Primo piano

Siria: Erdogan chiama Putin senza risultato e l’Iran minaccia un intervento diretto

Su iniziativa di Ankara, Erdogan ha chiamato Putin per discutere della situazione in Siria, dei problemi regionali e delle relazioni bilaterali.

Secondo il comunicato del servizio stampa del Cremlino“Vladimir Putin ha sottolineato la necessità di porre fine tempestivamente all’aggressione terroristica contro lo Stato siriano da parte di gruppi radicali e di fornire pieno sostegno agli sforzi del legittimo autorità per ripristinare la stabilità e l’ordine costituzionale in tutto il paese, in particolare utilizzando le capacità esistenti di Ankara nella regione”.

A questo proposito, i leader si sono espressi a favore del rafforzamento del rapporto bilaterale nel quadro dei precedenti accordi di Astana (del 2016) mentre è stata sottolineata l’importanza fondamentale di un ulteriore stretto coordinamento tra Russia, Turchia e Iran per normalizzare la situazione in Siria”.

Ma  il Dipartimento turco delle Comunicazioniha dato alla conversazione un’interpretazione leggermente diversa: “…sono state discusse le relazioni bilaterali tra Turchia e Russia, così come gli ultimi eventi in Siria, problemi globali e regionali. Il presidente Erdogan ha affermato che la Turchia sostiene l’integrità territoriale della Siria, si batte per una soluzione giusta e duratura e che è importante aprire più spazio alla diplomazia nella regione.

Inoltre ha osservato che il regime siriano “deve essere coinvolto nel processo decisionale politico in questo processo” affermando che“ la Turchia continuerà ad assumere una posizione forte contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e le sue estensioni che stanno cercando di trarre vantaggio dagli ultimi sviluppi in Siria.”

È chiaro che le parti non sono d’accordo su molti puntie hanno riportato gli argomenti in discussione a seconda delle loro idee, ma la Turchia ha indicato più chiaramente la propria posizione sulle prospettive di uscita dalla crisi siriana, parlando di“processo politico e diplomatico”.

Il cosiddetto “piano Erdogan”è stato pubblicato dai media mediorientali e prevede  l’avvio di negoziati politici diretti tra governo siriano e forze di opposizione in un contesto che miri a “cambiamenti politici nel Paese”.Ma non è chiaro se Ankara includa tra queste forze il gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham (HTS)in prima linea negli attacchi contro le forze governative  siriane.

Sebbene Ankara neghi il suo coinvolgimento negli eventi, le forze di opposizione siriane che la Turchia sostiene, stanno combattendo, mentre a Damasco sono convinti della “longa manus” di Ankaranella zona che avrebbe dovvuto essere di “de-escalation”.

Fonti siriane confermano che la Turchia, negli ultimi due anni, ha continuato a parlare della necessità di normalizzare le relazioni con Damasco, ma non ha fatto alcun passo avantiin questo contesto.

 

A sua volta, il presidente siriano Bashar al-Assad ha affermato l’attacco in corso  è “il più grande degli ultimi anni nel tentativo di ridisegnare la mappa della regione”. In proposito va anche detto che parallelamente all’offensiva su Idlib e Aleppo, i gruppi jihadisti hanno iniziato ad attaccare le aree controllate dalle forze curdenel nord della Siria.

La stampa mediorientale riporta anche  notizie secondo le quali ad Aleppo erano già sorti problemi tra l’Esercito nazionale siriano controllato dalla Turchia e l’HTSche si sono scontrate sugli sviluppi del conflitto.

Al  momento  non è affatto chiaro su quali specifiche forze di opposizione ad Assad, la Turchia intenda avviare l’annunciato “processo politico e diplomatico”. Inoltre non è da escludere che l’esercito governativo siriano, con il sostegno di Iran e Russia, ottenga una svolta al fronte e inizi a spingere gli jihadisti e l’“Esercito nazionale siriano”fuori dai suoi confini.

Pertanto, quando il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan afferma che Ankara si aspetta che “il processo di Astana venga rilanciato nel prossimo futuro”, al Cremlino ritengono che non sia assolutamente chiaro come intenda farlo e se davvero ne abbia intenzione.

 

Con  una“troika” Russia-Turchia-Iran a qualsiasi livello di rappresentanza quando  è impossibile avviare la riconciliazione delle forze nella stessa Siria?.

 

Fra l’altro damasco oggi si trova al centro degli interessi di potenti attori esterni quali Stati Uniti e Israele, oltre che di Turchia ed IranIl rappresentante siriano all’ONU, Qusay Al-Dahak , ha sottolineato che “le dimensioni e la portata dell’attacco terroristico indicano il sostegno fornito da soggetti regionali e internazionali, che hanno trovato nel terrorismo uno strumento per attuare la loro politica estera e mirano a colpire lo Stato siriano”.

 

L’Irangià cerca di mantenere una presenza militare e politica in Siria, soprattutto vicino al confine con Israele, al fine di esercitare una pressione regionale su Tel Aviv, ma Teheran è pronta a inviare truppe in Siriase richiesto dalle autorità del Paese, come ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi .

Quanto a Israele, impedisce all’Iran e agli Hezbollahdi avere una presenza militare permanente vicino al confine israeliano, soprattutto nel Golan già siriano e integrato nello stato israeliano nel 1981.

Anche  Washingtonsta cercando di sfruttare questo conflitto per limitare l’influenza dell’Iran e della Russia in Siria, garantendo la stabilità della sicurezza di Israele.

E’ evidente che la Turchia sta anche  cercando di neutralizzare il fattore curdoin Siria e considera  tutte le regioni lungo la linea Aleppo-Mosul in Siria e Iraq,come una zona di sua influenza esclusiva. E intende anche risolvere la  questione dei 4 milioni di profughisiriani in Turchia di cui circa provenienti da Aleppo.

Oggettivamente, l’attuale crisi i offre alla Turchia l’opportunità di attuare i suoi progetti geopolitici e raggiungere un accordo con Assad indebolito, che sta lottando per preservare lo stato e soprattutto il suo potere.

Ma la stessa Turchia potrebbe trovarsi in una trappola geopoliticase l’esercito governativo siriano vincesse, per ora è una previsione molto improbabile,  mentre più probabile è l’allargamento del conflitto con il diretto intervento iraniano, gravido di conseguenze per tutta l’area mediorientale.

 

GiElle

aggiornamento la crisi mediorientale ore 14.13

Related posts

Emilia Romagna, in un giorno e mezzo caduta la pioggia di tre mesi

Redazione Ore 12

Novendiali, cosa sono i 9 giorni di lutto che seguono la morte del Papa

Redazione Ore 12

Israele, dal governo all’opposizione l’Italia condanna l’attacco di Hamas

Redazione Ore 12