Primo piano

Storie drammatiche di imprenditori in tempi di crisi

di Gianfranco Piazzolla (*)

Sono in una stanza piena di sole dalle grandi vetrate, un palazzo solo per uffici dove, in soli 40 metri puliti e dignitosi a 280 euro mese, vive la persona che mi racconterà la sua triste esperienza con lo stato e il sistema fiscale.

Non vuole che il suo nome e cognome venga messo in luce e per questo lo chiamerò con un nome di fantasia “ Fortunato”.

Fortunato perché nonostante abbia tentato un gesto estremo non riuscì a compierlo per pura fortuna poiché gettandosi dal terzo piano atterro sul tetto di una grande e robusta auto danneggiandosi solo femore tibia e perone e riportando una serie di contusioni multiple.

Accadde nel decennio precedente proprio quando la riscossione si fece feroce con i pessimi governi tecnici, forse i peggiori di tutta la storia repubblicana.

Oggi a distanza di qualche anno la riscossione è tornata ad essere come una cappa di piombo sopra le teste della maggior parte degli italiani, sia per volontà politica che per esigenze che denotano un imminente capolinea più o meno prossimo, visto il debito pubblico in crescente aumento e la povertà assoluta che fagocita con se 68 mila persone al mese proiettandosi, con questa tendenza, a una futura quota 12 milioni entro il 2032.

Fortunato vuole dire la sua, ora che vive con un sussidio di 500 euro al mese poiché indigente e senza alcuna fonte di entrata e ci tiene a farci capire che per fortuna con il suo isee può accedere ad un rimborso forfettario di 6 affitti annui che il comune mette a disposizione delle persone in difficoltà economica.

In più svolge qualche lavoro saltuario di assistenza ai ricoverati specialmente nelle ore notturne ma senza alcun contratto di lavoro ovvero al nero.

Fortunato mi puoi raccontare come era la tua vita prima del tuo disperato tentativo di farla finita e quello che hai vissuto dopo?

“ Ero un agente di commercio che ha sempre lavorato con provvigioni discrete e talvolta medio alte.”

“Non avevo problemi vivevo con i miei due genitori che ora non ci sono più e ai quali ho voluto tanto bene fino alla loro morte, purtroppo tutti e due erano infermi e non deambulanti.”

“Dopo la mia disgrazia le cose sono peggiorate e così anche il loro stato di salute.” Sono morti a distanza di tre anni l’uno dall’altro e io ho rinunciato a cercare di rifarmi una vita assistendoli fino all’ultimo e vivendo anche grazie alle loro pensioni.”

“Il mio periodo nero inizia dal 2009 quando i mercati mondiali cominciarono a sussultare e quando le grandi catene di distribuzione cominciarono a fallire.”

“In quel tritacarne ci sono finito anche io, quel periodo prese piede la distribuzione on line e porta a porta, i grossisti più grandi e forti rimasero in piedi gli altri saltarono come birilli.”

“Mi occupavo di materiali per ufficio e consumabili, a quel tempo si vendeva bene ma dopo il caos tra il 2009 e il 2010 avvenne il peggio e le mie tre aziende mandanti chiusero con la clientela acquisita negli anni che passo a fare altre scelte di approvvigionamento non più basate su qualità e fiducia ma sul prezzo e sul risparmio.”

“In quel periodo cominciai ad essere nervoso e non sono riuscito ad accettare il fatto che occorreva rialzarsi e rimboccarsi le maniche per guadagni assai flebili, praticamente il lavoro di venti anni affondava con tutte le mie certezze di quando l’italia era un paese che dava opportunità e non opprimeva i suoi cittadini come sta accadendo anche adesso.”

“In questa situazione andai in depressione e cominciai a curarmi con i farmaci ma rifiutai di andare da uno psicologo pensando di risolvere la cosa da solo e questo mi costò caro portandomi ad un livello di depressione che mi risucchiò in una spirale infernale portandomi al tentativo di farla finita.”

“ dopo l’accaduto sono stato ricoverato prima in un reparto ortopedico per due operazioni e poi nel servizio psichiatrico per un mese e pian pianino sono uscito dalla fase peggiore.”

Da quel momento in poi si attivò la ferocia della riscossione nonostante tale situazione, mi venne messo il fermo all’auto di famiglia, mi fu pignorato il conto corrente e ogni giorno arrivavano lettere di intimazione per le tasse, solleciti e avvisi di mora.”

“ a quel punto compresi che lo stato rappresentava il mio più grande problema e che per vivere non potevo più rientrare in un circuito di lavoro a partita iva pulito.”

“Andai nella zona d’ombra del lavoro nero e dell’evasione di sussistenza visto che non potevo più onorare qualche migliaio di euro che nel giro di poco si triplicarono con interessi di mora che nemmeno gli strozzini praticano”.

“ come me tanti altri sia pure in maniera diversa ma in quel momento pensavo solo alla mia situazione e riflettendoci, quando non hai più nulla da perdere, sparisci dai radar dello stato e a quel punto incominci a sfruttare la situazione non pagando più un centesimo di qualsiasi imposta.”

“ riflettevo sul fatto che per tutto questo lo stato non fa nulla proprio come quelli che hanno perso tutti i loro risparmi nei fallimenti delle banche”.

“ da allora la vita scorre quotidianamente, vivo alla giornata, talvolta sono rimasto senza un centesimo e pur di non chiedere soldi ad altri sono andato nei bidoni di un discount a racimolare qualcosa gettato perché scaduto il giorno prima e l’unica cosa di cui mi devo preoccupare oggi è quella di pagare le bollette, l’affitto e fare due pasti al giorno.”

“ Non penso più allo stato che mi corre e mi opprime ogni giorno, come sta facendo con tanti onesti amici imprenditori, ormai un piccolo imprenditore nel novanta per cento dei casi è carne da macello.”

“ oggi riesco ad apprezzare tante piccole cose che la vita frenetica di prima aveva cancellato e cerco di godermi anche un bel cielo azzurro o tutto ciò che mi dia gratificazione nonostante tutto il vissuto.”

“Non mi sento neanche di offendere il mio paese perché alla fine mi ha fornito un sussidio, sia pure bassissimo, che mi aiuta a pagare bollette e affitto e per il resto cerco di cavarmela con qualche lavoro saltuario”

Dopo questa breve ma intensa intervista ho parlato con Fortunato di tante altre cose e mi sono reso conto che, contrariamente a tante persone che soffrono il disagio in questo paese, lui ha capito che il valore primario della nostra esistenza è la nostra pelle, se abbiamo quella possiamo ricominciare a sperare e provare a rinascere.

 

(*) Presidente Confimprese Viterbo

Giunta esecutiva Lazio di Confimprese Italia

 

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