La guerra di Putin

Soldi Usa per l’energia pulita? Ma l’Ucraina voleva dirottarli alla campagna di Joe Biden tramite l’Usaid

Kiev tentò di finanziare la campagna di Joe Biden tramite l’Usaid: la prova nei file declassificati da Tulsi Gabbard

di Roberto Vivaldelli (*)

 

Mentre la guerra tra Russia e Ucraina prosegue incessantemente, in particolare nell’Oblast di Donetsk, nei pressi di Pokrovsk, oltre che Kostyantynivka e Druzhkivka, ma anche in direzione di Lyman/Sloviansk, merge un nuovo capitolo sui legami tra Kiev e la famiglia dell’ex presidente Usa Joe Biden. L’inchiesta esclusiva del sito conservatore Just the News, firmata dal giornalista investigativo John Solomon (da anni sulle tracce degli intrecci Biden-Ucraina), rivela l’esistenza di intercettazioni americane del 2022 in cui alti funzionari ucraini avrebbero pianificato di dirottare centinaia di milioni di dollari di aiuti Usa – ufficialmente destinati a progetti di energia pulita – verso le casse della campagna di rielezione di Joe Biden e del Democratic National Committee. Il denaro sarebbe dovuto transitare tramite l’Usaid.

 

Così Kiev voleva finanziare la campagna di Biden

La pesantissima accusa emerge da una serie di documenti declassificati dalla direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard e risalenti al 2022. Il meccanismo descritto nelle intercettazioni del 2022 era particolarmente raffinato. L’idea era quella di creare un progetto infrastrutturale ucraino legato all’energia pulita – apparentemente legittimo e meritevole di finanziamento – per ottenere dall’Usaid centinaia di milioni di dollari dei contribuenti americani.

 

Una volta approvati e erogati i fondi, circa il 90% di essi sarebbe stato dirottato, attraverso subappaltatori americani e contratti volutamente opachi, verso le casse del Democratic National Committee e della campagna di rielezione di Joe Biden. Solo dopo il trasferimento del denaro il progetto sarebbe stato dichiarato “non necessario” o “inattuabile”, rendendo di fatto impossibile recuperare i fondi o ricostruire con precisione il loro percorso. In questo modo, gli aiuti destinati alla ricostruzione dell’Ucraina sarebbero serviti da semplice copertura per finanziare una campagna elettorale americana, sfruttando la complessità dei flussi finanziari e la difficoltà di verifica dei contratti.

 

Il rapporto declassificato è esplicito: «Il Governo ucraino e personale non specificato del Governo Usa, attraverso l’Usaid a Kiev, avrebbero sviluppato un piano che avrebbe fornito centinaia di milioni di dollari dei contribuenti americani per finanziare un progetto infrastrutturale in Ucraina da usare come copertura per inviare circa il 90% dei fondi allocati al Dnc per finanziare la campagna di rielezione di Joe Biden».

 

Il fantasma dello scandalo Burisma-Hunter Biden

La notizia arriva in un momento di grande delicatezza per Volodymyr Zelenskyy. Il presidente ucraino sta negoziando direttamente con gli emissari di Trump per un piano di pace, ma il suo entourage è stato scosso, da mesi, da un’ondata di inchieste anticorruzione interne.

A fine novembre 2025 Andriy Yermak, potentissimo capo dell’Ufficio del Presidente e fedelissimo di Zelenskyy, si è dimesso dopo perquisizioni della Nabu e della Sapo nella sua abitazione. Le due procure anticorruzione stavano indagando su un’organizzazione criminale di alto livello nel settore energetico (Operazione Midas).

 

Zelenskyy ha parlato di «reset» dell’Ufficio presidenziale e di necessità di «forza interna» per non offrire appigli esterni. Fonti vicine al presidente ucraino hanno fatto sapere che Kiev sarebbe disposta a collaborare con il nuovo Dipartimento di Giustizia di Trump anche sulle vecchie vicende legate a Mykola Zlochevsky e alla società energetica Burisma, dove Hunter Biden sedette nel consiglio di amministrazione dal 2014 incassando milioni di dollari.

 

È il filone che Trump aveva portato alla luce già nella telefonata del luglio 2019 con Zelenskyy, quella che scatenò il primo impeachment (poi archiviato). I repubblicani sostenevano che Joe Biden, da vicepresidente, avesse fatto pressioni per far rimuovere il procuratore Viktor Shokin proprio per proteggere il figlio. I democratici hanno sempre parlato di fake news e di campagna diffamatoria.

 

I senatori Grassley e Johnson, nel loro rapporto del 2020, avevano ricostruito la tempistica sospetta: Hunter Biden e Devon Archer entrano nel board di Burisma proprio mentre Joe Biden è il volto pubblico della politica americana in Ucraina. Un documento FBI (FD-1023) del 2020 – poi al centro di un caso giudiziario – parlava di 5 milioni di dollari a testa versati a Hunter e Joe Biden.

 

La fonte, Alexander Smirnov, è stata condannata per aver fabbricato prove, ma il nuovo DOJ di Trump ha annunciato di voler rivedere l’intero impianto accusatorio. Joe Biden ha graziato il figlio Hunter a dicembre 2024, estendendo la clemenza a tutti i possibili reati federali commessi tra il 1° gennaio 2014 e il 1° dicembre 2024: un arco temporale che copre esattamente il periodo Burisma. Pura coincidenza? Altro che Russiagate…

(*) InsideOver

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