“Non resteremo a guardare mentre l’oleodotto dell’Amicizia (Druzhba ndr.) viene chiuso. Garantiremo l’approvvigionamento di carburante dell’Ungheria e adotteremo le contromisure necessarie fino alla ripresa delle spedizioni. Le contromisure sono: nessuna spedizione di gasolio dall’Ungheria all’Ucraina; rifiuto di qualsiasi prestito militare all’Ucraina; nessun sostegno alle sanzioni, il ventesimo pacchetto di sanzioni sarà respinto”. Lo scrive su X il premier ungherese, Viktor Orban. Il premier ungherese conferma così l’intenzione annunciata stamattina dal suo ministro degli Esteri, Péter Szijjartó, di bloccare domani il nuovo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia, “finché l’Ucraina non riattiverà il transito di petrolio verso l’Ungheria e la Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba”. Ciò che l’Ungheria chiede è la ripresa del flusso del petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Le forniture di petrolio russo all’Ungheria e alla Slovacchia sono state interrotte dal 27 gennaio, dopo che, secondo quanto affermato dalle autorità ucraine, un attacco con droni russi ha danneggiato l’oleodotto Druzhba, che trasporta il greggio russo verso l’Europa centrale passando per il territorio ucraino. L’Ungheria e la Slovacchia, che hanno entrambe ottenuto una deroga temporanea alla politica dell’Ue che vieta le importazioni di petrolio russo, hanno accusato l’Ucraina, senza fornire prove, di bloccare deliberatamente le forniture. Ed entrambi i Paesi hanno cessato questa settimana le spedizioni di diesel all’Ucraina a causa dell’interruzione dei flussi petroliferi.
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