La guerra di Trump

Trump minaccia crimini di guerra in Iran, ma il consenso alla sua guerra precipita negli States

 

di Balthazar

Appena cinque mesi dopo che il presidente Donald Trump e i suoi alleati si erano mostrati indignati per un video in cui sei membri democratici del Congresso avvertivano i militari di non obbedire agli ordini illegali del Presidente, Trump sta mostrando esattamente di volerli commettere.

Oggi scade l’ultimatum entro cui l’Iran dovrà accettare un accordo e riaprire lo Stretto di Hormuz. In caso contrario, Trump ha ripetutamente affermato che colpirà le infrastrutture iraniane, tra cui centrali elettriche, ponti, pozzi petroliferi e forse anche altri impianti come quelli di desalinizzazione dell’acqua con azioni che potrebbero configurarsi come crimini di guerra crimini che spesso Zelensky e l’Occidente hanno imputato a Putin.

Interrogato lunedì sulla possibilità di aver già commesso crimini di guerra, Trump ha affermato di non essere preoccupato affermando «Sapete cos’è un crimine di guerra?», ha detto ai giornalisti «Il crimine di guerra è aver permesso all’Iran di possedere un’arma nucleare» che peraltro non esiste.

Dopo oltre un decennio in cui ha ventilato azioni che potrebbero configurare tali crimini, a ben vedere, ha già ampiamente violato il diritto internazionale e ora minaccia sfracelli nel più pericoloso scenario immaginabile.

Le infrastrutture civili possono essere considerate un obiettivo valido se hanno una duplice utilità per l’esercito iraniano, come sostiene Mosca per l’Ucraina. Ma Trump ha minacciato non solo di far saltare in aria alcune centrali elettriche iraniane, ma di farle saltare in aria tutte .

Una settimana fa ha minacciato “far saltare in aria e distruggere completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg” e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione.

Mercoledì scorso i ha rincarato la dose affermando che “colpiremo duramente e probabilmente simultaneamente ciascuna delle loro centrali elettriche”. E domenica, con un post particolarmente concitato , ha avvertito che la scadenza si stava avvicinando rapidamente.

“Martedì in Iran sarà la Giornata della Centrale Elettrica e la Giornata del Ponte, tutto in uno”, ha scritto sul suo Truth Social. “Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno – VEDRETE! Sia lode ad Allah.”

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche di base sono  palesemente in contrasto con il diritto internazionale e certamente, costituiscono una violazione della Convenzione di Ginevra.

Alla fine del 2015, durante la sua prima campagna elettorale, Trump si espresse a favore dell’assassinio dei famigliari dei terroristi che curiosamente coincide oggi con la decisione di Israele per la pena di morte per i terroristi stessi.

All’inizio del 2016, si fece promotore della tortura promettendo di reintrodurre tali metodi e quando gli fu fatto notare che tali ordini sembravano illegali, assicurò che le truppe li avrebbero eseguiti comunque, salvo poi fare retromarcia.

Nel 2020, minacciò di colpire i siti storici della cultura persiana , il che avrebbe violato il diritto internazionale e probabilmente costituito un crimine di guerra., come allora riconobbe l’allora Segretario alla Difesa Mark Esper che promise di non farlo, ma Trump fece nuovamente marcia indietro.

Con un episodio meno eclatante nel 2022,Trump ipotizzò di camuffare aerei statunitensi con bandiere cinesi e di usarli per bombardate selvaggiamente la Russia al fine di scatenare una guerra tra i due Paesi. Forse scherzava ma alla luce di quanto sta combinando da tempo rappresenta un’altra dea delirante del Tycoon scatenato.

La scorsa estate, l’amministrazione ha probabilmente oltrepassato il limite, commettendo veri e propri crimini di guerra. Ciò è avvenuto quando ha condotto un secondo attacco contro un’imbarcazione sospettata di traffico di droga nei Caraibi, dopo che il primo attacco aveva lasciato dei sopravvissuti.

Il New York Times ha poi riferito che l’aereo utilizzato negli attacchi era stato dipinto in modo di apparire come un aereo civile e che il suo armamento era stato nascosto.

Questo – analogamente all’idea di Trump di camuffare un aereo con la bandiera di un altro paese – già si configura un crimine di guerra noto come “perfidia”, ma l’ amministrazione ha affermato che l’aereo era stato sottoposto a verifica di conformità e che l’attacco era “pienamente conforme al diritto dei conflitti armati”.

All’inizio del mese scorso, un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana che non era impegnato i combattimento trovandosi in acque internazionali  vicino allo Sri Lanka. L’attacco, avvenuto senza una dichiarazione di guerra e senza alcun intervento statunitense per il salvataggio dei superstiti..

A metà marzo, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, durante un briefing, dichiarò che l’esercito statunitense non avrebbe mostrato ” nessuna pietà e nessuna clemenza contro i nostri nemici”. Anche se solo minacciare di “non mostrare pietà” – ovvero rifiutarsi di clemenza verso un nemico che si arrende – sembra essere illegale secondo il diritto internazionale.

Lo svolgimento di tutti questi eventi segue uno schema tipico di Trump. Propone qualcosa di apparentemente impensabile finché, col tempo, non diventa meno impensabile e la realizza.

Ma nessuno dovrebbe perdere di vista ciò che sta accadendo: un presidente americano sta minacciando azioni che sembrano essere crimini di guerra, e lo fa anche dopo che in molti gli hanno fatto notare che potrebbero essere illegali.

Dare seguito a queste azioni potrebbe significare non solo una notevole escalation della guerra con l’Iran, ma forse anche un cambiamento duraturo nella percezione della moralità statunitense sulla scena mondiale.

Un vero e proprio cambio di strategia, dato che Trump ha parlato della possibilità di incitare i cittadini iraniani a rovesciare il governo e vuole attaccare le infrastrutture iraniane in modo da danneggiare i civili per gli anni a venire, rendendo la popolazione iraniana ancora più ostile agli Stati Uniti. Evidentemente Vietnam e Afghanistan non fanno parte della sua limitata coscienza storica.

I suoi ripetuti rinvii della scadenza con la minaccia di azioni terribili sembrano indicare una certa inquietudine nel portare a termine l’azione, ma la sua amministrazione ha già condotto attacchi nell’emisfero occidentale (Venezuela) che si configuranocome crimini di guerra.

E anche se decidesse di non dare seguito all’attacco contro l’Iran, sembra comunque che abbia usato la minaccia di crimin come merce di scambio, né all’interno della sua amministrazione esistono esponenti che possano dissuaderlo.

 

La verità è che la guerra in Iran è sempre meno popolare tra gli americani.

 

Secondo la media dei sondaggi calcolata dalla newsletter del team statistico Nate Silver, solo il 38% degli americani sostiene l’intervento militare statunitense in Iran, contro il 55% che si dichiara contrario.

 

Il trend negativo si è consolidato nell’arco di poco più di un mese.

 

A inizio marzo, nei giorni immediatamente successivi all’avvio delle operazioni militari il 28 febbraio, l’opinione pubblica era divisa in modo più equilibrato. Un sondaggio Fox News dei primi di marzo registrava un pareggio perfetto, 50 a 50, tra favorevoli e contrari.

 

Ma i dati del Silver Bulletin – che pesa i sondaggi in base all’affidabilità degli istituti, alla dimensione del campione e alla data di rilevazione – confermano la traiettoria discendente.Se il primo marzo la media dava circa il 35% di favorevoli e il 47% di contrari, lla data del 3 aprile i favorevoli sono scesi e i contrari sono saliti al 56%, un divario che si è allargato proprio nelle ultime settimane.

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