di Riccardo Bizzarri (*)
C’è un’Italia che non compare nei trend, nei titoli dei notiziari o nelle polemiche quotidiane. È l’Italia che ogni sera si stringe intorno a un campo di calcio, che crede nella forza dello stare insieme, che ritrova nella fatica condivisa e nella gioia dello sport la voglia di sentirsi comunità. Prendo spunto da un curioso fatto di cronaca che porta migliaia di persone in un piccolo quartiere di una piccola città per 30 serate è l’Italia del Torneo Novi. Porotto è piccolo borgo emiliano dove il Torneo di calcio a 7, giunto alla sua ventunesima edizione, trasforma l’estate in una festa di valori veri.
In questo piccolo paesino si disputa il Memorial Roberto Novi, organizzato con passione da un gruppo di ragazzi della ASD X Martiri e sostenuto da un esercito di volontari. Il memorial Novi non è solo un torneo: è un inno all’amicizia, al rispetto e alla bellezza dell’incontro. Ogni sera, sotto le luci del campo, più di 2.000 persone si riuniscono per vedere i ragazzi sfidarsi in partite combattute ma leali, dove la tecnica si intreccia alla voglia di stare insieme. Un rito che si rinnova, tra cori, abbracci e il profumo dell’erba che riporta tutti a un tempo più semplice.
“Quando li vedo seduti dopo la partita, con un panino e una bibita, raccontarsi la vita e ridere come fratelli, mi emoziono”, confida con la voce rotta Geremia, uno degli organizzatori. “È come tornare a quando eravamo bambini, quando il calcio era il nostro linguaggio per sentirci uguali.”
Perché a Novi la partita non finisce mai al triplice fischio: il momento più atteso è il terzo tempo, quando le tensioni si sciolgono, le mani si stringono e nascono amicizie che durano ben oltre l’estate. E così, un semplice campo di provincia si trasforma in un laboratorio di convivenza e speranza.
Come ricordava Gianni Brera, “il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, e a Novi questa sacralità si respira in ogni sorriso, in ogni stretta di mano, in ogni incitamento che unisce invece di dividere. Qui non c’è spazio per la rabbia che troppo spesso sembra dominare i nostri giorni; qui si impara che lo sport è, prima di tutto, rispetto per l’altro.
Non è un caso che questo torneo sia diventato un simbolo dell’estate ferrarese: venti squadre, un programma che quest’anno culminerà il 3 luglio nell’All Star Game Novi, con ospiti come Damiano “Er Faina” e Sergio Cruz, e la grande finale del 10 luglio. Ma il vero successo si misura altrove: nei volti felici dei ragazzi, nelle famiglie che riscoprono la bellezza di una serata in campagna, nella tribuna che diventa un grande salotto sotto le stelle.
“Abbiamo voluto creare un posto dove i giovani possano guardarsi negli occhi, non solo negli schermi”, spiega il Vice Presidente della ASD Ennio. “Meglio una serata con le lucciole e i sogni che un’altra notte a scorrere video senza fine.”
E se c’è un messaggio che il Memorial Novi consegna a tutti noi, è questo: l’Italia migliore esiste, resiste e vive nei luoghi dove la comunità si fa famiglia, dove lo sport educa, dove la memoria di chi ci ha lasciato – come Roberto Novi – diventa linfa per far crescere uomini e donne capaci di rispettare e rispettarsi.
Perché, come diceva Bruno Pizzul, “tutto molto bello”, ma qui a Novi non è solo il calcio a essere bello: è la vita che si costruisce insieme, passo dopo passo, sorriso dopo sorriso.
E in un’Italia spesso frenetica, individualista, arrabbiata, sapere che c’è un campo di provincia dove si continua a sognare un futuro migliore è la certezza che, nonostante tutto, c’è ancora un Paese che non ha smesso di credere nei valori autentici. L’Italia che ci piace.
(*) Giornalista
