Esteri

Telegram, l’arresto di Durov è la fine della messaggistica criptata?

 

di Giuliano Longo

 

La detenzione in Francia del fondatore di Telegram, Pavel Durov  potrebbe gettare le basi per il futuro di una “nuova Internet”fortemente regolamentata dagli Stati. Potremmo quindi supporre che l’era di Internet gratuita e in qualche modo protetta, sia al crepuscolo?

Il caso Durov è il primo nel suo genere anche se altre piattaforme sono state perseguitate con  tenacia per i commenti sui social network, ma ora questa tendenza sta diventando  una nuova realtà.

 

Questo trend si è rivelato sempre più evidente negli ultimi anni con i Governi che tentano di controllare i socialnetwork e non ci riferiamo solo ai Paesi notoriamente autoritari, ma anche alle  democrazie mature occidentali.

 

Lo scopo è quello di colpire o contenere l’influenza (se non la manipolazione delle pubbliche opinioni) dei ricchissimi e potenti proprietari di queste piattaformeche devono rispettare norme e regolamenti sempre più rigidi, il cui elenco è in costante aumento.

C’è anche una lotta contro l’anonimato con  nuove leggi (spesso inefficaci) anche se  raggiungere questo obiettivo sta diventando sempre più problematico. Telegram e altre piattaforme di messaggistica  tengono molto all’anonimato dei loro utenti, ma quel servizio è in un certo senso unico, per merito del talentuoso fratello di Pavel, Nikolai Durov.

Pavel afferma di essere un “libertario”,quindi un difensore dei diritti individuali  per i quali la libertà è un principio sacro. Si può quindi supporre, anche grazie i miliardi che incassa, che ci creda veramentequando (per ora) si rifiuta di collaborare con i servizi segreti di  mezzo mondo.

 

La mitica e rivoluzionaria epoca del “free web” è ormai un reperto storico degli anni 90,se non altro per le immense ricchezze di cui dispongono personaggi come Durov.  The business is business, ed è difficile che il suo  arresto abbia alcun impatto sugli attuali utenti della piattaforma, almeno nel prossimo futuro

 

Pare anche Pavel si sia  rifiutato di fornire la corrispondenza degli utenti e le chiavi di crittografia  ai servizi segreti russiqualche anno fa , ma si sarebbe anche rifiutato anche a fronte delle insistenti sollecitazioni dei servizi occidentali.

 

Tuttavia lui   non ha mai rifiutato completamente di collaborare, affermando di essere pronto a trasferire l’indirizzo IP e il numero di telefono di terroristi e grandi criminali ai servizi competenti, ma solo con decisione del tribunale.

Il che, ovviamente, non coincide con i tempi e le necessità degli Stati anche se l’amministrazione di Telegram ha sempre risposto abbastanza rapidamente ai reclami relativi ai contenuti vietati e li ha bloccati.

Va riconosciuto che qualsiasi anonimato e sicurezza della corrispondenza ha i suoi costi e conseguenze: non si può negare che Telegram sia utilizzato da vari terroristi e criminali, ma questi utilizzano anche  altri servizi di messaggisticaquali ad esempi  WhatsApp, per esempio.

 

Sicuramente la stragrande maggioranza degli utenti  dirà: “non ho niente da nascondere, lasciali guardare,”ma è difficile credere l’utente medio resti tranquillo se  leggono la sua corrispondenza privata o ficcano il naso a casa sua.

Il vero problema di cogente attualità  e che preoccupa  i Governi l’Intelligence occidentale è che Telegram ( e non solo) è una piattaforma ben protetta, ma è anche il principale mezzo di comunicazione per gli l’eserciti russo e ucrainonel distretto militare settentrionale dove si combatte da anni, ed è sintomatico che anche Zelenskyminacci di bloccare il servizio.

