di Viola Scipioni
Una nuova legge elettorale proporzionale con un premio di maggioranza del 55% alla coalizione: è questa, secondo Antonio Tajani, la strategia su cui Giorgia Meloni starebbe lavorando in vista delle elezioni politiche del 2027. Il Vicepremier e leader di Forza Italia ha svelato i retroscena in un incontro riservato con i dirigenti del partito, martedì scorso nella sede romana di San Lorenzo in Lucina. Lo scopo? Evitare il rischio d’ingovernabilità se una coalizione di centrosinistra dovesse prevalere nei collegi del Centro-Sud, lasciando il Nord al centrodestra. Un Rosatellum ancora in vigore – è il ragionamento fatto da Meloni e condiviso da Salvini – potrebbe rendere il Paese ingovernabile.
«Se non cambiamo la legge elettorale rischiamo di non riuscire a garantire la stabilità necessaria», avrebbe detto Tajani ai suoi. Un messaggio chiaro: i giochi veri stanno per iniziare, e Forza Italia non può farsi trovare impreparata.
Il nuovo impianto ipotizzato prevedrebbe un sistema proporzionale che obbligherebbe le forze politiche a coalizzarsi prima del voto, indicando chiaramente il candidato premier.
Una mossa che, a sorpresa, potrebbe incontrare anche il favore del Partito democratico di Elly Schlein. Più complicato, invece, il nodo delle liste: due le ipotesi in campo, una con il ritorno alle preferenze pure, l’altra con capilista bloccati e preferenze per tutti gli altri. Una partita delicata per Forza Italia e Lega, che temono di non riuscire a far rieleggere i propri fedelissimi.
Ma Tajani non si è limitato alla tecnica elettorale. Ha delineato anche un percorso politico per rilanciare un partito fermo all’8-9% nei sondaggi. E il cuore della strategia è la “differenziazione” dagli alleati. «Dobbiamo parlare alle fasce moderate, al centro, all’elettorato europeista che non si riconosce nei noti estremi di certa destra», ha ribadito. Lo stesso giorno ha lanciato un messaggio inequivocabile alla Fondazione De Gasperi, marcando la distanza da Meloni sull’Ucraina: «perché non è andata al vertice a Kiev? Chiedetelo a lei…».
La tensione con gli alleati cresce anche sul piano simbolico. Nella Lega, Salvini ha ormai abbracciato una linea sovranista esplicita. L’ingresso di Alessandra Mussolini, dopo quelli di Roberto Vannacci e Silvia Sardone, ha sancito il definitivo abbandono della Lega federalista del “Senatur”. Per Alessandro Sorte, coordinatore lombardo di Forza Italia, il segnale è grave: «è un errore strizzare l’occhio all’estrema destra, perché l’estrema destra vuole distruggere l’Europa. Le tesi sostenute al Remigration Summit fanno orrore».
Anche il deputato europeo azzurro Massimiliano Salini lancia un monito: «il Partito Popolare Europeo governa in tutta Europa, la destra estrema no. Serve un centrodestra moderno e responsabile. Il semplicismo da social rischia di indebolire la maggioranza». E ancora: «è singolare vedere esponenti della destra italiana inseguire messaggi incompatibili con l’azione del governo. Sono asimmetrie che non possiamo permetterci».
Forza Italia, insomma, si propone come argine e alternativa: né con i post-fascisti né con la sinistra “alla francese” di Schlein. E intravede uno spazio libero al centro, occupato solo in parte dal fallimentare esperimento del Terzo Polo. Sorte lo dice chiaramente: «tra Forza Italia e Pd c’è uno spazio politico da sviluppare. Non dobbiamo competere con l’elettorato di destra. A fare la destra bastano FdI e Salvini. Noi dobbiamo fare un’altra cosa».
Una direzione confermata dai movimenti sul territorio: da Letizia Moratti a Gabriele Albertini, da Giuseppe Licata a Filippo Campiotti, sono numerosi i passaggi da Italia viva a FI, a dimostrazione di un’area in cerca di casa. «il bacino del Terzo Polo vale il 10%. È lì che guardiamo», ha concluso Sorte. Un messaggio che, in vista del 2027, potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione per il partito fondato da Silvio Berlusconi.
