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Siria, al-Golani ha davvero rinunciato al  suo passato Qaedista?

di Giuliano Longo

In un passato non troppo lontano, il leader ribelle siriano Abu Mohammed al-Golani (nella foto ripreso oggi a Damasco è lontano anni luce da quello che marcia insieme e per le milizie Qaediste) sfoggiava una lunga barba, indossava un turbante tipico dei jihadisti, mentre a oggi sfoggia uniformi verdi alla Zelenskyy o blazer e pantaloni cinesi con barba  ben curata. Di recente ha persino abbandonato il suo nome di battaglia ed è tornato a usare il suo vero nome, Ahmed Hussein al-Shar’a.

Ma quanto è convincente il suo restyling? I siriani dovrebbero preoccuparsi dell’ex studente di medicina che ha giurato fedeltà ad al Qaeda, combattendo gli occidentali e oggi pronto a sostituire il dittatore Assad?

Queste le domande che circolano nelle cancellerie occidentali. Francia e Germania  hanno prontamente accettato di collaborare con i gruppi di opposizione, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna stanno ancora valutando se rimuovere la formazione islamista insorta Hayat Tahrir al-Sham (HTS), guidata da al-Golani, dall’elenco delle organizzazioni terroristiche.

Certo non è facile pensare che l’HTS abbia pianificato per la Siria uno stato inclusivo e democratico che abbracci la diversità del paese, le sue sette religiose e le minoranze etniche, tra cui cristiani, alawiti, drusi e curdi.

Una maschera di maturità democratica?

Il 42enne al-Golani ha fatto tutti i passii giusti per cercare di calmare le paure, ad esempio con la sua “provvidenziale” sua intervista alla CNN, nel corso della quale  ha cercato di prendere le distanze dal suo passato estremista, dai suoi legami dal famigerato  Abu Musab al-Zarqawi di al Qaeda e dall’ emiro dello Stato islamico (IS) Abu Bakr al-Baghdadi, non accennando nemmeno alla sua esperienza di guerra in Iraq dove è stato incarcerato.

 

Ha insistito sul fatto che le minoranze non hanno nulla da temere, sostenendo che le violazioni dei diritti da parte di HTS durante i suoi 8anni di governo a Idlib, sono da attribuire a “certi individui durante i periodi di caos, ma abbiamo affrontato questi problemi“, ma che “nessuno ha il diritto di cancellare un altro gruppo. Queste sette hanno coesistito in questa regione per centinaia di anni e nessuno ha il diritto di eliminarle“.

Tutto bene allora, gli ideali della democrazia hanno trionfato ancora una volta? Eppure ci sono dei segnali non del tutto rassicuranti, intanto perché di  al-Golani, si sa ben poco (come di Osama Bin Laden all’inizio della sua carriera), non solo dove si ignora dove  è nato, ma soprattutto  quanti americani e arabi abbia ucciso come comandante di al Qaeda.

Proclami di orgoglio da una storica moschea araba

La scelta del suo discorso dalla venerata moschea degli Omayyadi di Damasco  non è passata inosservata. Avrebbe potuto scegliere una sede laica, ma non l’ha fatto.

Parlando della ” diffusione del settarismo” si è riferito esclusivamente , agli sciiti e all’Iran. Inoltre, per l’occasione “storica”non ha parlato di moderazione, inclusività come con la CNN, ma ha toccato note di trionfalismo sunnita. “Questa vittoria, fratelli miei, è una vittoria per l’intera nazione islamica. Questa vittoria nasce dalle persone che hanno languito in prigione, e i mujahideen (combattenti per la causa di Allah))hanno spezzato le loro catene”.

I suoi mujaheddin , inoltre, hanno poco in comune con le personalità più laiche e moderate degli oppositori di Assad, molti dei quali earno in galera o giustiziati. In fondo anche Assad, prima della guerra civile, era visto come un buon partner dell’Occidente, nonostante rappresentasse aolo il 10% di alawiti nel mosaico complicato delle etnie siriane. In fondo lo era stato anche Saddam in Iraq, a modo suo Gheddafi in Libia.

Ma la storia dimostra che i leader militari quando prendono il potere non lo mollano tanto facilmente soprattutto, come nel caso di Al-Golani l’Occidente si precipita a riconoscerne il potere in quel mosaico rissoso che è la Siria, che di democrazia ha ben poca esperienza.

