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Unicredit vuole comprare il Banco di Milano: la Lega resta sulle barricate

di Viola Scipioni

La banca Unicredit, una delle più importanti sul territorio italiano e su quello europeo, la scorsa settimana ha lanciato una grande offerta su una Banca italiana particolarmente prestigiosa, ovvero il Banco di Milano.

Nei tecnicismi, Unicredit vorrebbe offrire agli azionisti di Bpm azioni Unicredit, in modo da prendere a piccoli passi l’intera Banca e il suo intero potere azionario. Al di là di questo, però, ciò che è interessato al governo e in particolare al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, è che Bpm era stata scelta proprio dallo stesso Ministro, insieme ad altre banche, per portare avanti un processo di privatizzazione della Banca di Siena, Mps. Questa richiesta di Unicredit, che è passata poi come irrisoria dallo stesso Banco di Milano, ha sicuramente smosso le fila del governo, soprattutto in ambito della Lega. Giorgetti ha infatti minacciato di utilizzare il golden power contro una banca italiana, ovvero avrebbe minacciato di usare il permesso dello Stato italiano per intervenire su Banche private al fine di salvaguardare principalmente la credibilità del governo, più che quella della nazione. Dall’altro lato, il leader del Carroccio, Matteo Salvini, non è mancato ad evidenziare i propri termini populisti, quali individuare in Unicredit la Banca straniera che non può intervenire in territorio italiano: «è una banca straniera, questo dice la composizione azionaria». Successivamente, il Vicepremier ha poi sottolineato che «a me le concentrazioni e i monopoli non piacciono, ero rimasto al fatto che Unicredit volesse crescere in Germania. Non so perché abbia cambiato idea».

In generale, comunque, tace Meloni, anche se ha fatto sapere dal dietro le quinte di non essere proprio soddisfatta da quanto successo. L’unica nota fuori dal coro del governo è l’altro Vicepremier, Antonio Tajani di Forza Italia, che ha fatto sapere a Matteo Salvini come la politica non debba «immischiarsi», continuando a portare avanti le divergenze politiche tra i due partiti.

La domanda che comunque circola tra l’opposizione è la seguente: può una maggioranza essere credibile se considera le Banche da difendere solo quando sono d’accordo con ciò che pensa il governo? Non a caso, il governo Meloni eletto a seguito delle elezioni politiche del 2022 ha avuto molte magagne in termini di Banche ed economia: si ricordano, infatti le goffe marce indietro dell’esecutivo sul tema delle tasse agli extra profitti alle banche. Ma la domanda più importante forse è un’altra: può un governo di destra essere così interventista nei confronti delle Banche?

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