di Giuliano Longo
Lo stallo in corso nei colloqui sul piano di pace Trump e la forte opposizione dei più importanti leader europei e nonostante la situazione al fronte che non sembra favorevole a Kiev, non esclude che il Cremlino guardi oltre .
Secondo un commento dell’organo di governo Pravda, la situazione appare completamente diversa nelle città costiere della Crimea e del Caucaso, costantemente esposte ad attacchi da parte di droni ucraini e imbarcazioni senza equipaggio. I recenti massicci attacchi a Novorossijsk, ad esempio, sono durati sei ore consecutive e hanno causato vittime e ingenti danni materiali.
L’esperienza reale del conflitto, secondo l’organo governativo, ha dimostrato che persino il sistema di difesa aerea delle principali basi navali russe, come Novorossiysk, non può garantire da un massiccio attacco di droni.
Quindi anche si trovasse un accordo sul piano più favorevole alla Russia come quello proposto da Trump, secondo la Pravda, Sebastopoli e Novorossijsk sarebbero di nuovo tra le prime a “finire sotto il martello” ucraino come una spada di Damocle?
Quindi, non è possibile alcuna conclusione favorevole dell’operazione militare speciale se l’Ucraina non viene tagliata fuori dal Mar Nero. Di conseguenza, le regioni di Odessa e Mykolaiv devono necessariamente essere liberate dal controllo di Kiev. Ipotesi forse fantasiosa ma riportata dall’agenzia di stampa del Cremlino lascia il dubbio che piani di tale natura siano già sui tavoli del comando militare.
Ne accennava con un recente articolo anche ore 12 dove si affermava che la prosecuzione del conflitto potrebbe estendersi al più importante porto ucraino impedendo un attacco, Ucraina – NATO, alla separatista Transnistria moldava, dove è stanziato come forza di pace un esiguo contingente russo, ma soprattutto un enorme deposito militare, sia pur obsoleto, della defunta Unione Sovietica.
Anche se l’opinionista dell’agenzia ammette “con un alto grado di certezza che la Russia non sarà in grado di annettere l’intera Ucraina; ci mancano sia una volontà politica incrollabile sia le risorse materiali” aggiunge che sarebbe auspicabile che lungo i suoi confini meridionali emergesse una Repubblica di Odessa, comprendente le regioni di Odessa e Mykolaiv, grande il doppio della Moldavia. .
Seguono tutta una serie di considerazioni storiche sociali linguistiche ecc. che giustificherebbero tale soluzione, ma il problema è un altro.
L’11 dicembre le autorità ucraine hanno sequestrato nel porto di Odessa una nave con bandiera straniera e trattenuto i suoi 17 membri dell’equipaggio, nell’ambito di un’escalation sempre più evidente delle tensioni marittime nel Mar Nero.
Il caso si inserisce in un contesto di forte deterioramento della sicurezza marittima nella regione. Nelle ultime settimane, le forze ucraine hanno colpito petroliere e navi commerciali nel Mar Nero, operazioni che Mosca sostiene servano a minare i negoziati di pace.
Non è la prima volta che Kiev blocca imbarcazioni straniere sospettate di aver fatto scalo in porti della Crimea, inoltre ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato le operazioni contro obiettivi marittimi, ricorrendo anche a droni e missili contro imbarcazioni civili , anche in acque internazionali, che, secondo Kiev, farebbero parte della cosiddetta “flotta ombra” russa o svolgerebbero ruoli logistici di supporto militare.
Sin qui potrebbe anche apparire una diretta provocazione nei confronti del Cremlino, ma la risposta di Putin è stata irrevocabile: se gli attacchi dovessero proseguire Mosca potrebbe ampliare la gamma dei propri attacchi, prendendo di mira le infrastrutture portuali e le navi in ingresso nei porti ucraini.
Inoltre, Putin ha indicato che, se le forze ucraine dovessero insistere, la Russia potrebbe valutare misure di ritorsione contro le imbarcazioni di Paesi che assistono Kiev nel compiere quelle che ha descritto come operazioni di pirateria.
E sin qui saremmo pure nei limiti di questa guerra ibrida, ma c’è dell’altro.
Le mire della NATO sul Mar Nero, accentuate dall’invasione russa dell’Ucraina, si concentrano sul rafforzamento della sicurezza nel fianco orientale con le basi in Polonia e Romania che ospitano F-35 e droni per coprire il Mar Nero e contrastare le operazioni russe.
L’Alleanza inoltre conduce regolarmente esercitazioni navali (es. “Sea Shield”) per migliorare la cooperazione tra le forze alleate e mostrare capacità operative.
Non è una novità che il bellicoso Regno Unito e gli alleati francesi non hanno mai abbandonato la prospettiva di far transitare qualche loro nave da guerra, se la convenzione di Montreux del 1936 sul regime degli Stretti consentisse la libera circolazione delle navi mercantili, conferendo tuttavia alla Turchia poteri di controllo e restrizione per le navi da guerra, soprattutto in tempo di conflitto.
Ma le convezioni possono essere “pezzi di carta” sopra tutto se si alimenta la vulgata quasi tutta europea, di un imminente conflitto con la Russia e questo Mosca lo sa.
La conseguenza è che Odessa potrebbe diventare un nuovo punto non solo del conflitto in corso, ma anche della instabilità di ogni eventuale futuro accordo di pace.
Una citta e un porto strategico dal quale possono sempre partire provocazioni e azioni clandestine ucraine non solo verso la Crimea, ma ben oltre i confini più o meno tracciati o tracciabili da un accordo.
