Primo piano

Una nuova locomotiva per l’ Europa che verrà

di Michele Rutigliano

Non avremmo mai immaginato, noi europei,  che nel suo discorso d’insediamento,  il nuovo Presidente americano  ci avrebbe insultato  con toni e argomenti così minacciosi.  Su tutto dissentiamo: meno che su un punto. Finalmente Trump ha svegliato  l’Europa. Dopo anni e anni

d’ inconcludenza, di rivalità e rinvii,  anche lei ha battuto un colpo. Per noi europei, s’ impone ora una scelta:  cambiare passo e  strategia, se vogliamo  avere ancora  un futuro di libertà, di prosperità e di pace. Agli smemorati e a tutti quei fanatici sovranisti, vorremmo ricordare  come e perché nacque l’Europa. Dopo due devastanti guerre mondiali e cinquanta milioni di morti, De Gasperi, Adenauer, Schuman e Monnet si convinsero che solo un’Europa unita avrebbe potuto garantire pace, prosperità e sicurezza.  Le loro principali motivazioni erano soprattutto  quelle di evitare nuovi conflitti. Credevano, infatti, che l’integrazione economica avrebbe reso impossibili nuove guerre tra Francia, Germania e gli altri Stati.  Credevano nella cooperazione economica, perchè un mercato comune avrebbe favorito lo sviluppo e migliorato le condizioni di vita dei cittadini europei. In un’epoca di guerra fredda, un’Europa unita avrebbe rappresentato un baluardo contro le dittature e l’influenza sovietica. E credevano, infine, in una autonomia strategica per il nostro vecchio continente: un’Europa forte e unita avrebbe potuto contare di più sulla scena internazionale, senza dipendere solo dagli Stati Uniti. Questa visione ha portato alla nascita dell’UE, che, pur con tutte le sue difficoltà, rimane uno dei progetti politici più ambiziosi della storia moderna.

 

La nuova Europa nasce dall’asse anglo-franco tedesco

 

Dopo oltre settant’anni di storia comune,  ora possiamo finalmente trarre un bilancio. Che non è tutto rose e fiori! Come ben possiamo constatare oggi in questo scenario sempre più instabile e turbolento.  L’allargamento a 27 Paesi ha portato con sé benefici economici e strategici, ma anche inefficienze, divisioni e un progressivo indebolimento della sua capacità decisionale. La crescente influenza di forze populiste, sovraniste ed estremiste, spesso più inclini a seguire le strategie di Vladimir Putin o Donald Trump che a rafforzare il progetto europeo, ha reso l’UE un gigante dai piedi d’argilla. In questo contesto, si fa strada un’idea che può apparire provocatoria, ma che affonda le radici nello spirito originario del progetto europeo: ridare centralità a un nucleo forte di Paesi fondatori e affini per costruire una “Nuova Europa”, più coesa, più potente e più determinata nel difendere i propri valori. L’asse anglo-franco-tedesco, pur con le difficoltà legate alla Brexit, potrebbe essere il pilastro di questa rifondazione.

 

L’Europa di oggi: troppo lenta, troppo divisa

Nel tempo, purtroppo, l’Unione Europea si è trasformata in un organismo burocratico, elefantiaco, incapace di rispondere con prontezza alle sfide globali. La crisi economica del 2008, la gestione dei flussi migratori, la pandemia e infine la guerra in Ucraina hanno evidenziato i limiti di una governance che fatica a trovare un compromesso tra interessi nazionali spesso inconciliabili.

Paesi come l’Ungheria e la Slovacchia bloccano decisioni cruciali, l’Italia e la Francia oscillano tra spinte sovraniste e velleità riformatrici, mentre la Germania appare spesso indecisa sul suo ruolo.
L’Europa si trova così paralizzata, vittima della regola dell’unanimità e delle divergenze tra Stati membri che rispondono più a logiche interne che a un autentico spirito comunitario. In questo scenario, la possibilità di costruire un’Europa più ristretta ma più efficace non è solo auspicabile, ma necessaria.

 

L’asse anglo-franco-tedesco: la chiave per la rifondazione

Se si vuole un’Europa veramente protagonista nel mondo, capace di difendere i propri interessi economici, politici e militari, è necessario ripartire da un nocciolo duro di Paesi. Il legame tra Francia e Germania è da sempre il motore dell’UE, ma il Regno Unito – nonostante la Brexit – resta un alleato strategico fondamentale, soprattutto in materia di difesa e geopolitica.
L’idea non è nuova: già negli anni ’50 i padri fondatori dell’Europa avevano immaginato un’integrazione progressiva, basata su una cerchia di Paesi fortemente legati tra loro, con l’ambizione di estendersi solo a chi realmente condividesse i valori europei. Questo principio oggi va recuperato, perché l’alternativa è il declino. Un’Europa più ristretta, ma più forte, potrebbe agire con rapidità sulle questioni fondamentali: una politica estera e di difesa comune, una strategia industriale ed energetica coordinata, un’economia più integrata. A fianco di Francia, Germania e Regno Unito, potrebbero aggregarsi Paesi come Italia, Spagna e Benelux, creando un vero nucleo decisionale in grado di trainare il continente.

Verso una nuova architettura europea

Questa prospettiva non significa escludere gli altri Paesi, ma costruire un’Europa più dinamica, anche se a due velocità: da un lato un nucleo compatto e integrato, dall’altro una periferia con gradi diversi di coinvolgimento. Un modello simile già esiste con l’eurozona rispetto ai Paesi che non adottano la moneta unica. In un mondo sempre più instabile, con le minacce della Russia, la competizione economica con Cina e Stati Uniti e l’incertezza sulla solidità della NATO, l’Europa non può più permettersi di essere divisa e inconcludente. È il momento di tornare allo spirito dei padri fondatori, ripartendo da chi crede davvero nel progetto europeo. Meglio un’Europa più piccola, ma  efficiente e determinata, che una grande unione bloccata da veti, rivalità e da sempre più frequenti recriminazioni reciproche.

Related posts

Maltempo: sos alluvioni per la scomparsa di 1/4 delle campagne

Redazione Ore 12

Aperta la terza corsia dell’Autosole tra Firenze Sud e Incisa

Redazione Ore 12

Violenze sessuali in piazza Duomo, raffica di perquisizioni tra Milano e Torino

Redazione Ore 12