Economia e Lavoro

Unimpresa: “Con decisione della Consulta, il risarcimento per licenziamento schizza a 30-40mila euro”

 

La decisione della Corte costituzionale mette a rischio la tenuta economica della micro e piccole imprese. L’indennità salirebbe a 12-18 mesi. Il presidente Longobardi: «Va tutelato l’equilibrio tra giustizia e sostenibilità economica. Servire un tavolo di confronto al ministero»

La sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il limite massimo di sei mensilità per l’indennizzo nei casi di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese introduce un importante principio di tutela individuale, ma corre il rischio di produrre gravi conseguenze sull’equilibrio e sulla tenuta economica e occupazionale del sistema produttivo italiano.

È quanto sostiene Unimpresa, secondo cui l’impatto potenziale è ampio e profondo : un’azienda con quattro dipendenti e un fatturato di 250.000 euro annui, se condannata a pagare una indennità non più contenuta nel limite di sei mensilità, potrebbe trovarsi a ricevere 12-18 mensilità di retribuzione (in media 30.000–40.000 euro) a fronte di un solo rapporto di lavoro, con la concreta possibilità di dover ricorrere a indebitamento, licenziamenti o cessazione dell’attività.  in Italia operano oltre 4,1 milioni di microimprese (ossia aziende con meno di 10 dipendenti), pari al 94,8% del totale delle imprese attive.

Queste aziende impiegano circa 7,7 milioni di lavoratori, vale a dire il 45% degli occupanti del settore privato. La stragrande maggioranza opera con margini operativi ridottissimi, spesso inferiori al 5% del fatturato annuo, e con una liquidità che consente, mediamente, non più di tre mesi di sopravvivenza in caso di blocco o crisi di cassa. In questo contesto, l’eliminazione di un tetto predeterminato alle indennità di licenziamento illegittimo – per quanto motivata da esigenze di tutela costituzionale del lavoratore – rischiando di introdurre un fattore di incertezza giuridica ed economica enorme, aggravando una situazione già fragile.

Le imprese con meno di 15 dipendenti sono anche quelle che meno ricorrono alla consulenza giuslavoristica strutturata e che più frequentemente subiscono sanzioni per vizi di forma, anche non sostanziali, nei procedimenti di licenziamento. In assenza di un limite certo all’esposizione economica, ogni licenziamento rischiando di tradursi in una causa civile lunga, costosa e dagli esiti imprevedibili, con un effetto deterrente generalizzato sull’occupazione.

«Una giurisprudenza che non tiene conto delle condizioni strutturali delle imprese rischiando di trasformarsi in un boomerang per l’intero mondo del lavoro . È giusto tutelare i lavoratori in caso di abuso, ma serve proporzionalità. Il principio costituzionale della tutela del lavoro non può essere realizzato scaricando sulle più piccole l’intero peso della disciplina sanzionatoria. La sentenza della Consulta ignora la dimensione economica del problema e rischiare di alimentare un clima di sfiducia e rinuncia all’assunzione, proprio tra chi ha meno strumenti per gestire il rischio del contenzioso. Il rischio è che questa pronuncia contribuisca a congelare il mercato del lavoro nelle microimprese. Se assumere comportare un potenziale danno patrimoniale incalcolabile, molti piccoli imprenditori preferiranno non crescere, non formalizzare i rapporti, o peggio, rinunciare a investire nel lavoro stabile. Con buona pace della lotta alla precarietà. La chiama sentenza in causa il Parlamento. Servire subito una norma che salvaguardi il principio stabilito dalla Consulta ma introduca criteri equitativi e sostenibili. Si potrebbe pensare a un meccanismo di indennizzo modulato sulla dimensione economica dell’impresa, sulla sua capacità contributiva e sull’anzianità del lavoratore, evitando automatismi che penalizzino solo un lato del sistema produttivo. È indispensabile l’apertura urgente di un tavolo tecnico presso il ministero del Lavoro , coinvolgendo rappresentanze datoriali, sindacali e giuristi, per ridefinire un assetto normativo che tenga insieme diritto e realtà. Tutelare i diritti dei lavoratori è sacrosanto, ma non possiamo permettere che ciò avvenga al prezzo dell’agonia delle microimprese italiane» osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

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