di Giuliano Longo
Non è noto se le cancellerie occidentali o almeno l’intelligence statunitensi o britannici fossero informati delle intenzioni di Zelensky di terremotare il suo governo nel pieno dell’offensiva russa nel Donbass e con il nuovo fronte di Kursk praticamente congelato in una situazione di stallo precario.
Né è noto quanto la scelta del presidente ucraino possa incidere sulla imminente decisioni di Washington di concedere finalmente a Kiev i missili a lungo raggio per colpire magari anche Mosca.
Alcuni scalmanati come Tony Blair che insistono sulla vittoria di Kiev con una lunga intervista al Corriere della Sera di oggi, l’alto commissario Borrell e la presidente della UE, la bellicosa Ursula, tacciono.
Pare quasi che agli alleati occidentali intenti a discutere di armi, soldi e strategie militari, poco interessino le vicende interne di Kie e la sua deriva autoritaria giustificata da conflitto e dalla vigente legge Marziale.
Sui grandi media occidentali corre ormai la voce mainstream che si tratta solo di una questione interna all’ucraina , salvo poi farsi raccontare qualche improbabile retroscena solo da pettegole fonti ucraine in cerca di notorietà, notoriamente indiscutibili e di sicuro affidamento.
Le fonti di tali doviziose e puntuali informazioni sono evidentemente neo candidati al governo, espert politologi di noti atenei ucraini, burocrati di terza fila e insignificanti rappresentati della insignificante Rada.
Anche la stampa russa, a parte le consuete raffiche di insulti, non pare interessata ad approfondire il tema nonostante la certezza che il Cremlino abbia informazioni sicure e di prima mano.
Insomma la linea è lasciamo in pace il Grande Manovratore e pensiamo a bombardare la Russia, ignorando sondaggi e moti di opinione che in Ucraina non garantiscono la tenuta e tantomeno il plebiscitario consenso al leader in canottiera.
Veniamo ai fatti anche se probabilmente noti ai nostri lettori.
L’epurazione del ministro degli Esteri Dmytro Kuleba è la più grande novità del rimpasto governativo e qualcuno dei malinformati sostiene che lui fosse un falco del conflitto, ipotesi che ha ben poco fondamento perché con VolodJa o si è falchi o non si è, in ogni senso.
In verità la girandola delle poltrone era stata annunciata dallo stesso capo dello Stato ormai un paio di mesi fa e in questo senso tale epurazione non è una sorpresa, se non per chi finge di non sapere cosa succede sul fronte politico ucraino.
Di cambiamenti sostanziosi dal sapore politico inoltre se ne erano in ogni caso già visti, da quando è iniziato il conflitto nel febbraio del 2022: lo scorso anno Zelensky aveva sostituito il ministro della Difesa Oleksii Reznikov con Rustem Umerov e qualche mese fa era stata la volta del capo delle forze armate Valery Zaluzhny, il cui posto è stato preso da Oleksandr Syrsky.
Gli avvicendamenti, sia a livello politico che militare, sono sempre stati quindi molti, anche se questa volta sono tanti e tutti insieme.
Negli ultimi due anni le direzioni ai ministeri sono cambiate una decina di volte, molte sono state anche le sostituzioni all’interno dell’ufficio presidenziale, dove Andrey Yermak, capo dell’amministrazione e alter ego di Zelensky, ha acquisito sempre più potere ed influenza.
Anche il cerchio magico del presidente ha perso qualche pezzo, come il consigliere Olexey Arestovich dimessosi nel 2023 e trasformatosi ora in un rivale politico, e per ultimo, in questa tornata, Rostislav Shurma, vice di Yermak.
Insomma, a ben vedere e come minimo, gli equilibri nelle stanze del potere a Kiev non sono insomma più quelli di prima.
Zelensky, a giustificazione del rimpasto, ha detto in sostanza che bisogna iniziare un nuovo capitolo, senza però specificare perché, come e quando.
L’impressione è che, come nel settembre del 2023, quando ormai era chiaro che la controffensiva ucraina era fallita, i cambiamenti arrivino in un momento di difficoltà, sia al fronte che a Kiev.
Il capo dello Stato ha quasi dimezzato i consensi, scesi dall’oltre 90% all’inizio del conflitto a poco più del 50%; i malumori sono cresciuti, sia tra l’elettorato che in Parlamento, e anche tra le varie correnti della maggioranza. Fra la popolazione si teme l’arruolamento, anche forzato, come la peste.
