Taiwan non si piegherà alle pressioni di Pechino e difenderà la sua democrazia. “Non siamo più ai margini”, ha rivendicato il presidente Tsai Ing-wen nella Giornata nazionale, citando i rapporti “solidi” con gli Usa, quelli “fiorenti” con il Giappone e quelli “sempre più stretti” con l’Ue. “Più otteniamo, maggiore sarà la pressione dalla Cina: nessuno può costringere Taiwan a seguire il percorso che la Cina ha tracciato per noi”, ha aggiunto. Tsai nel suo discorso ha sottolineato come la “vibrante democrazia dell’isola” sia in contrasto con lo “stato comunista profondamente autoritario e a partito unico di Pechino”. “Il percorso che la Cina ha tracciato non offre né uno stile di vita libero e democratico per Taiwan, né la sovranità per i nostri 23 milioni di abitanti”, ha detto la leader. I sondaggi mostrano che i taiwanesi preferiscono in modo schiacciante il loro attuale stato de facto indipendente e rifiutano fermamente l’unificazione con la Cina, che ha promesso di portare l’isola sotto il suo controllo, con la forza militare, se necessario. Dopo il discorso di Tsai, l’ufficio cinese per gli affari di Taiwan ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che il partito della presidente, il Partito Democratico Progressista, è “la più grande minaccia alla pace e alla stabilità nello Stretto di Taiwan e la fonte di turbolenze e tensioni nelle relazioni tra le due sponde”.
