di Giuliano Longo
Le segnalazioni di una telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin (sebbene immediatamente smentita dal Cremlino) hanno dato un primo assaggio del tono e della direzione delle loro relazioni nell’immediato futuro.
Secondo il Washington Post Trump ha parlato con Putin il 7 novembre, mettendolo in guardia contro qualsiasi escalation in Ucraina e ricordandogli “la considerevole presenza militare di Washington in Europa”.
Indipendentemente dal fatto che la telefonata sia avvenuta o meno, qualsiasi scambio di messaggi tra i due, anche se solo indiretto o per vie diplomatiche criptate , dovrebbe essere preso in considerazione in Europa , così come dal principale partner della Russia Xi Jinping.
I segnali di Putin
Segnali ce ne sono. Putin, prima della presunta telefonata, ha tenuto un lungo discorso all’incontro annuale del think tank Valdai Discussion Club svoltosi nella località turistica di Sochi sul Mar Nero.
Non sorprende che il discorso, e le risposte di Putin alle domande del pubblico fossero anti-occidentali e fiduciose della prospettiva pieni di un nuovo ordine “nella fase di autentica creazione”,ma fece anche un’altra affermazione relativa alla necessità di evitare non solo il defunto bipolarismo, ma anche qualsiasi trilateralismo (evidentemente USA, Russia Cina) .
Allo stesso tempo, Putin ha definito Trump un “uomo coraggioso”,affermando che avrebbe preso in considerazione qualsiasi proposta del nuovo presidente che intenda ripristinare le relazioni tra Stati Uniti e Russia e porre fine alla “crisi ucraina”.
Ma nel suo discorso ha dato anche molto più spazio alle relazioni tra Russia e Cina. Il motivo di ciò potrebbe risalire alla campagna elettorale quando il 31 ottobre, Trump affermò che avrebbe lavorato per “disunire”Russia e Cina, lasciando intendere che i due sono “nemici naturali”perché la Russia ha un vasto territorio confinate che potrebbe far gola a Pechino.
Russia e Cina, una storia di conflitti
In effetti Russia e Cina Hanno una storia di conflitti e contestazioni per il territorio lungo l’immenso confine terrestre nella Siberia orientaele, ma questi scontri si inserivano nella divisione politica e ideologica fra Mosca e Pechino, o Meglio fra il PCUS e il PCC.
Ma più ancora ad allarmare il Cremlino negli anni 70 fu l’apertura degli Stati Uniti alla Cina avviata dall’allora presidente Richard Nixon, operazione pazientemente imbastita dal genio diplomatico di Kissinger.
Contrariamente a Nixon, Trump sembra intenzionato a provare a ripristinare le relazioni degli Stati Uniti con Mosca piuttosto che con Pechino, ma è ben difficile immaginare una tale frattura fra i due Paesi, proprio oggi che andrebbe ad esclusivo vantaggio degli Stati Uniti.
Le perplessità di alcuni ambienti moscoviti
A prima vista, Putin e Xi sono alleati, ma un’analisi più approfondita dele relazioni tra Russia e Cina suggerisce che si tratti principalmente di una relazione tra leader più che di una alleanza istituzionalmente certificate.
Nei confronti della Cina, in Russia non mancano critiche, risentimenti e allarmi , sia nei circoli pubblici che in quelli politici diffidenza che traspare ad una attenta lettura dei media.
Molti russi rimangono diffidenti nei confronti del crescente e inevitabile ruolo della Cina in Asia centrale e non hanno dimenticato le dispute sui confini
Certa nomenklatura nazionalista panrussa non vede di buon occhio il fatto che Mosca sia ora un partner minore di Pechino. Une realtà ormai certa è che il conflitto ucraino se non ha spinto la Grande Russia nelle braccia di Pechino, ha condizionato la sua economia, che oggi è ampiamente dipendente da Pechino, in parte anche sotto il profilo della tcnologia militare.
Inoltre se si guarda attentamente anche il “patto di ferro” fra Russia e Corea del Nord è una zeppetta all’incontrastata e pluridecennale in fluenza della Cina su quel Paese, che da lei dipende per forniture, assistenza alimentare e umanitaria.
La strategia di Trump attualmente è poco realistica
Questi sono potenzialmente tutti problemi che Trump crede di poter usare per creare una spaccatura tra Russia e Cina, ma anche il minimo di credibilità di tale strategia – Trump e Musk non sono Kissinger- è subordinato a quanto succederà in Ucraina e in particolare in Europa per le contromisure doganali di Pechino a fronte delle tariffe di importazione imposte da Washington.
Un accordo mediato da Trump probabilmente implicherebbe anche qualche vantaggio per Putin, non solo per la conferma delle sue conquiste territoriali, ma soprattutto per la completa revoca delle sanzioni e un’ampia riabilitazione internazionale concessa a Mosca.
I rischi per l’Europa
Sicuramente un ridimensionamento dell’impegno degli Stati Uniti nei confronti della NATO e un impegno a non perseguire un ulteriore allargamento dell’alleanza, lascerebbe l’Europa con il cerino ucraino in mano, mentre dovrebbe combattere non solo con i balzelli imposti da Donald, ma anche contro quelli che si appresta ad imporre Pechino .
In questa situazione è molto probabile che Putin giochi su entrambi i fronti nella speranza che la Russia possa in questo modo diventare un terzo pari accanto a Cina e Stati Uniti, pura fantasia, considerando le dimensioni dell’economia russa che di superpotenza ha solo le armi atomiche.
Un’apertura americana a Mosca, al contrario di Pechino, è anche difficile da immaginare per i partner europei, fra questi Germania e Francia – non ultima l’Italia con le recenti dichiarazioni di Mattarella a Pechino- che tra i paesi ‘UE, sono più propensi a voler fare un accordo con la Cina.
Conclusione
Diplomaticamente, Putin dipende da Xi e da organizzazioni guidate dalla Cina come la Shanghai Cooperation Organisation e i BRICS. Ma sebbene vi siano differenze tra Mosca e Pechino, entrambe condividono la visione del mondo che vede un declino terminale degli Stati Uniti, che probabilmente il secondo mandato di Trump potrebbe accelerare.
In particolare per la Cina, impedire agli Stati Uniti di spostarsi completamente sulla costa indo-pacifica sarà una priorità fondamentale, e impedire a Trump di concludere un accordo con Putin a spese della Cina sarà in cima all’agenda di Xi per raggiungere tale obiettivo.
Invece, sotto il profilo politico globale, invece di rendere di nuovo grande l’America, Trump potrebbe accelerarne ulteriormente il declino contribuendo alla distruzione di ciò che resta dell’ordine liberale internazionale.
