di Giuliano Longo
Nel corso di queste settimana sembrerebbe che per Zelensky le cose vadano un po meglio. L’ira di Trump che minaccia sanzioni sul petrolio russo se non fa la pace a modo suo, le intenzioni di Ursula von der Leyen di fare dell’Ucraina un riccio armato europeo per maciullare le ganasce dell’orso russo, il tutto condito dalle rivelazioni del tutto scontate e arcinote del New York Times sul diretto sostegno militare statunitense nel conflitto, tutto ciò premesso come si dice in burocrazia, Putin non dovrebbe proprio dormire sonni tranquilli.
Alla Nbc con la sua solita delicatezza gergale, il Tycoon ha detto di essere “molto incazzato” con Putin, suscitando l’entusiasmo e la speranza di una svolta da parte dei media occidentali contro Vlad aveva messo in dubbio la legittimità di Zelensky senza elezioni ( senti chi parla!) e dopo che Trump aveva sbattuto fuori dalla Casa Bianca il presiente ucraino senza tanti complimenti agli inizi di marzo.
Ora The Donald cambia radicalmente registro , con grande sollievo dei media europei, e alla emittente NBC dichiara “Se la Russia e io non riusciremo a raggiungere un accordo per fermare lo spargimento di sangue in Ucraina, e se penserò che la colpa è della Russia… imporrò tariffe secondarie su tutto il petrolio proveniente dalla Russia”. Minacciando dazi (che ormai è la sua specialità) sul petrolio russo del 25-50% e promettendo sanzioni ai paesi che violeranno l’embargo..
Ma poi resosi conto di essersi allagato un po’ troppo , ammicca e dice di avere “un ottimo rapporto con lui (Putin) ” e che “la rabbia si dissipa rapidamente… se fa la cosa giusta”, ovvero quello che vuole lui.
Immediata la reazione del “coraggioso” Zelensky che non va al voto a causa del conflitto, ma questa volta Donald gli offre un assist inatteso, tanto che si affretta a dichiarare “Per troppo tempo la proposta americana di un cessate il fuoco incondizionato è rimasta sul tavolo senza un’adeguata risposta da parte della Russia” aggiungendo “Si potrebbe già arrivare a un cessate il fuoco se si facesse una pressione reale sulla Russia”,.
Poi ringrazia gli Europei il cui riarmo, secondo la presidente Ursula von der Leyen UE dovrà fare dell’Ucraina un riccio armato sino ai denti i cui aculei mortificheranno le ambizioni del Cremlino. Che è come dire prepariamoci alla guerra senza esserne ancora pronti.
Ricordiamo che sia Mosca che Kiev hanno concordato sul concetto di tregua sul Mar Nero all’inizio della scorsa settimana, ma la Russia ha affermato che l’accordo non entrerà in vigore finché gli alleati dell’Ucraina non avranno revocato alcune sanzioni, ipotesi già affondata dalle minacciate tariffarie sul petrolio russo.
Richiesta russa e minaccia trumpiana che rivelano quanto il business sia centrale mei colloqui Russia-Usa .
Eppure il vero problema è che i russi continuano ad avanzare, sia pur lentamente, in Ucraina, in attesa di quella offensiva estiva che lo stesso Volodia prevede e teme. Tutto il resto è noia mediatica o addirittura gioco delle parti che non cambiano di una virgola la situazione sul fronte.
A meno che gli Stati Uniti, come hanno sempre fatto in maniera risibilmente criptica, si uniscano apertamente agli Europei in un pesante riarmo ucraino senza escludere la presenza di truppe NATO che a quel Punto aprirebbero un conflitto aperto fra Mosca e L’Alleanza.
Ipotesi non peregrina se non ci fossero alcuni elementi di deterrenza che i “volenterosi” fingono di Ignorare.
Il primo è il rischio di conflitto nucleare che prima coinvolgerebbe l’Europa e poi tutto il globo. Ma anche nelle fasi più acute della Guerra Fredda si è evitata la catastrofe a partire dalla tentata presenza di missili russi a Cuba nel novembre 1962, sino al crollo dell’Unione Sovietica.
Il secondo, last but not least, è che Trump verrebbe meno alla sua promessa agli elettori di chiudere la guerra ucraina per risparmiare i soldi dei contribuenti, mentre l’America dovrebbe intervenire direttamente e pesantemente per sostenere quelli che lui, ma soprattutto il suo vice Vance, definiscono i parassiti europei già vessati dai dazi trumpiani dal 2 aprile.
C’è poi un terzo elemento di carattere geopolitico che non va sottovalutato. Le tariffe doganali di Trump stanno mettendo sottosopra l’economia mondiale senza che siano chiari i vantaggi per gli Stati Uniti, tanto che anche alcuni paesi dell’Estremo Oriente cominciano a guardare con favore a Pechino.
Ma soprattutto perché la deterrenza atomica aveva senso quando il mondo era diviso in due blocchi contrapposti. Oggi non è così e mezzo mondo non lascia più le mani libere a Trump di fare quello che vuole. E lui lo sa.
In conclusione l’unica soluzione del conflitto ucraino parrebbe quella “coreana”, di un congelamento delle operazioni sul fronte e di fatto di una divisione dell’Ucraina con le parti già occupate in mano russa, anche se non ufficialmente riconosciute. Con il rischio che il conflitto si riaccenda periodicamente o resti strisciante almeno per una decina di anni.
Una sorta di cancro a est dell’Europa che i sui leader stanno alimentando alacremente nel timore di una invasione russa, che se fosse una prospettiva reale accadrebbe anche prima che i” volenterosi” raggiungano il loro obiettivo di riarmo.
Poi tutto è negli mani degli visto che i potenti umani non rinsaviscono e i popoli subiscono.
