Un sondaggio pubblicato dalla pubblicazione euroamericana POLITICO e condotto su 11.000 cittadini di 23 Paesi UE condotto dalla società di comunicazione strategica FGS Global, a novembre, quasi due terzi degli intervistati hanno affermato che “gli anni migliori sono alle nostre spalle” (63%), mentre il 77% ritiene che la vita nel proprio paese “sarà più dura per la prossima generazione”.
Questo sentimento di frustrazione è particolarmente diffuso nell’Europa occidentale e centrale dove la maggioranza degli europei (76%) ha affermato che la democrazia nel proprio Paese è in declino.
Il sondaggio rivela anche una preoccupazione diffusa sullo stato delle democrazie europee e sulla capacità dei governi di affrontare le sfide, tra cui la guerra sul fianco orientale del continente, l’incertezza economica e geopolitica e i crescenti attriti con Washington.
Anche prima che il presidente degli Stati Uniti dichiarasse di voler conquistare la Groenlandia, la stragrande maggioranza degli europei lo considerava una forza negativa per la pace, per il loro Paese e per l’economia globale.
“È chiaro che c’è un livello di pessimismo molto, molto alto” – ha affermato Craig Oliver, co-responsabile globale della strategia presso FGS Global, che in precedenza ha ricoperto il ruolo di consulente per le comunicazioni dell’ex primo ministro britannico David Cameron – ma è anche uno di quei momenti nei quali i cittadini sono più pessimisti storici “che possono arrivare cambiamenti e miglioramenti”.
In quasi tutti i paesi la maggioranza ritiene che il proprio paese sia sulla strada sbagliata. Le eccezioni sono Polonia, Lituania e Danimarca, sebbene siano tra i più esposti alle pressioni della Russia o, nel caso della Danimarca, degli Stati Uniti sulla Groenlandia.
Oliver ha attribuito questa divergenza al modo in cui i paesi sono governati. “Ci sono diversi paesi in cui le persone sentono che c’è leadership e cambiamento e che le cose vengono affrontate e le persone sentono fermamente di voler essere guidate; vogliono chiarezza dai governi“.
L’indagine è anche una cattiva notizia per la maggior parte dei governi, poiché rivela una scarsa fiducia del pubblico nei sistemi politici e uno scetticismo sulla loro capacità di funzionare efficacemente. Almeno la metà degli intervistati ha affermato che il sistema politico del proprio Paese “sta deludendo le aspettative del popolo e necessita di riforme radicali”.
I paesi nordici, generalmente meno pessimisti, hanno registrato i dati più positivi. I giudizi negativi invece sono stati più elevati in Romania (91%), Grecia (88%) e Bulgaria (86%). In tutti i Paesi, oltre il 70% degli intervistati riteneva di avere “il diritto di aspettarsi di più dal governo.
Alla luce delle numerose sfide che il continente si trova ad affrontare, gli europei vogliono che i loro leader si facciano avanti e si preparino.
Alla domanda se siano d’accordo sul fatto che i loro Paesi “dovrebbero essere più assertivi nei confronti dei [loro] interessi nazionali, anche se ciò crea attriti con altri Paesi”, una larga maggioranza ha risposto affermativamente (71%)., mentre solo il 57% è d’accordo su maggiori investimenti nella Difesa.
Sebbene il sondaggio sia stato condotto prima del contenzioso sulla Groenlandia Trump era già visto come una forza negativa. Già altri sondaggi hanno dimostrato l’impopolarità del Presidente americano nel nostro Continente, persino tra i sostenitori dei partiti populisti di destra che considera alleati.
Circa due terzi degli intervistati al sondaggio FGS Global hanno dichiarato di essere pessimisti riguardo all’impatto che Trump avrà per il 2026 sull’economia globale (69%), sulla pace e sulla sicurezza (64%) e sul proprio Paese (64%) nel prossimo anno. Alla domanda se Trump meritasse il premio Nobel per la pace il 77% ha risposto di no.
L.G.
