di Giuliano Longo
Donald Trump ieri ha rilasciato per la prima volta un commento sostanziale sui droni russi in Polonia. “Potrebbe essere stato un errore. Potrebbe essere stato un errore. Ma a prescindere da ciò, non sono contento di ciò che sta accadendo in questa situazione. Spero che finisca“,
In seguito ha aggiunto che non avrebbe difeso nessuno in questa situazione, ma che i droni non avrebbero dovuto avvicinarsi al territorio polacco.
Contemporaneamente il ministro degli Esteri polacco Sikorski, arrivato in Ucraina, dopo aver discusso con Trump, confermando che che il lancio dei droni è stata un’azione deliberata da parte di Mosca che invece nega.
Sono seguite dichiarazioni, di parte in Ucraina, secondo cui è giunta “l’ora della verità” per la NATO: è necessario reagire nel modo più duro possibile, adottando misure militari contro Mosca e sarebbero state avanzate specifiche misure, quali una no-fly zone sull’Ucraina occidentale, abbattendo tutti i droni e i missili russi che dovessero sorvolare quel territorio.
In questo contesto di crescente tensione va considerato che il potenziale di armi convenzionali della NATO è di gran lunga superiore a quello della Russia, pertanto l’unico tipo di guerra in cui Mosca può competere è solo una risposta nucleare.
Questo non significa che la NATO non risponderà militarmente alla Russia se l’esercito russo effettuerà un attacco diretto contro i paesi membri dell’Alleanza, ma evidente fra i casus belli non rientra (ancora) il lancio di un paio di dozzine di droni esca in Polonia per ragioni non ancora del tutto accertate. .
I sostenitori di una “risposta dura” a Putin sostengono che se la Russia fa volare droni sull’Ucraina oggi, domani potrebbe colpirla con missili, come ha dichiarato ieri Zelensky paragonando la comparsa dei droni nei cieli polacchi agli “omini verdi” russi in Crimea. Ovvero di una “prova generale” di Mosca che se non verrà fermata ora, andrà oltre.
Al momento non è da escludere che la possibilità che i droni siano stati lanciati sulla Polonia con l’obiettivo di ” mettere alla prova i nervi” della NATO e far intendere fin dove l’estensione del conflitto potrebbe arrivare, ma questo non significa che Mosca si sta preparando a un attacco diretto all’Europa essendo impegnata con tutte le sue risorse in ucraina.
Senza contare che la strategia della Russia dal 2022 è stata esattamente l’opposto: impedire la partecipazione diretta degli eserciti della NATO alla guerra, nonché limitare il sostegno occidentale all’Ucraina, e non ci sono segnali che questa posizione sia mutata, nonostante le sue ventilate minacce nucleari.
Zelensky ha citato il desiderio della Russia di incoraggiare la NATO a inviare le sue principali risorse di difesa aerea non in Ucraina, ma in Polonia e in altri paesi dell’Europa orientale, una fra una versione che può anche avere senso, ma non è collegata ai piani della Russia per un attacco militare contro l’Alleanza.
Anche a Mosca c’è del “partito della guerra” che da tempo promuove l’idea di avventurarsi in una “crisi caraibica 2.0” (Cuba 1962) per portare la uno scontro diretto tra Russia e NATO e successivamente lanciare un ultimatum all’Occidente, all’’Ucraina e al mondo, nella speranza che, di fronte alla minaccia nucleare, l’Alleanza “ceda” e soddisfi tutte le richieste di Mosca.
Una strategia estremamente pericolosa poiché non è affatto certo che alzando così tanto la posta in gioco si possa impedire che la situazione sfoci in una vera e propria guerra nucleare che si concluderebbe con la distruzione reciproca.
Certo è che il Cremlino non sostiene queste posizioni anche perché le cose non stanno andando così male per la Russia con il suo esercito che mantiene l’iniziativa in Ucraina, una ‘economia che in qualche modo regge e residue prospettive di sviluppo del processo negoziale con gli Stati Uniti.
Teoricamente oggi Mosca può raggiungere i suoi obiettivi in Ucraina e altrove comunque e non ha quindi motivo di ricorrere a misure radicali tali da provocare un conflitto militare con l’Occidente.
Ma la situazione potrebbe cambiare in altre condizioni.
In primo luogo, se per qualche motivo la situazione della Russia al fronte e all’interno del Paese dovesse peggiorare. Inoltre se i negoziati sull’Ucraina e su altre questioni con Trump dovessero giungere a un punto morto e i rapporti tra Washington e Mosca tornassero a essere puramente conflittuali. Infine se la NATO adottasse misure drastiche contro la Federazione.
Anche Occidente, ci sono “fratelli d’animo” del “partito della guerra” russo per i quali è necessario introdurre una no-fly zone, bloccare i porti russi nel Baltico e inviare truppe dell’Alleanza in Ucraina.
Tuttavia, per ora, gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi europei non sono pronti ad adottare misure così radicali. Ma i “falchi” occidentali e le autorità ucraine stanno lavorando attivamente sfruttando al massimo la storia dei droni in Polonia.
