Primo piano

Tra Israele e Iran una sfida multipolare/2

di Marco Palombi (*)

A livello di infrastrutture strategiche, il territorio iraniano funge da “ponte” materiale tra i bacini energetici del Caspio, del Golfo e dell’Oceano Indiano. Le pipelines del Neka–Teheran e del South Pars–Assaluyeh garantiscono trasferimento di gas e greggio da nord a sud, mentre la ferrovia Transiraniana (2.000 km da Bandar Torkaman a Bandar Imam Khomeini) collega i flussi transcontinentali. Lo stesso Corridoio di Trasporto Est-Ovest, sostenuto dalla Shanghai Cooperation Organisation (SCO), punta a unire la Cina all’Europa via Tashkent, Ashgabat e Tabriz, riducendo la dipendenza dalle vie instabili ucraine e caucasiche.

 

Non meno rilevante è la funzione dell’Iran come piattaforma di compensazione finanziaria, specie dopo l’ingresso formale nel gruppo BRICS avvenuto nel 2024. La Banca Centrale iraniana ha siglato intese con Pechino e Mosca per la compensazione delle transazioni in yuan e rubli, riducendo l’uso del dollaro USA e incrementando la capacità di resistenza alle sanzioni occidentali. Nel secondo semestre 2024 oltre il 37% degli scambi sino-iraniani è stato regolato in valuta locale o in stablecoin digitali, con un effetto sistemico sulla tenuta del sistema di pagamenti alternativo a SWIFT.

 

Sul piano geopolitico, l’Iran agisce come “pivot di vulnerabilità” e ridondanza, catalizzando investimenti in sicurezza energetica, logistica e finanziaria. Qualsiasi attacco o destabilizzazione delle infrastrutture iraniane produce ricadute immediate sui costi di trasporto via terra e via mare fra Russia, Cina, India ed Europa. Nel maggio 2024, la chiusura per quarantotto ore del terminal di Bandar Abbas in seguito a un attacco sabotatore ha causato un rialzo del 5,7% dei costi di spedizione su tutte le rotte Caspio–Oceano Indiano (dati UNCTAD 2024) e un temporaneo incremento dei premi assicurativi sulle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz. Una perdita sistemica della funzione iraniana nel sistema eurasiatico costringerebbe Russia e Cina a rafforzare corridoi secondari (Transcaspico, via Kazakistan e Georgia) più vulnerabili a interruzioni, più costosi e meno scalabili.

 

Nel disegno multipolare, quindi, l’Iran non è solo un partner: è il “modulo obbligato” senza cui la convergenza degli interessi russo-cinesi e indiani rischia di rompersi, e l’ordine eurasiatico di frammentarsi in sottosistemi più fragili, costosi e instabili. La funzione di snodo energetico, logistico, infrastrutturale e finanziario, unita a una capacità di resilienza interna non replicabile da nessun altro attore della regione, fa dell’Iran una leva strutturale del multipolarismo reale. La sua destabilizzazione produrrebbe effetti a catena non solo sul prezzo dell’energia o sulle tempistiche di trasporto, ma sulla stessa credibilità delle alternative al sistema occidentale di scambi e regole.

 

Gli attacchi mirati alle infrastrutture commerciali e strategiche, che si sono moltiplicati negli ultimi giorni, rappresentano quindi la prosecuzione di questa logica di contrasto: si tratta di operazioni che non mirano a distruggere la capacità di combattere dell’Iran, quanto a logorare la capacità di far funzionare le dottrine avverse, attraverso il danneggiamento economico e strategico dei grandi avversari. Ogni bomba su una ferrovia, su un porto, su una raffineria, produce effetti che vanno ben oltre la semplice interruzione dei flussi materiali; mette in discussione la continuità infrastrutturale eurasiatica, obbligando Cina e Russia attori a riflettere sul costo di una partecipazione indefinita alla ricostruzione e alla protezione delle reti logistiche persiane.

 

Tali azioni obbligano l’avversario a riposizionare i propri vettori di influenza attraverso altri luoghi geografici ed economici (mercati).

