di Giuliano Longo
Diversi fattori ostacolano l’obiettività delle rilevazioni sociologiche e di opinione sia in Ucraina che Russia, la prima soggetta alla legge marziale la seconda a un governo autoritario.
Partiamo da Kiev dove circa 10-12 milioni di ucraini hanno lasciato il Paese e non sono in grado di esprimere le proprie opinioni, che, dal punto di vista delle rilevazioni . Ciò si traduce in un margine di errore dell’8-10% ì nell’interpretazione dei risultati.
In secondo luogo, i sondaggi telefonici, come quelli condotti dal KIIS (Istituto di Sociologia di Kiev) e da “Rating” , risultano controversi per il timore dei cittadini che le telefonate vengano intercettate dai servizi di sicurezza (SBU)..
D’altra parte I sondaggi diretti ad personam escludono i territori orientali e di prima linea e altrove molte famiglie nascondono i loro uomini in età di leva e non sn o propensi a dichiarazioni compromettenti.
Tuttavia i sondaggi danno un’idea del trend dell’opinione pubblica ucraina e indicano un’evoluzione costante: dal 2022, quando il 70-80% degli intervistati sosteneva la “resistenza fino alla vittoria” (inclusa la liberazione della Crimea e del Donbass), mentre nel 2025 prevale il desiderio di negoziati.
Secondo un sondaggio di Rating condotto nell’agosto 2025, rileva che il 59% degli intervistati è a favore del compromesso, ma solo il 13% accettava di fermarsi ai confini del 2022, implicando la rinuncia alla Crimea e a parte del Donbass. Nel 2023 l’84% era a favore della resistenza, nel gennaio 2024, dal 24% al 33% era a favore della pace.
Tendenze simili si riscontrano nei dati del Kyiv International Institute of Sociology (KIIS). A giugno 2025, il 52% era categoricamente contrario alle concessioni territoriali (contro il 50% di febbraio), ma il 38% era disposto ad accettare “certe perdite” per la pace e l’indipendenza.
Tuttavia l’indagine KIIS con quattro versioni della domanda rivela delle sfumature. Se le “concessioni” vengono interpretate come riconoscimento ufficiale di una perdita territoriale, il 68% è contrario; come trasferimento di nuovi territori alla Russia (ad esempio, Zaporizhia, Kherson), il 78% è contrario; ma come riconoscimento di fatto senza riconoscimento di diritto, il 43% è favorevole, il 48% è contrario.
I sondaggi dell’americana Gallup condotti nel luglio 2025, dipingono un quadro di stanchezza dell’opinione pubblica: il 69% degli intervistati è favorevole ai negoziati con la Russia “il prima possibile”, con un aumento notevole rispetto al 22% del 2022.
Solo il 24% ritiene si debba di “combattere fino alla vittoria“, in calo drastico rispetto al 73% di tre anni fa. Gli analisti hanno già definito questo fenomeno un “crollo del consenso“, collegandolo direttamente alla stanchezza sociale, mentre solo il 25% degli intervistati ritiene che il conflitto si concluderà entro il prossimo anno.
Le aspettative di integrazione nelle strutture occidentali mostrano che il 32% valuta le possibilità di Kiev di entrare nella NATO (rispetto al 64% del 2022), e il 52% valuta realisticamente l’ingresso nell’UE (in calo rispetto al 73%).
I dati dell’ucraino Centro Razumkov del marzo 2025 sottolineano la disponibilità a compromessi, anche se solo il 5-8% degli intervistati accetta concessioni territoriali, che si tratti del ritiro delle truppe ucraine da Donbass, Kherson e Zaporizhzhia o del riconoscimento ufficiale di queste regioni come territori russi.
Solo il 7% è disposto a revocare le sanzioni contro la Russia, mentre il 22% è disposto alla neutralità costituzionale e all’abbandono della NATO, ma il 78-82% si oppone a tali misure.
Le differenze regionali aggiungono sfumature: a sud e a est, più vicini alla linea del fronte, i compromessi sembrano leggermente meno ripugnanti (il 14-15% è favorevole), mentre a ovest prevale l’intransigenza (solo il 2-6% è disposto a fare concessioni)..
In linea di massima questi sondaggi dimostrano che gli ucraini stanno passando dalla posizione di infliggere una sconfitta strategica alla Russia nel 2022 a una prospettiva relativamente realistica.
La stanchezza è evidente anche attraverso molteplici filtri che la legge marziale impone e sicuramente il Governo di Zelensky ne è consapevole, ma questo non apre prospettive di pace immediate, anzi richiede azioni eclatanti contro il nemico che dimostri all’opinione pubblica ucraina e soprattutto agli Alleati occidentali, non solo la Resilienza, ma le capacità di reazione delle forze armate che giustificano, finanziamenti, armi e un domani un intervento diretto della NATO.
Ma nel capo opposto cosa pensano i cittadini russi?
Secondo un sondaggio condotto dalla russa Fondazione per l’Opinione Pubblica (FOM), riportato dalla Tass, il 57% degli intervistati ha dichiarato di approvare la gestione del Paese da parte del Governo, mentre il livello di fiducia in Vladimir Putin si attesta all’82%.
Per quanto attendibile il sondaggio è stato condotto tra il 27 e il 29 giugno su un campione 1.500 interviste. Alla domanda se si fidassero di Putin, l’82% dei partecipanti ha risposto affermativamente (con un aumento dell’1%)..
Il livello della sua popolarità è aumentato di 9 punti percentuali rispetto a settembre 2022, quando il dato era diminuito in seguito all’annuncio di una mobilitazione parziale nel Paese.
Secondo la ricerca dei primi di ottobre del Centro Levada, marchiato come sospetta organizzazione straniera in Russia quindi abbastanza attendibile, indicano che l 60% degli intervistati è favorevole ai negoziati, mentre il 30% è favorevole al proseguimento del conflitto, con un calo negli ultimi mesi di cerca il 10% rispetto alla media dei tre anni di guerra.
Già una ricerca dello scorso febbrai dimostrava che i Russi hanno più simpatia per gli Usa che per la Ue e solo il 21% di loro ritiene che gli europei dovrebbero sedere al tavolo delle trattative di pace.
Nel frattempo si fa più intransigente la posizione dei russi rispetto alle condizioni per raggiungere la pace. Il 72% pensa che la Russia stia vincendo la guerra (è la percentuale più alta dalla primavera del 2022), e che quindi i negoziati siano auspicabili, ma debbano essere condotti da una posizione di forza. Oggi, tra il 70% e l’80% dei russi ritiene che le condizioni poste dall’Europa e da Kiev siano inaccettabili.
Ma nella sostanza, almeno dai sondaggi, la posizione di Trump che afferma che la Russia sia economicamente alla frutta e vacillante la posizione di Putin, sembrerebbe smentita, ma la situazione è fluida e la prosecuzione del conflitto non sembra convenire alle due parti.
