La guerra di Putin

Summit ONU: stallo tra Trump e Zelensky mentre la guerra punta all’inverno

President Donald Trump meets with Ukraine's President Volodymyr Zelenskyy during the United Nations General Assembly, Tuesday, Sept. 22, 2026, at the UN headquarters. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

A New York il vertice di 40 minuti si chiude senza decisioni operative. Sul tavolo tregua energetica, missili Patriot e sanzioni alla Russia. Intanto Washington apre al ritorno di Putin al G20 di Miami.

Il 1673° giorno di guerra si apre con le immagini dei recenti raid aerei su Kyiv e un bilancio diplomatico che lascia poco spazio all’ottimismo. L’atteso incontro di 40 minuti a New York tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump, a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, si è concluso senza decisioni concrete né svolte operative per il conflitto.

La diplomazia della “tregua energetica” e l’impegno per I “patriot”

Al centro del colloquio c’era la proposta ucraina per una “tregua energetica” reciproca: stop agli attacchi russi alla rete elettrica, idrica e di riscaldamento ucraina in cambio dell’interruzione dei blitz di Kyiv contro le raffinerie e i depositi petroliferi russi.

Trump ha espresso preoccupazione per l’impatto che i raid ucraini sulle raffinerie stanno avendo sui prezzi globali del carburante e del gasolio negli Stati Uniti. Tuttavia, Zelensky ha ribadito che Kyiv fermerà i propri attacchi solo di fronte a un impegno analogo e parallelo da parte di Mosca.

Oltre alla questione energetica, la delegazione ucraina si presentava a Washington con richieste precise per affrontare l’imminente inverno.

La richiesta di nuovi forniture i e di licenze per la produzione locale in Ucraina  di missili “patriot”non ha ricevuto un “sì” definitivo. Le indiscrezioni parlano di una disponibilità americana limitata a soli 10 missili, una quota del tutto insufficiente a garantire la copertura dei cieli nel lungo periodo.

Sull’uso della rete satellitare per guidare attacchi all’interno del territorio russo, la risposta è stata un rinvio diretto a Elon Musk, che già nei mesi scorsi aveva espresso forte contrarietà.

Sulle paventate “sanzioni infernali” contro il settore petrolifero russo, la posizione americana resta elusiva. La reale efficacia di tali restrizioni rimane infatti subordinata alle dinamiche dei mercati energetici globali e alle tensioni nello Stretto di Hormuz.

La mossa del G20 e le reazioni alleate

A scuotere ulteriormente il quadro diplomatico è stato l’annuncio dell’amministrazione Trump di voler invitare ufficialmente Vladimir Putin al prossimo vertice del G20 a Miami. Una scelta volta a rompere l’isolamento del Cremlino per forzare la riapertura dei canali negoziali.

La mossa ha sollevato forti perplessità tra le capitali europee, preoccupate che un reintegro di Mosca privo di precondizioni indebolisca la linea della fermezza e la centralità di Bruxelles. Zelensky si è detto aperto a partecipare e a confrontarsi direttamente con Putin se presente a Miami, ribadendo però che qualsiasi apertura senza garanzie concrete rischia di trasformarsi in una concessione unilaterale a Mosca.

Trattative e condizioni di Mosca

Sui negoziati di pace complessivi, Trump si è detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere un accordo con Vladimir Putin, senza però specificare eventuali concessioni territoriali. Zelensky si è dichiarato pronto a un vertice trilaterale in qualsiasi momento. La risposta del Cremlino, tuttavia, resta rigida: ogni incontro con il leader ucraino potrà avvenire unicamente a Mosca.

Da parte sua, la Russia pone condizioni precise anche per qualsiasi intesa energetica: lo stop agli attacchi ucraini esteso anche ai porti e alle navi commerciali, unito alla revoca delle sanzioni occidentali sulle proprie esportazioni di idrocarburi.

Senza svolte sul piano diplomatico, entrambe le parti sembrano intenzionate a proseguire la strategia della pressione economica e militare. Se Kyiv punta sul logoramento del bilancio e del consenso interno russo tramite raid mirati, il Cremlino scommette di piegare la resistenza e la rete energetica ucraina prima della primavera.

In assenza di eventi imprevedibili sul fronte o di un drastico cambio di rotta sull’asse Washington-Bruxelles, l’Ucraina si avvia a vivere un altro inverno di guerra ad alta intensità.

GiElle

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