di Giuliano Longo
La presentazione del “kit di sopravvivenza” presentato dalla Commissione europea e il video con cui esso è stato promosso dalla commissaria “all’uguaglianza e alla gestione delle crisi” Hadja Lahbib sono stati negli ultimi giorni molto discussi, spesso con ironia, ma ben poco con indignazione.
Eppure questo annuncio – presentato da Hadja in stile disinvoltamente di influencer- rappresenta invece una svolta nella politica estera europea e sul ruolo che l’Unione e la Commissione intendono avere in futuro in previsione della gerra contro la Russia. e calza perfettamente con le intenzioni dei “volenterosi leader continentali come Emmanuel Macron e Keir Starmer.
Il “kit” è denominato Preparedness Union Strategy (Strategia dell’Unione per la preparazione) strettamente collegato al piano Readiness 2030 presentato dalla presidente Ursula von der Leyen, che gli ha di recente canbiato il nome originario. poco rassicurante, ma più esplicito Rearm Europe.
Il progetto che mira alla necessaria preparazione per una possibile guerra sul territorio del continente contro un nemico ben preciso, che ovviamente è la Russia, della quale sarebbe ormai manifesta la volontà di aggressione nei confronti degli Stati europei schierati con la Nato e a sostegno dell’Ucraina.
Una narrazione a senso unico delle élite dell’Ue, che prefigura una “emergenza” assoluta, certa e indiscutibile (quasi assiomatica) quale sia che la realtà effettiva e che richiede quindi una obbedienza assoluta agli ordini (quali?) di governi, società civile e individui devono essere ridisegnate per rispondere nel modo più adeguato.
Contrariamente all’opinione corrente ( diffusa ad arte) questa narrazione emergenziale nasce molto prima del G7 del 2022 al G7, quando Joe Biden definì il conflitto ucraino come guerra di Putin all’intero Occidente. Ma la drammatizzazione del coinvolgimento degli Stati dell’Ue è stata ora accentuata decisamente dalla Commissione ( intestata Ursula von ecc.) dopo, che si è intravista la possibilità di una soluzione pacifica del conflitto con l’elezione di Donald Trump.
Ora, per specifici interessi strategici dei “volenterosi” , la prospettiva di un’aggressione russa, di un suo presunto disegno di conquista imperiale dell’Europa, è stata presentata come un’ipotesi non solo realistica ,ma incombente, giustificando l’immediata campagna di “preparazione” alla guerra a tutti i livelli.
Così, la stessa Commissione Europea si è arrogata l’urgente dovere, di varare una conversione drammatica delle risorse degli Stati membri verso le spese militari e di comunicare ai propri cittadini che uno scenario di guerra sul loro territorio è vicina e realistico.
Tale strategia mira evidentemente ad imporre la logica del fatto compiuto con un accentramento nelle proprie mani del potere, senza contrappesi e procedure salvo qualche confuso e non unanime voto del Parlamento Europeo.
Una strategia cominciata con le politiche adottate per fronteggiare la grande recessione post-2008; proseguita con il catastrofismo climatico e la presunta, indiscutibile necessità di piani come il Green Deal, ora completata con la mobilitazione bellicista.
La conseguenza è che, questa narrazione delle classi dirigenti , unita al controllo mediatico e alla censura più o meno esplicita, consentirebbe di bandire ogni discussione sulla realtà dei fatti, cui faranno seguito altri piani di “emergenza” uno dopo l’altro decisi in una unica sede: la Commissione o i leader dei “volenterosi”.
In questo senso, proprio il “kit”, con i suoi risvolti ridicoli, pare dire alle masse popolari “eccoci qua, la Commissione si preoccupa di te, proprio di te”, oppure “vuole salvare la tua vita in una emergenza imminente che tu non vedi ancora, ma noi prevediamo saggiamente”.
L’operazione ha un chiaro obiettivo di condizionamento psicologico e non lascia spazio alla verifica o alla realtà dei fatti, come se già fossimo in guerra non ancora dichiarata, con la Russia.
Scontata l’imprevidenza criminale di Putin di aggredire Kiev è utile ricordare che nessuna minaccia di aggressione agli Stati Ue è mai venuta da Mosca e che comunque in questo malaugurato caso (che invece certi gufi d’Europa sembrano caldeggiare) con il “kit di sopravvivenza” ci farai ben poco, soprattutto se il conflitto fosse nucleare.
Soltanto la deterrenza nucleare della Nato assicurata dagli Stati Uniti, è ancora garante di questo “equilibrio del terrore” e Trump lo sa benissimo tanto da scaricare sugli alleati europei le spese militari e in futuro di garantire la sicurezza Ucraina. Tanto a comprarsela tutta ci sta già pensando lui.
Il Kit, ma soprattutto gli 800 miliardi di armamenti che favoriranno in particolare la Germania, scaturiscono dalle menti di leadership personali, che vorrebbero presentarsi agli occhi dei cittadini come un potere “benevolo”, “paterno” e “materno” che, nella sua infinità bontà, non ha bisogno né di discussioni né di verifica. Strillando “al lupo, al Lupo” con il sottinteso corollario “armiamoci e partite”
