Cronaca

Strage di Nuoro, il 14enne sopravvissuto: “Salvo perché mi sono finto morto”. La testimone: “Non erano separati, lui sempre presente e tranquillissimo”

“Sono tutti morti. Mi sono salvato perché ho finto di esserlo anche io”. Sono le parole pronunciate dal 14enne sopravvissuto alla strage di Nuoro, quando i carabinieri sono arrivati alla porta di casa. Ferito al volto e sotto shock, il ragazzo è stato operato per rimuovere dalla mandibola alcune schegge. Nei prossimi giorni sarà sentito formalmente come testimone, scrive il Corriere della Sera. Il tutto avverrà con il supporto di un tutore e di uno psicologo, in modalità protetta. “A casa urlavano tutti”, aveva aggiunto il 14enne alle forze dell’ordine. La strage è ancora senza un movente. Gli inquirenti stanno scavando nel passato della famiglia di Roberto Gleboni, operaio forestale di 52 anni, che ha ucciso la moglie di 43, la figlia di 25, il figlio di 10 e il padrone di casa di 69, ferendo a colpi di pistola l’altro figlio e la madre. Domani, 28 settembre, ci saranno le autopsie. Previsti inoltre nuovi sopralluoghi.

Poi le parole di una testimone sul comportamento e la situazione familiare: “Vivevano felicemente insieme, non erano separati. Il marito non era mai stato violento con lei, era una persona molto attenta alla famiglia, per esempio con i figli era una persona tranquillissima. Aveva un bellissimo rapporto con loro, era sempre presente, non faceva mancare niente né a loro e né alla moglie”. Queste le parole della donna, testimone delle condizioni in cui viveva questo sfortunato nucleo familiare e che ha parlato ai microfoni di Ore 14, la trasmissione in onda su Rai 2 condotta da Milo Infante. “Li ho visti per l’ultima volta qualche giorno fa quando sono andata da lei. Era tranquillissima. Se ci fosse stata una crisi tra di loro, a parte che me ne sarei accorta, ma poi me l’avrebbe detto. Erano proprio innamorati. Giusi era una persona di animo buono, dolcissima. Si arrabbiava raramente con le persone anche se le facevano qualche torto. Lei trovava sempre una parola buona. Martina era una ragazzina modello, era brava, gentile, studiosa. Li hanno cresciuti proprio bene questi ragazzi”, ha continuato la donna che conosceva molto bene la famiglia. “Roberto era una persona in gamba, un gran lavoratore che pensava alla famiglia, sorridente, scherzoso. Non faceva mancare nulla a moglie e figli, era tranquillissimo. Era una persona buona, non era violento. Non era burbero. Era proprio gentilissimo”, ha concluso la donna.

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