di Viola Scipioni
Per Matteo Salvini, Antonio Tajani avrebbe contribuito ad eleggere nel 2019 «Ursula von der Leyen, che ha sostenuto una Commissione per me sciagurata». Per il segretario del partito del Carroccio, gli ideali della Presidente della Commissione europea non coincidono con quelli della Lega, soprattutto dopo l’invito di Marine Le Pen a dissociarsi da qualunque richiamo per rieleggere von der Leyen a capo della Commissione. Tajani, esausto dai continui richiami e dalle perenni frecciatine del suo alleato di governo, ha chiamato in causa Salvini nel programma Tagadà su La7, affermando come nel 2019 fu Salvini stesso a «contribuire alla scelta» di von der Leyen per evitare che fosse eletto il socialista Timmermans. Nonostante ciò, Tajani afferma come in FI non vogliano «creare nessuno scossone al governo», sottolineando quindi come una dichiarazione sia più che personale che altro.
D’altro canto, in FdI è il capogruppo alla Camera Tommaso Foti a smorzare le ire di Salvini: «una coalizione è un’orchestra armonica in cui tutti devono suonare lo stesso spartito. Per tradizione, chi canta fuori dal coro viene punito dagli elettori». Meloni è comunque più cauta, vuole che Salvini resti al governo almeno fino alle elezioni europee di giugno per capire sul da farsi. È probabile, perciò, che non avremo grosse dichiarazioni della premier in tale ambito almeno fino ad allora, nonostante l’irritazione nei confronti di Salvini sia evidente.
