Esteri

Ucraina: da Papa Francesco a Leone l’impegno della Santa Sede per fermare la guerra

di Antonio Modaffari

 

Città del Vaticano (Vaticano) 22 feb. (LaPresse) – Da Francesco a Leone XIV. Un impegno lungo 4 anni per dire stop alla guerra e per tutelare i più deboli. Sin dal primo momento dell’invasione della Russia all’Ucraina la Santa Sede è stata in prima linea con un solo obiettivo: porre fine al conflitto. Da un lato la diplomazia. Subito dopo lo scoppio delle ostilità, Papa Francesco si recò presso l’Ambasciata russa presso la Santa Sede per manifestare la sua preoccupazione. Bergoglio, che non ha mancato di ricevere in Vaticano il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel corso di questi anni, non ha mai rinunciato a far sentire la propria vicinanza verso il “martoriato popolo ucraino”. Un sentimento che il Pontefice ha tradotto in azioni concrete con la missione affidata al cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italia. Mission: l’impegno per il ritorno in Ucraina dei bambini ucraini trasferiti in Russia.

 

Dall’altro lato Papa Francesco ha, in svariate occasioni, inviato aiuti alla popolazione tramite il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità. L’impegno di Francesco per la pace ha trovato un ultimo atto proprio nei giorni del funerali del Papa argentino quando, nella Basilica di San Pietro, si è tenuto un breve incontro tra il presidente Usa Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky. Un faccia a faccia su due sedie: un quarto d’ora di colloquio dopo diversi momenti di tensione.

 

La linea del Vaticano non è cambiata con l’elezione di Leone XIV che ha confermato la missione di Zuppi, ha ricevuto in diverse occasioni il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, anche durante i giorni di riposo a Castel Gandolfo, e ha continuato a mandare aiuti alla popolazione. L’ultimo invio di Prevost, pochi giorni fa: gli 80 generatori di corrente per affrontare l’emergenza freddo oltre a farmaci come antibiotici, antinfiammatori, integratori e viveri.

 

A descrivere la situazione in Ucraina nel quarto anno di guerra è padre Taras Zheplinsky, vice-direttore del Dipartimento per la comunicazione della Chiesa greco-cattolica ucraina e sacerdote a Kiev. “A quattro anni dall’invasione su vasta scala della Russia l’Ucraina resiste con una forza incredibile, ma il prezzo è altissimo – dice a LaPresse -. Siamo feriti ma vivi speriamo in una pace giusta e continuiamo a pregare per una vittoria della vita sulla morte.

 

A Kiev viviamo ogni giorno attacchi massicci all’energia con black-out di 16-20 ore in un contesto di temperature sotto zero e case senza riscaldamento. La Russia ha distrutto oltre il 50% delle nostre capacità elettriche usando il freddo come arma per spezzare lo spirito della gente. La guerra è di logoramento, la Russia ha perso oltre 1 milione di soldati”. Padre Zheplinsky sottolinea: “Le nostre parrocchie sono diventate punti di invincibilità” e “l’impegno della Chiesa è stato totale con supporto concreto e spirituale. Il nsotro impegno è stare accanto alle persone, accogliamo le persone e distribuiamo aiuti”. Padre Taras parla anche dell’incontro dello scorso 12 febbraio tra Papa Leone XIV e il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine. Sviatoslav Shevchuk che ha “consegnato una lista di 400 prigionieri e scomparsi rinnovando al Papa l’invito di venire in Ucraina. La fede in Dio ci dà la forza di resistere, sperare e andare avanti”.

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