Scopo spesso manifestato dalla stessa presidente Von der Leyen e condiviso dai “volenterosi” europei che vogliono una guerra commerciale totale contro la Russia, bloccandone le esportazioni tramite sanzioni secondarie attualmente in discussione tra Washington e l’UE, decisione che determinerebbe una forte escalation nelle relazioni tra Russia e Occidente.
Il conflitto ucraino è oggi un portale attraverso il quale l’umanità può giungere a una catastrofe nucleare e quindi deve essere chiuso il prima possibile.
Trump ha dichiarato ieri che potrebbe imporre dazi alla Russia, sanzioni severe contro le banche e misure contro le sue forniture di petrolio. Il presidente degli Stati Uniti ha aggiunto di essere deluso dal ritmo della risoluzione ucraina e che “l’odio” permane tra le parti. Alla domanda se gli fosse rimasta ancora un po’ di pazienza per Putin, ha risposto che “stava per esaurirsi rapidamente”.
Oggi i media anche italiani scrivono che gli Stati Uniti hanno accettato di aumentare la pressione delle sanzioni sulla Russia. Fonti europee hanno riferito alla pubblicazione eurostatunitense POLITICO, che l’Europa è riuscita a convincere Trump che pUITIN non è interessato a porre fine alla guerra e che è necessario esercitare maggiori pressioni.
Nel corso di una serie di visite diplomatiche la scorsa settimana, alti funzionari statunitensi ed europei si sono incontrati per discutere di nuove restrizioni finanziarie e di piani per interrompere le forniture di petrolio e gas dalla Russia.
Un team tecnico di alto livello dell’UE è stato inviato a Washington per definire i dettagli delle proposte, i cui obiettivi principali sarebbero stati “concordati di comune accordo”, hanno affermato le fonti. “Trump è finalmente dalla nostra parte. La questione ora è come conciliare i due approcci”, ha affermato un diplomatico dell’UE.
Un approccio è quello dei dazi, favorito dall’amministrazione Trump, ma l’UE sta spingendo anche per sanzioni formali alle aziende e agli istituti finanziari che fanno affari con Mosca.
Ieri il Financial Times scriveva che Trump insiste sull’imposizione di dazi europei contro Cina e India e a tale scopo il Presidente degli Stati Uniti convocherà oggi i leader dei paesi del G7 e proporrà loro di introdurre tali dazi dal 50 al 100%.
“Gli Stati Uniti faranno pressione sui paesi del G7 affinché colpiscano India e Cina con forti aumenti tariffari sugli acquisti di petrolio russo, nel tentativo di costringere Mosca ad avviare colloqui di pace con l’Ucraina, hanno affermato quattro persone informate sui piani“, riportava FT.
Trump aveva già rivolto un appello simile all’Unione Europea, ora vuole lo stesso non solo dai principali paesi dell’UE, ma anche da Gran Bretagna, Giappone e Canada.
“Abbiamo chiarito ai nostri alleati dell’UE che se vogliono seriamente porre fine alla guerra nel loro paese, devono unirsi a noi nell’imporre tariffe significative che saranno revocate il giorno in cui la guerra finirà“, hanno affermato i funzionari statunitensi.
Allo stesso tempo, i funzionari dell’UE affermano che “introdurre tariffe così elevate su due partner commerciali chiave sarebbe difficile, date le conseguenze economiche e le probabili misure di ritorsione da parte di Pechino” , mentre altri organi di stampa occidentali hanno scritto che l’Europa non intende imporre tariffe su Cina e India.
L’UE spera inoltre di concludere un accordo commerciale con Nuova Delhi entro poche settimane, pertanto, Bruxelles spera di convincere gli Stati Uniti di poter esercitare una pressione analoga sulla Russia attraverso altre misure.
Ovvero inasprendo le sanzioni contro i produttori di energia russi e accelerando il rifiuto dei paesi dell’UE di acquistare energia russa, che Ungheria e Slovacchia acquistano, inducendo l’amministrazione americana a fare pressioni su questi due Paesi..
Non è chiaro nemmeno se il Canada, che sta attualmente cercando di diversificare la propria economia allontanandosi dagli Stati Uniti e di sviluppare relazioni commerciali con questi Stati, accetterà tali dazi contro India e Cina.
L’UE aveva già discusso la possibilità di eliminare gradualmente il petrolio e il gas russi entro gennaio 2028, con l’entrata in vigore del divieto sui contratti a breve termine l’anno prossimo.
Le richieste di Trump agli alleati occidentali di imporre dazi elevati alle maggiori economie del Sud del mondo difficilmente potranno venire accettate dai maggiori paesi occidentali che temono conseguenze negative per le loro economie..
Da parte dei commentatori russi si ritiene che una guerra tariffaria globale, non avvicinerebbe la fine della guerra in Ucraina. Anzi, la rottura dei legami commerciali tra Cina e Occidente potrebbe spingere Pechino a fornire supporto militare diretto alla Russia cambiando radicalmente gli equilibri in Ucraina a favore della Russa.
Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno rilasciato diverse dichiarazioni circa la loro intenzione di estromettere le risorse energetiche russe dal mercato mondiale.
Così, il Segretario all’Energia statunitense Christopher Wright ha affermato che la Casa Bianca mira a ridurre a zero le forniture di gas russo all’Europa da sostituire con le risorse energetiche americane.