 

In tale contesto, il confronto israelo-iraniano si distingue dal conflitto tra India e Pakistan osservato sul fronte himalayano poche’ questo era un proxy per la misurazione e la validazione di sistemi d’arma, software, dottrine d’impiego, e capacità di adattamento delle potenze sponsor. L’abbattimento di droni, il successo o il fallimento dei sistemi di difesa antiaerea, la sopravvivenza di reti di comando decentralizzate, sono tutte metriche utilizzate per valutare la robustezza dei modelli industriali e strategici che ciascun blocco globale intende proiettare oltre i propri confini. In questa “guerra di laboratorio”, la tecnologia si sostituisce all’ideologia come principale vettore di confronto, e il valore di ogni scontro non si misura più in chilometri conquistati o in vittime inflitte, ma nella capacità di assorbire, apprendere, adattare, integrare lezioni operative in tempo reale. Con l’Iran il gioco è più profondo, come abbiamo visto, perché coinvolge più profondamente, anche se mai direttamente, gli attori veri.

 

L’aspetto centrale del sistema è che, nessun conflitto e’ regionale. I conflitti che sembrano confinati entro il perimetro di un confronto tra Paesi in realtà sono funzionali a rappresentare un confronto indiretto tra le grandi forze geopolitiche contrapposte.

 

Nessuna potenza vera, nel quadro attuale, è realmente pronta a una guerra su vasta scala: le dottrine di deterrenza globale sono ancora fondate su sistemi industriali e politici non adeguati a sostenere uno scontro violento e diretto fra pari, come le analisi confermano.

 

La gestione dell’altro (della potenza terza), facendo cantar i cannoni anche al fine di rendere meno efficaci le dottrine delle Tre Guerre e Gerasimov, quindi, passa e passerà attraverso la moltiplicazione di focolai regionali a intensità controllata, in cui l’obiettivo non è la risoluzione, ma la massimizzazione dell’incertezza e la produzione di un logoramento gestibile delle capacità avversarie.

 

Israele e Iran—come già avvenuto per decenni tra India e Pakistan—non sono altro che le punte visibili di un iceberg strategico le cui dimensioni reali sono determinate dai vettori di potenza che attraversano Eurasia, Medio Oriente e Indo-Pacifico.

 

La prospettiva più realistica per il prossimo decennio è quindi quella di una sequenza ininterrotta di guerre di questo tipo, in cui la frequenza degli scontri cresce mentre la loro capacità di produrre effetti risolutivi si riduce.

 

Nessuno può invadere l’Iran senza esporsi a una guerra attrizionale senza fine; nessuno può assicurare la sicurezza assoluta di Israele in un contesto di saturazione missilistica e di proliferazione delle minacce asimmetriche.

 

Questa è la vera indicazione che ci deve dare lo scontro israelo-iraniano: non la possibilità di una soluzione definitiva, ma la visibilità di un futuro, nei prossimi dieci anni, costellato da guerre così, in cui ogni vittoria è temporanea, ogni stabilità è precaria, e ogni protagonista è costretto a negoziare giorno per giorno la propria permanenza nel sistema.

 

 

  • International Institute for Strategic Studies (2025) The Military Balance 2025. Routledge, London.
  • United Nations Conference on Trade and Development (2024) Review of Maritime Transport 2024.
  • Ministry of Commerce of the People’s Republic of China (2024) Outbound Investment and Cooperation Report.
  • Indian Ports Global Limited (2025) Annual Traffic Report, Chabahar.
  • Bank Markazi Iran (2024) Financial Stability Report.
  • World Bank (2024) Global Economic Prospects.
  • Asian Development Bank (2024) Key Indicators for Asia and the Pacific.
  • Shanghai Cooperation Organisation (2024) Annual Report on Regional Connectivity.
  • Marco Palombi (2025) Storie di un futuro possibile
  • Marco Palombi (2025) Droni sull’Himalaya (Alessandria Today)
  • Marco Palombi (2025) Iranian Military Doctrine and Structure (Alessandria Today)

 

(*) Economista

 

2-Fine

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