di Wladymiro Wysocki (*)
Veneto, Campania, Lazio quattro regioni accomunati dalla medesima fatale sorte delle vittime del lavoro.
Un operaio con esperienza trentennale risucchiato da un macchinario, un operaio morto a seguito della caduta da una impalcatura di un edificio in ristrutturazione, l’altro folgorato da una scarica elettrica dipendente di una ditta di manutenzioni.
Il primo incidente è avvenuto verso le ore 7 del mattino alla Aristoncavi a Vicenza, azienda leader nel settore dei cavi, dove a perdere la vita è stato Raffaele Galano, 58 anni, che dalle prime ricostruzioni della dinamica sembra aver perso l’equilibrio cadendo in prossimità del macchinario.
Cadendo un braccio sarebbe finito dentro gli ingranaggi del macchinario che lo avrebbero risucchiato senza lasciare scampo all’uomo.
Il secondo dramma si è consumato nella regione Campania, a Frattamaggiore in provincia di Napoli.
L’operaio edile che stava lavorando alla ristrutturazione della facciata di un edificio cadendo dal ponteggio posizionato all’interno del cortile privato perde la vita sul colpo.
La terza vittima, e terzo episodio drammatico della giornata, è a Frosinone provincia della regione Lazio.
L’uomo di 47 anni, dipendente di una azienda di manutenzioni è morto a causa di una importante scarica elettrica mentre stava lavorando a un impianto fotovoltaico nella sostituzione di alcuni pannelli.
A questa scia di sangue segue il comunicato Inail degli open data dei dati infortunistici e malattie professionali relativi ai primi tre mesi dell’anno che purtroppo faticano a restare aggiornati.
Numeri spaventosi se si pensa che nel solo primo trimestre sono state registrate 210 morti, un bollettino di guerra senza fine.
Il bollettino riporta 142.843 denunce di infortunio, delle quali sono 122.157 in occasione di lavoro e 20.686 in itinere, mentre le malattie professionali sono 24.419.
Quello che ancora una volta cattura l’attenzione, oltre al dramma generale della situazione nel lavoro sotto il profilo della prevenzione e sicurezza, è il mondo degli studenti.
Secondo la banca dati Inail al mese di marzo 2025 si sono registrati, per gli studenti, 25.797 infortuni con un aumento del 1,9% ( 25.322) del 2024 in riferimento allo stresso periodo dei primi tre mesi.
Ben il 18,1% del totale delle denunce registrate dall’ Inail sono occorsi agli studenti e tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15 mentre un quarto dai 15 anni a salire.
Dati impressionanti ai quali sono si riesce mettere un tampone e fermare questa emorragia.
La classificazione del podio delle prime tre malattie professionali, ormai fisso da anni, restano le malattie osteo-muscolare e del tessuto connettivo, il sistema nervoso e dell’orecchio.
Seguono le patologie tumorali e quelle del sistema respiratorio.
Il Primo Maggio con le sue manifestazioni e concerti si è concluso da poco e il Governo ha dichiarato l’arrivo di un provvedimento con un stanziamento di 1,2 miliardi di euro finalizzati alla prevenzione e sicurezza sul lavoro e probabilmente con l’assunzione di nuovi ispettori.
Nuovi ispettori che stiamo attendendo da mesi e mesi, ma come disse Erich Maria Remarque “niente di nuovo sul fronte occidentale”, così per noi niente di nuovo sul campo della prevenzione.
Leggi, provvedimenti, manifestazioni, indignazioni, appelli sembra tutto essere risucchiato in un buco nero cosmico: di lavoro si continua a morire.
Questa è la cruda realtà.
La prevenzione e la sicurezza sul lavoro continuano troppo spesso ad essere ignorate.
Aumento dell’8% delle denunce sul lavoro, questo è quello che l’Inail ci mostra, dove la patente a crediti e tutti i provvedimenti o proclami vengono svaniti nel nulla perdendo la loro efficacia.
È più che evidente che qualcosa non funzioni.
Ogni giorno, impotenti, stiamo facendo la conta di coloro che escono la mattina per lavorare e non rientrano a casa oppure, semmai rientrino, con gravissime ripercussioni alla salute psico-fisica.
Formazione, una bandiera che tutti sbandierano nelle piazze ma che di fatto resta per la maggiore sulla carta e quando erogata è troppo generica e poco finalizzata alla vera necessità pratica del lavoratore.
Le morti, gli incidenti e le malattie professionali sono sempre le stesse con le stesse dinamiche.
E allora cosa manca, esiste veramente una volontà decisa e forte nel determinare un cambiamento radicale.
La prevenzione e sicurezza sul posto di lavoro è ormai una “normalità” di una situazione inaccettabile dove le risultanti sono le morti o gli invalidi, persone sopravvissute ma testimoni viventi con i segni del lavoro testimoni di una insicurezza generalizzata.
Prevenzione, formazione, partecipazione, cultura della sicurezza e potrei continuare in tanti concetti e slogan detti e ridetti dei quali ben poco o niente viene poi trasformato in fare.
Mettere al primo punto dell’agenda di Governo un piano nazionale con una Procura nazionale speciale totalmente dedicata perché il Ministero del Lavoro è in evidente appesantimento dei lavori che con grande difficoltà riesce a stare al passo.
Con grande sforzo si è arrivati all’istituzione della patente a crediti per il settore cantieristico, poi da estendere a tutti i settori, ma si è incagliata in qualche ostacolo burocratico poiché non si è dato più seguito in tanto altro che era previsto.
Parliamo di atteggiamenti virtuosi, di miglioramento continuo dell’intero sistema prevenzionistico aziendale ma tutto è troppo discontinuo e si aspettano ricorrenze o tragedie nazionali per accendere qualche riflettore.
Intanto il contatore delle vittime, degli infortuni e delle malattie professionali continua a scorrere, poi che dietro a ogni numero ci sono persone e famiglie tutto viene superato al grido di dignità per un lavoro sano e sicuro nel rispetto della persona.
Amara consolazione.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