Probabilmente Zelensky vuole dare l’idea, sia all’interno che agli alleati occidentali, di avere la situazione sotto controllo, ma con tutte queste epurazioni (di tipo staliniano?) rischia di ottenere l’effetto contrario. La realtà dunque non collima non la narrazione ufficiale.
Il problema potrebbe essere proprio
l’incursione in territorio russo che va avanti ormai da un mese, senza però aver prodotto risultati concreti, se non quello di aver scoperto il fronte nel Donbass e favorito l’avanzata russa.
L’operazione a sorpresa è parsa sin dal suo inizio un azzardo, sia dal punto di vista militare che politico. Anche a Kiev i dubbi sono stati immediati e ciò, al di là dell’euforia della prima settimana, ha rafforzato le critiche interne, sia nei confronti di Zelensky che del generale Syrsky, che potrebbe essere il prossimo a sgomberare lo Stato Maggiore.
L’andamento del conflitto influisce sui giochi di potere interni e sulle nomine, lo si è visto bene nel recente passato.
Qualche media russo prevede sarebbe già pronta la promozione per Kirilo Budanov, che da capo dell’intelligence militare potrebbe passare al comando di tutte le forze armate.
Una scelta sicuramente ben vista dalla CIA e dalla Britannica MI5, magari molto meno dell’FSB e dal GR militare russo, i quali hanno ben compreso che un confine di circa 1300 chilometri con l’Ucraina è sempre soggetto a incursioni e blitz. Senza contare i permanenti attacchi di droni e missili, nonché i quotidiani i sabotaggi alle infrastrutture della Federazione, figuriamoci poi con i missili a lunga gittata.
Non è un caso se l’FSB e il GR vorrebbero tanto farlo fuori anche perché è uno, che in caso di sconfitta o congelamento in armi del conflitto, non esiterebbe a scatenare l’inferno di una perenne guerriglia come sta già facendo in parte oggi, ma non con il pieno consenso dell’Occidente che teme di fornire a Putin un casus belli pericoloso per l’Europa.
Se il rimescolamento delle carte indica più la debolezza che la forza politica del presidente e segnala il contesto più problematico che favorevole sul terreno, allora è evidente che a Kiev le prossime settimane e i prossimi mesi saranno più difficili.
Il nodo degli aiuti occidentali e del supporto incondizionato degli Stati Uniti sarà sciolto non prima di fine anno, e oltre, quando si saprà il nome del nuovo inquilino della Casa Bianca. Lla possibilità di colpire obbiettivi in territorio russo, di cui sta discutendo nelle cancelliere occidentali, potrebbe servire a Kiev ad arginare l’avanzata russa, ma non a ribaltare l’andamento della guerra.
il piano, avanzato dallo stesso Zelensky a luglio, di arrivare a una nuova conferenza di pace con la partecipazione della Russia entro novembre, è in sostanza congelato, anzi già fallito dopo il blitz di Kursk, se le recenti parole di Putin hanno un senso. .
Da qualche tempo si rincorrono voci, tra mezze verità e la solita disinformacja, che il sostegno diretto a Zelensky da parte di Washington sarebbe giunto al minimo e si starebbero già cercando alternative per il futuro prossimo.
Ma più che una ipotesi parrebbe un desiderio del Cremlino e di alcuni stati occidentali stufi di questa guerra eterna e costosa.
Comunque i rimpasti servono anche alle varie fazioni di potere per piazzare le proprie pedine e se mai capitasse, evitare guai al Presidente, ormai di tenace difensore della democrazia, tranne che in ucraina.
Lui, Zelensky rinsaldata la sua falange nel bunker sotterraneo, si appresta a giocare altre carte puntando sul jolly del coinvolgimento sempre più diretto della Nato e della Ue nel conflitto.
Non solo, pensa di essere ancora lui il dominus di eventuali trattative almeno per un cessate il fuoco che invece verrà alimentato dai missili a lungo raggio.
Mentre Vlad, il dittatore,, con lui non ci prenderà mai nemmeno un caffè e , non andrà mai nemmeno a prenderci il caffè. Mentre tratterà solo con il nuovo inquilino della Casa Bianca, lasciando il ruolo di comparse a Ursula e al nuovo segretario della Nato.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 13.47
