di Viola Scipioni
Una vittoria schiacciante, quella di Donald Trump, che viene ufficialmente proclamato nuovamente come Presidente degli Stati Uniti. Un’elezione che pesa molto sulle spalle dei democratici, soprattutto su quelle di Kamala Harris: non sono bastati la “Brat summer”, la valorizzazione dei diritti sul corpo delle donne ed il presunto supporto delle comunità nere e latine a far vincere la ex Vicepresidente, che ora dovrà leccarsi le ferite di una campagna elettorale durata soltanto 100 giorni.
In Italia, senza ombra di dubbio, esulta il centrodestra, a partire dal leader del Carroccio: «lotta all’immigrazione clandestina e taglio delle tasse, radici cristiane e ritorno alla pace, libertà di pensiero e no ai processi politici. Anche negli Usa vincono buonsenso, passione e futuro!» scrive su InstagramMatteo Salvini, «Buon lavoro, Presidente Donald Trump». Dello stesso parere è anche la premier Meloni, che commenta in una nota da Palazzo Chigi così: «a nome mio e del Governo italiano, le più sincere congratulazioni al Presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump. Italia e Stati Uniti sono nazioni “sorelle”, legate da un’alleanza incrollabile, valori comuni e una storica amicizia. È un legame strategico, che sono certa ora rafforzeremo ancora di più. Buon lavoro, Presidente». Dal fronte FdI arrivano anche le parole del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che approfitta dell’evento per attaccare i vertici di una nota testata giornalistica italiana: «good morning! E anche oggi pare che i cittadini non si lascino influenzare dai commentatori, gli attori, i cantanti e da tutti quelli che pensano di imporre le loro ragioni con una insopportabile arroganza. Per quanto su La7sperassero il contrario, vince Trump. Prendiamo atto della scelta. Buon lavoro al Presidente degli Stati Uniti».
Direttamente da Bruxelles è arrivato anche il commento del commissario europeo all’economia: «l’America ha scelto Trump. Ora molto dipenderà dall’Europa: deve essere più unita e più forte» ha scritto Paolo Gentiloni su X. Ed è proprio sull’Europa che si aggrega la neo-eurodeputata del Pd Lucia Annunziata, che decide di discuterne su SkyTg24: «l’Europa era preparata alla vittoria di Trump, ce lo si aspettava. Quella che ha votato Trump è l’élite americana, guardiamo anche la platea che era lì».
Dal fronte dell’opposizione, arrivano frecciatine da parte della pentastellata Mariolina Castellone, che commenta sull’Adkronosil modo in cui, secondo lei, queste elezioni impatteranno sulla politica italiana: «quanto a ciò che cambierà, nulla per la maggioranza, mentre per le opposizioni c’è da imparare una lezione: saper intercettare le esigenze delle persone, e bisogna dire in modo chiaro quali sono le posizioni su un determinato tema», ha detto la Vicepresidente del Senato, centrando probabilmente il vero punto della sconfitta di Kamala Harris. Così anche il leader Giuseppe Conte, che sembra quasi ricordare i tempi in cui i due governavano insieme: «auguri di buon lavoro a Donald Trump, 47° Presidente degli Stati Uniti, in virtù di una vittoria netta, estesa anche al voto popolare». Molto meno pungente Matteo Renzi, che riconosce di aver sostenuto la candidata sconfitta: «Donald Trump ha vinto in modo netto le elezioni americane e sarà il 47 Presidente degli Stati Uniti. Ci sono tante riflessioni che il mondo politico può e deve fare su questo chiaro responso delle urne ma il primo dovere morale e civile è riconoscere il risultato con le congratulazioni al vincitore e l’onore delle armi alla sconfitta Kamala Harris. Spero che per l’Europa questo sia il momento della sveglia. Buon lavoro al Presidente eletto Trump e grazie al Presidente Biden per il lavoro di questi anni», ha scritto sui suoi social. Carlo Calenda, invece, ne ha approfittato per risorgere dalle ceneri, commentando con un lungo post dai toni esistenziali la sconfitta della sua paladina: «l’Europa, adesso. L’elezione di Trump conferma tante cose che purtroppo già sapevamo sulla politica di questo decennio: paura e rabbia come principale meccanismo di voto; noncuranza verso l’etica pubblica e trionfo dei conflitti di interesse; politica come capacità di intrattenere ed essere “star” prima che statisti; irrilevanza sostanziale dei risultati di governo. Si vota sulla base della propria corrispondenza identitaria ed è spesso un’identità costruita contro “l’altro”. Tutto ciò nasce da una crisi lunga dell’Occidente innescata da parole d’ordine come globalizzazione, innovazione, multiculturalismo, diventate politiche ideologiche mal gestite da liberali e progressisti. Ora l’Occidente vive la sua ora più buia. Separato, indebolito e incapace di ricostruire una leadership fondata sui valori che ne avevano fatto il punto di riferimento di chi desiderava vivere in un sistema libero e giusto».
Il tempo, come fu nel 2016, darà i suoi frutti, e sicuramente tutti i cittadini statunitensi saranno in grado di capire se hanno fatto la scelta giusta o meno. Ciò che sicuramente colpisce, e che forse ha completamente determinato le sorti di Kamala Harris, è la poca importanza sul fronte dell’economia da lei gestito in campagna elettorale: se chi ha votato la ex Vicepresidente per un buon 56% lo ha fatto per il “bene della democrazia”, solo il 13% ha pensato che potesse portare vantaggio sul fronte economico. Percentuale che, paragonata a quella di Donald Trump, appare quasi come ridicola, ovvero quella del 51% (fonte: il Post – NBC); per non parlare poi della grande polarizzazione assunta da Harris a partire da quest’estate, in cui è sembrato valorizzasse molto di più alcune categorie rispetto ad altre. Insomma, gli Stati Uniti restano gli Stati Uniti, un vasto agglomerato di realtà molto diverse tra di loro e per questo sempre molto difficile da analizzare. Ma se contiamo che in ambito estero sia Trump che Harris rientrano in percentuali di interesse minime, ci aspettiamo comunque il proseguimento trumpiano di quello che è stato fino al 2020, ovvero pace all’estero e “guerra” in casa.
aggiornamento elezione Trump ore 14.03