 

D’altra parte l’origine russa di Pavel desta qualche sospetto di connivenza con  Putinche  bandì Telegram alcuni anni fa, salvo ripristinarne di recente la fungibilità
Resta  fatto che il controllo delle truppe durante il conflitto sia fortemente legato a Telegram tramite il quale si comunicano dati di intelligence, aggiustamenti di artiglieria, trasmissione di flussi video da elicotteri e molto altro ancora.

Le preoccupazioni sulla sicurezza  sono comprensibili, ma attualmente destano qualche perplessità sotto il profilo del bistrattato diritto internazionale, perché il suo principale centro operativo del servizio si trova a Dubai, negli Emirati ArabiUniti (come la maggior parte dei suoi server), e il suo quartier generale è a Berlino.

 

Inoltre Durov ha dichiarato recentemente che “Né Telegram né altri messenger potrebbero fornire le chiavi per decrittografare la corrispondenza di tutti i loro utenti, anche se lo volessero. Ciò è dovuto alle caratteristiche tecniche della crittografia.”

Al momento esistono molte versioni sulle ragioni dell’arresto, comprese quelle complottistiche (irrilevanti) , ma la vicenda Durov  si adatta bene alle tendenze che osserviamo non solo in Occidente, ma in tutto il mondo moderno: ovvero inasprimento della censura, verifica correttezza politica (di parte) come nuova ideologia e la cultura del “controllo”.

I servizi segreti di molti stati sono insoddisfatti delle politiche di Telegram  e cercarono in ogni modo di esercitare pressioni, ma  la Francia è andata oltre decidendo di arrestarlo e accusandolo di diversi reati e per il suo rifiuto di fornire informazioni alle forze dell’ordine.

La sua situazione è peraltro aggravata dal fatto che Durov ha anche la cittadinanza francese e sarà processato come cittadino di questo Stato.

Ci sono versioni secondo cui il vero scopo di questa detenzione sia di costringere Pavel  a collaborare con i servizi segreti occidentali rivelando corrispondenza importante, oppure quello di tagliare l’ossigeno a Telegram e contribuire alla sua chiusura in Francia e in altri paesi europei.

Ma se parliamo della divulgazione della corrispondenza è comunque  improbabile che le autorità francesi siano in grado di utilizzare l’enorme mole di messaggi crittografati per rubare informazioni. Infatti se si avvia una conversazione su Telegram ognuno di noi crea automaticamente una password che è la chiave per accedervi.

 

In realtà la Francia non ha bisogno delle chiavi, ma esige che venga fornita la corrispondenze, mentre Durov risponde  “Non posso, sono crittografati” e  le autorità francesi ribattono“Non ci interessa, decifrale se vuoi lavorare sul nostro territorio”.

E ora è di fronte a una scelta per evitare la galera. O si rifiuta di soddisfare le richieste delle autorità e di decifrare tutta la corrispondenza sul territorio francese, oppure Telegram se ne va dalla Francia. Come d’altronde era già successo in Russia.

La particolarità di Telegram è che mentre la cronologia delle chat regolari è archiviata su server cloud, quelle protette dalla crittografia end-to-end non vengono archiviate da nessuna parte se non nella memoria dei dispositivi da cui è  in corso ildialogo. .

 

Pertanto, affinché terzi possano accedere ai canali di comunicazione crittografati, è necessario non solo conoscere i numeri di telefono a cui sono collegati gli account che conducono il dialogo, ma anche avere accesso ai dispositivi stessi.

L’arresto di Pavel costituisce un indubbio precedente perchè  finora nessun proprietario del social network è stato processato per insufficiente controllo e collaborazione  sulla propria piattaforma.

 

Sembra quindi improbabile che venga condannato a 20 anni di galeraper accuse, che solo qualche tempo fa venivano ritenute inammissibili. Certamente per il clamore che il caso ha suscitato , è evidente il brand Telegram ne ha guadagnato in popolarità.

 

Una pubblicità che Pavel certamente di cui non aveva certo bisogno.

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