Politica

Sicurezza, il sì della Camera a un Decreto che va cambiato

Il governo ha incassato la fiducia della Camera posta sul decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell’Interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale. I sì sono stati 203, i no 117 e gli astenuti 3. L’approvazione definitiva è attesa per venerdì mattina. Per rispondere alle preoccupazioni del Quirinale “Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione”, ha detto ieri Piantedosi. Sulla stessa linea anche la premier Giorgia Meloni: “Trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma, ma la norma rimane perché è una norma di assoluto buon senso”.

DL SICUREZZA. NORDIO: NESSUN PASSO INDIETRO, È RIMODULAZIONE

Sul decreto Sicurezza e la norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri volontari “nessun problema, si risolverà a brevissimo. Non è un passo indietro ma una rimodulazione”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio intervenendo alla presentazione del libro ‘Liberale è – Predicare inutilmente’ del presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto.

LE PRECISAZIONI DI PIANTEDOSI

“Il governo attribuisce una chiara priorità a questo provvedimento”. Lo aveva detto il ministro dell’interno Matteo Piantedosi in aula alla Camera sul dl sicurezza. “Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione. Ci sono state molte discussioni sul tema dei rimpatri volontari. Tengo a precisare davanti a questa Assemblea parlamentare che tale istituto non rappresenta certo un’invenzione di questo Governo. I rimpatri volontari assistiti sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali. Questi programmi non sono ispirati solo dall’idea di regolamentare un fenomeno, ma assolvono anche una funzione etica, perché consentono al migrante che ne faccia richiesta di essere assistito per poter fare rientro volontario in sicurezza nel suo Paese di origine con la garanzia di un supporto economico e sostenuto da misure per il reinserimento sociale e lavorativo”, argomenta il titolare del Viminale che ricorda come “la stessa Commissione europea ne ha incoraggiato e sostenuto in modo crescente la loro attuazione nella comunicazione sulla strategia dell’Unione europea sui rimpatri volontari del 27 aprile 2021. La stessa Commissione rilevava come i rimpatri rappresentano una componente essenziale di un sistema globale ed integrato della gestione dell’immigrazione. Tanto per essere chiari, sono l’alternativa, come sostiene anche l’Europa, ai rimpatri forzosi che si effettuano soprattutto attraverso il previo trattenimento nei CPR, centri pure tanto avversati da alcuni partiti dell’opposizione”.

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