestro Moro, non adottò leggi speciali nonostante alcuni uomini politici, di provata fede democratica, chiedevano la “pena di morte”. Una classe politica avveduta e lungimirante si prende cura delle persone e non crea l’illusione che la sicurezza si ottiene limitando i diritti. Non sbraita né indulge al vittimismo o al cospirazionismo. Al contrario, investe in cultura, lavoro, sanità; Non non crea divisioni e non alimenta il catastrofismo, ma cerca in tutti i modi di tutelare il dissenso e la libera espressione delle opinioni e del pensiero altrui.
