Esteri

UE: Ursula non va lontano con l’estrema destra

di Balthazar

 

Anche se von der Leyen potrebbe trovare qualche accordo di convenienza con l’estrema destra su temi ambientali e immigrazione, sarebbe quasi impossibile per lei elaborare un programma legislativo fattibile a media scadenza.

 

Mentre socialisti e liberali minacciano di bloccare il programma della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sorge ovvia una domanda: può governare con la maggioranza di destra del Parlamento europeo?

La scorsa settimana, la coalizione centrista su cui aveva fatto affidamento per approvare la legislazione sembrava vicina al punto di rottura a causa della frustrazione per i tentativi del Partito Popolare Europeo di centro-destra (cui appartiene Ursula)  di annacquare i piani verdi dell’UE.

Ciò ha portato le forze più a destra del Parlamento a esultare per quello che descrivono come il successo ottenuto nel coinvolgere il PPE nel loro programma, consentendo loro di far approvare misure ideologicamente divisive su temi quali il clima e l’immigrazione.

 

Il risultato più naturale sarebbe quello di avere una maggioranza di destra quando si approverà la nuova norma sulle espulsioni quindi von der Leyen potrebbe trovare qualche accordo di convenienza con l’estrema destra su temi ambientali e immigrazione, ma non riuscirebbe a mantenere una maggioranza stabile.

In quanto politica tedesca di centro, Ursula dovrebbe essere consapevole di provenire da un Paese plasmato dal suo passato nazista, il che stride con i suoi giochini per il coordinamento legislativo, anche saltuario,  con i partiti nazionalisti estremisti.

Se dovesse affidarsi alla destra, si troverebbe spesso ad allearsi con politici filo-Cremlino, anti-Ucraina, anti-LGBTQ+, anti-abortisti ed euroscettici, che contraddicono, si spera, alle sue convinzioni fondamentali.

Sebbene ci sia probabilmente più spazio per cooperare con i Conservatori e Riformisti Europei, dominati da Giorgia Meloni, sarebbe molto più difficile vedere fare regolarmente causa comune con i Patrioti, i cui nomi più importanti includono l’ungherese Viktor Orbán e la francese Marine Le Pen.

E qualsiasi coordinamento frequente con l’estrema destra  diAlternativa per la Germania (AfD) nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, si rivelerebbe particolarmente rischioso, sebbene il PPE abbia già sfiorato questa possibilità.

Lavorare con l’estrema destra è particolarmente delicato per la Presidente soprattutto se il suo cancelliere tedesco Friedrich Merz è impegnato a combattere l’AfD a Berlino.

Del trio cristiano-democratico tedesco che domina Bruxelles, solo Manfred Weber, leader del PPE, ha fatto affidamento sui voti dell’estrema destra in Parlamento.

Mentre il PPE può contare su una maggioranza parlamentare composta da varie correnti di destra che lo aiutano ad bocciare i dossier che non gradiscono, come alcune parti del Green Deal, sarà molto più difficile quando si tratterà di mettere insieme una legislazione più complessa, come il bilancio.

Un esempio dei pericoli di flirtare con l’estrema destra è emerso dalle linee guida del bilancio UE per il 2025. Il PPE si era inizialmente coordinato con i suoi alleati abituali, Socialisti, Liberali e Verdi, ma poi si era rivolto all’estrema destra, tra cui l’AfD, per introdurre un linguaggio più duro sulle barriere di confine e sui centri di detenzione.

Dopo lo spostamento a destra del PPE, i socialisti, i liberali e i Verdi hanno deciso di votare contro il testo nel suo complesso, insieme ai Patrioti, che nonostante il successo nel far approvare gli emendamenti sull’immigrazione consideravano la risoluzione stessa “inaccettabile”.

Anche in materia di politica verde – dove il blocco di destra concorda ampiamente sulla necessità di qualche snellimento – la richiesta dell’estrema destra di abrogare integralmente le leggi sarebbe eccessiva per il PPE. Accettarla significherebbe rischiare fratture interne, dato che alcuni dei suoi membri sostengono un forte Green Deal.

Affidarsi a una maggioranza di destra susciterebbe inoltre perplessità con il Primo Ministro polacco Donald Tusk, impegnato in un’aspra contesa con l’opposizione conservatrice nazionalista. Mentre  il suo partito Diritto e Giustizia, al governo, ha già criticato il riavvicinamento del leader del PPE Weber alle forze di estrema destra.

I socialisti, che rappresentano ancora il secondo gruppo più numeroso nel Parlamento, hanno chiarito che tra i centristi è stata raggiunta un’intesa sul programma della Commissione e che von der Leyen dovrà rispettarla.

“C’è una cooperazione tra diverse forze che ha supportato una Commissione con un programma. Voglio ricordarvi che la Presidente von der Leyen ha fatto un discorso promettendo certe cose, e questo discorso è stato il risultato di molte trattative e incontri con il presidente del gruppo socialista”, ha dichiarato a POLITICO Laura Ballarín, eurodeputata socialista ed ex capo di gabinetto del gruppo socialista. “Se queste promesse non verranno mantenute, ovviamente dovremo rivalutare il nostro ruolo.”

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