 

Al Golani un Houdini delle alleanze

I moderati siriani pro-democrazia non riescono ancora a scrollarsi di dosso il ricordo di quando al-Golani salì alla ribalta per la prima volta nella caotica Siria settentrionale dilaniata dalla guerra, quando era stato inviato a fondare Jabhat al-Nusra, una branca siriana di al Qaeda.

Il suo gruppo inizialmente mantenne un’alleanza con l’IS di al-Baghdadie cercò di risolvere le controversie tramite mediazione. Ma si allontanò sempre di più dall’ideologia del jihad transnazionale e iniziò a inquadrare la sua lotta più come una lotta nazionalista islamista.

Al-Nusra e ISS successivamente iniziarono a farsi la guerra per la  supremazia, con  omicidi, attentati e rappresaglie. Tra le alleanze incerte e i conflitti fra i gruppi ribelli contrari sia all’ISS, comincia a farsi strada l’idea che al-Nusra sia una sorta di forza moderata. Per queste fazioni ribelli, l’ideologia jihadista di al-Nusra era secondaria alla lotta contro Assad, e al-Golani  si dimostra una buona guida militare e governa con il pugno di ferro Idlib dopo averla conquistata nel 2015 conquista una certa egemonia fra le varie fazioni anti-Assad.

In una dichiarazione del 2014, al-Golani  avvertì i civili americani ed europei: “I vostri leader non pagheranno da soli il prezzo della guerra, pagherete il prezzo più alto“. A se gli attacchi aerei in Siria non cesserannono e l’America non si ritirirerà dal Medio Oriente, al-Qaeda “sposterà la battaglia nelle vostre stesse case”.Ma si sa che dificilmente si sputa nel piatto dove oggi si mangia.

Nel 2016, al-Golani taglia i legami con al Qaeda e ha rinomina il suo gruppo Jabhat Fateh al-Sham, Syria Conquest Front. Il fatto che al Qaeda abbia accettato questa rottura dei legami senza condannarlo a suo tempo sollevò il sospsetto che al-Golani avesse convinto i suoi superiori jihadisti su una strategia più criptata e gradualista. Cambio la maschera ma conviene anche a voi.

In  ogni caso divenne sempre più in grado di affermare il suo controllo su gruppi militanti frammentati e consolidare il suo potere a Idlib, cambiando ancora una volta il brand e chiamando la sua fazione Hayat Tahrir al-Sham (HTS) — l’Organizzazione per la liberazione della Siria.

 

Una transizione pericolosa

Se molti osservatori accettano (anche strumentalmente) la sua immagine “moderata” sperando che l’Occidente lo tenga sotto controllo,  altri sono più cauti:  temono che HTS abbia appena subito un restyling estetico, cambiando i vestiti ma senza cambiare ciò che nascondono, vale a dire, un cuore islamista militante.

Singolare è il fatto che mentre Iran, Iraq e satelliti continuino a considerarlo un terrorista, la stampa dei Paesi Arabi sunniti e moderati, Arabia Saudita, Emirati ed Egitto, pur rallegrandosi, almeno sotto sotto, della Caduta di Assad,  per il  giudizio sul suo successore ci vadano molto cauti.

Lo stesso Israele si cautela superando i confini delle colline del Golan, un tempo siriano, avanzando all’interno del suo Paese. Erdogan il grande giocatore di questa partita, guarda invece a massacrare i curdi e ad allargare la propria influenza sul Nord della Siria per restituirle i suoi 3 milioni di Profughi, come se un paese stremato in tutti i sensi come la Siria, possa reggerli.

Ma è singolare che fra le tante dichiarazioni di Al Golani vi sia l’invito a tutti i profughi accampati in Turchia a rientrare, il che dimostra che per ora l’ex Jihadista gode dell’appoggio di Ankara e la Turchia è un importante membro della NATO.

Se due più due fa quattro il consenso dell’Occidente è garantito, Russia e Iran sono stati umiliati e tutti vissero felici e contenti. Un’altra fiaba, come quella delle primavera arabe.

aggiornamento la crisi mediorientale ore 14.12

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