di Giuliano Longo
La guerra è guerra, ma anche gli affari sono affari e Trump, che sul business ha costruito il suo potere, li sa fare come dimostra l’accordo con il disperato Zelensky sulle terre rare ucraine.
Ma il tycoon, proprio sui numeri degli aiuti a Kiev le spara volutamente grosse per alzare il prezzo dei suoi eventuali e futuri aiuti ,che certamente non garantiranno all’Ucraina qielle sicurezza che invece l’Europa vorrebbe garantire ad ogni costo. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza sul diluvio di cifre e studi che stanno circolando.
Quanti miliardi sono andati a Kiev in tre anni?
Nei tre anni di guerra in Ucraina gli alleati di Kiev hanno stanziato circa 267 miliardi di euro ( oltre 80 miliardi l’anno) di cui 130 miliardi) in assistenza militare, 118 in aiuti finanziari e 19 in aiuti umanitari.
Gli Stati Uniti hanno investito più di tutti i paesi europei, ma l’’Europa ha destinato aiuti per 132 miliardi di euro, 70 in aiuti finanziari e umanitari e 62 in aiuti militari, contro i 114 miliardi degli USA, 64 in armi e 50 in aiuti finanziari e umanitari.
Siamo quindi ben lontani dai 350 miliardi di dollari sparati da Trump e dai 500 miliardi che gli USA vorrebbero incassare con lo sfruttamento delle risorse minerarie ucraine, a titolo di risarcimento.
I paesi scandinavi e dell’Europa orientale si sono distinti per il loro contributo in rapporto al Pil, con Estonia e Danimarca che ne hanno destinato all’Ucraina il 2,5%. Al , contrario di Germania, Regno Unito e Stati Uniti hanno speso meno dello 0,2% del loro Pil annuo.
Mentre il contributo di Francia, Italia e Spagna, è valutato intorno allo 0,1% del Pil, anche se in termini assoluti la Germania è il donatore più importante d’Europa, con 17 miliardi di euro, seguita dal Regno Unito con 15 e dalla Danimarca con 8. Mentre. Francia (nonostante le smargiassate di Macron) , Italia e Spagna hanno speso lo 0.1 del Pil.
L’11 febbraio fonti diplomatiche della UE hanno riferito che solo nel corso del 2024 gli alleati della NATO hanno fornito all’Ucraina 51 miliardi di euro di aiuti militari, superando ampiamente la quota di 40 miliardi promessa al summit di Washington.
La spesa militare russa viene gonfiata.
Il 22 febbraio uno studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, diretto da Carlo Cottarelli, riportava che la spesa militare russa nel 2024 era 146 miliardi di dollari, ma la spesa complessiva dei Paesi europei risulta superiore del 58% rispetto a quella russa, evidenziando un quadro ben diverso da quello diffuso da alcuni media mainstream.
Valutare la spesa militare russa a 462 miliardi di dollari, cioè ben 316 in più rispetto ai 146 effettivamente stanziati, ricalca gli annunci del periodo della Guerra Fredda quando la spesa militare dell’Unione Sovietica veniva gonfiata per giustificare le alte spese militari, giustificando i profitti delle industrie nazionali degli armamenti, spesso a controllo pubblico.
Un’analisi più equilibrata del confronto sulle spese militari fra Russia ed Europa metterebbe in discussione la narrazione secondo cui il nostro continente sarebbe impreparato a un confronto militare con Mosca, almeno sotto il profilo delle risorse finanziarie assegnate alla Difesa.
Lo studio dell’OCPI sottolinea invece che la spesa europea, pur essendo superiore a quella russa, soffre di problemi strutturali quali mancanza di coordinamento tra le forze armate dei 27 Stati membri dell’UE e una spesa militare spesso sbilanciata verso il personale piuttosto che verso investimenti in armamenti e innovazione tecnologica.
Di qui l’invito alla cautela nel promuovere un forte aumento delle spese militari che tuttavia potrebbe essere necessario per quei Paesi, come l’Italia, che non hanno ancora raggiunto l’obiettivo del 2% del PIL stabilito dalla NATO.
Anche i numeri hanno anima politica, almeno nella loro interpretazione
Se alla spesa militare europea aggiungiamo quella statunitense nel 2024 si raggiungono i 1.343 miliardi e con quella e canadese la NATO supera i 1.350 miliardi di dollari, nove volte la spesa russa che nel 2025 si prevede raggiungerà il 7,6% per PIL con una crescita rispetto all’anno scorso del 13,7%.
Ma il confronto non è corretto poiché la spesa militare statunitense e canadese non è interamente rivolta al solo teatro operativo europeo, ma indica la differenza di risorse finanziarie investite in Occidente rispetto alla Russia che, peraltro, sta combattendo da tre anni una guerra convenzionale, prima della quale le sue spese militari erano di circa 70 miliardi di dollari.
Questa differenza permette di comprendere perché gli Stati Uniti chiedano all’Europa di spendere fino al 5% del PIL, quando Washington spende per la Difesa il 3,3% e Trump intende tagliare il budget del Pentagono di 50 miliardi (l’8%) portandolo da 900 600 miliardi di dollari: una cifra non lontana dalla spesa complessiva delle nazioni europee.
L’obiettivo è quello di vendere gli europei (sotto la minaccia dei dazi) i sistemi d’arma “made in USA” che in futuro verranno acquistati in misura ridotta per le forze armate statunitensi.
Del resto se i Paesi europei aumentassero la loro spesa militare al 3% del PIL, come chiede il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, il bilancio complessivo aumenterebbe di altri 250 miliardi di dollari superando i 700 miliardi. Se le spese raggiungessero il 5% del PIL, come vorrebbe Trump, si aggiungerebbero 800 miliardi al bilancio complessivo che supererebbe il trilione, cifra mai raggiunta neppure dagli Stati Uniti.
Attualmente i fondi stanziati dagli USA sono poco meno del doppio di quelli europei (886 miliardi contro 457) ma nel bilancio americano va inclusa una possente triade nucleare e il fatto che che il loro impegno militare è diffuso in tutto il mondo, principalmente nell’Indo-Pacifico, e non solo nel teatro europeo.
L’Europa potrà difendersi da sola dalla Russia.
In merito alla ventilata possibilità che l’Europa si debba difendere da sola, il Kiel Institute for the World Economy stima che l’Europa dovrebbe reclutare 300.000 militari e raddoppiare la sua spesa per la difesa nei prossimi cinque anni per riuscire a difendersi se dovesse fare a meno del supporto degli Stati Uniti, spendendo 250 miliardi l’anno solo per la truppa.
Andrebbero inoltre acquisiti 1.400 carri armati, 2.000 veicoli da combattimento per la fanteria e 700 pezzi di artiglieria e l’istituto ricorda che la crescita della spesa nella difesa stimata dalla NATO al 3,5% del PIL sarebbe sufficiente solo nel caso in cui gli Stati Uniti mantenessero la loro presenza in Europa.
Invece per sostituire gli Stati Uniti nel sostegno all’Ucraina, l’Ue dovrebbe spendere solo un altro 0,12 percento del suo Pil, ma non è certo che l’Europa lo possa fare senza accesso alla base militare-industriale degli Stati Uniti”
E’ tuttavia evidente che lo studio si basa sul rischio di un attacco russo all’Europa che comporterebbe un massiccio s riarmo europeo el un sostegno militare all’ucraina di lungo termine. Nodo che l’avvio dei colloqui russi americani sembra in pratica sciogliere nonostante le velleità bellicista di qualche cancelleria europea.
Chi vuole prosegure la guerra studia i suoi sogni
Non è un caso che l’Institute for the Study of the War, centro studi neocon vicino da sempre alla causa di Kiev, ha cominciato a pubblicare reports di “contro-narrazione” sui fallimenti russi nonostante “le quantità impressionanti di manodopera e attrezzature” impiegati nelle operazioni offensive.
Tale narrazione, a cui ISW ci ha abituati, si basa su due punti specifici: ridimensionare il valore delle conquiste territoriali russe e sottolineare che le perdite di Mosca, umane e materiali, sono altissime, molto più elevate di quelle ucraine.
Teoria sostenuta finora da molti in Occidente, ma che viene smentita da diversi ufficiali ucraini intervistati dai media occidentali, i quali riconoscono che i russi detengono una assoluta superiorità numerica di truppe e mezzi e una potenza di fuoco, aereo e d’artiglieria, molte volte maggiore di quella ucraina.
La conclusione dell’ISW è che “la Russia ha pagato un prezzo esorbitante in perdite di manodopera e attrezzature che non può sostenere a medio termine per guadagni molto limitati”. Più o meno quello che media e centri studi scrivevano già dopo i primi mesi di guerra.
Il messaggio è che non bisogna credere che i russi stiano vincendo la guerra, basta continuare ad armare gli ucraini e le armate putiniane, già allo stremo dopo pesanti perdite e sconfitte, crolleranno.
Conclusione
La nostra impressione invece è che il viaggio di Zelensky a Washington non si limiterà alla contrattazione con Trump sulle terre rare, ma affronterà anche il tema dei compromessi ucraini per porre fine o congelare il conflitto. Ritorniamo quindi all’incipit dell’articolo: gli affari sono affari e le guerre non si vincono senza soldi.
Così mentre Trump si compra l’Ucraina cosa resta all’Europa? La possibilità di aumentare le spese militari ingrassando l’apparato industrial militare degli Stati Uniti, che nel frattempo imporrebbe il25% di dazi alla UE, forse escludendo il vassallo britannico che dalla UE se ne è già andato.
Quindi ripetiamo: gli affari sono affari ma l’Europa evidentemente si occupa di altro.
