Esteri

Un’ipotesi robusta sulla crisi di Ceuta

di Giuseppe Onorati

La crisi migratoria che sta interessando l’enclave spagnola in Marocco, Ceuta, ragionando su varie informazioni disponibili, sta facendo emergere un quadro complesso che, pur non basato su prove conclamate, tuttavia legittima ad avanzare un’ipotesi causale forte.

Benché la problematica, ad un approccio cauto, prossimo al rischio di scivolare nell’ingenuità, richieda di limitare le ipotesi ai rapporti non semplici fra Spagna e Marocco, ad un allungamento di sguardo in profondità però, necessariamente porta ad allargare il campo dell’ipotesi ai rapporti dell’attuale Governo spagnolo con Israele ed U.S.A.

Da oltre cinquecento anni le città di Ceuta e Melilla, nel Marocco settentrionale, sono di giurisdizione spagnola; due avamposti spagnoli ed europei in terra africana dall’epoca coloniale, su cui il Regno del Marocco non ha mai abbandonata l’idea di un recupero. Spesso il Marocco ha utilizzato i flussi migratori in funzione strumentale, come leva di conflitto nelle questioni con la Spagna, come  accadde nel 2021, quando, in territorio spagnolo, fu concesso il ricovero ospedaliero a Brahim Ghali, leader storico del Fronte Polisario, movimento che rivendica l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco. Rabat in tutta risposta, aprì le frontiere ai flussi  migratori verso i territori spagnoli ed il Governo Sanchez nel 2022 iniziò un dialogo con il Marocco, dichiarandosi favorevole al Piano di autonomia come soluzione per la questione del Sahara Occidentale, riportando un relativo ammorbidimento fra i due Paesi.

Intanto il Governo Sanchez ha ripreso i rapporti con l’Algeria (rivale regionale del Marocco, che appoggia il Fronte Polisario nella questione del Sahara Occidentale), che si erano rovinati in conseguenza della scelta di Madrid sulla questione Sahara Occidentale nel 2022, in forza d’interessi di approvvigionamento energetico ed ha deciso di facilitare la nazionalizzazione dei cittadini saharawi che furono parte della colonia spagnola e dei loro discendenti, con la quale decisione Madrid potrebbe aver dato un segnale a Rabat di appoggio alla causa indipendentista sahariana ; soprattutto la Spagna poi, ha deteriorato i rapporti con Israele e Stati Uniti d’America, con il Governo Sanchez che ha condannato il genocidio contro i palestinesi a Gaza, ha posto embargo e sanzioni contro Israele, riconosce lo Stato palestinese, ha negato agli U.S.A. l’utilizzo delle basi di Rota e Moròn de la Frontera in Andalusia ed ha chiuso lo spazio aereo ai mezzi militari, in merito al conflitto con l’Iran. Contemporaneamente i rapporti del Marocco con Israele e Stati Uniti si sono politicamente ben saldati, con lo Stato nord africano che ha sottoscritto gli Accordi di Abramo ed è divenuto parte, per volontà di Trump, del Board of peace per Gaza.

Se consideriamo questo quadro di contesto, sulla base di una serie d’informazioni disponibili, è possibile avanzare un’ipotesi abbastanza forte nella sua tenuta, su quale regia vi sia dietro la crisi migratoria di Ceuta.

Nel Dicembre 2020, la vecchia amministrazione Trump, riconobbe la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, contestualmente alla mediazione per far sottoscrivere al Marocco gli Accordi di Abramo. Come detto, i rapporti del Marocco con Israele e Stati Uniti si sono ben saldati in questi anni, mentre la Spagna li ha deteriorati e se teniamo bene a mente ciò, poteremmo ben comprendere il senso dell’articolo pubblicato a Marzo dal think-tank Middle East Forum, di orientamento conservatore, vicino ad Israele. In tale articolo a firma di Micheal Rubin (senior fellow dell’American Enterprise Institute), si esortava il popolo marocchino ad intraprendere una nuova “Marcia Verde”, per occupare le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, sull’esempio di quella del 1975 intrapresa sul Sahara Occidentale, aggiungendo che sia la Spagna, che la N.A.T.O.,  non sarebbero state legittimate ad una reazione.

Ancora, su X, il senatore repubblicano Thomas Massie (uno di quelli che si stanno battendo affinché gli Epstein files siano completamente resi trasparenti) ha evidenziato come la relazione illustrativa che ha accompagnato il disegno di legge H.R.8595 (relativo alle appropriazioni per la sicurezza nazionale, approvato dalla Camera statunitense un paio di settimane fa, votato da tutti i senatori repubblicani, tranne che da Massie), parli di Ceuta e Melilla come di città amministrate dalla Spagna ma sul suolo marocchino, una forma che implicitamente supporta la storica rivendicazione nord africana a riprendersi le città, caldeggiata anche da Israele.

Dulcis in fundo, nel 2019, il figlio di Netanyahu, Yair, esortava pubblicamente i Paesi arabi a liberare i territori islamici occupati e continuava più esplicitamente, proponendo un accordo nel quale Israele si sarebbe impegnato a non sostenere le Ong che premevano per ridare Ceuta e Melilla al Marocco, se la Spagna avesse smesso di sovvenzionare le Ong che pressavano su Tel Aviv affinché avesse restituito la Giudea e la Samaria .

Se s’imposta un ragionamento che, alla luce del contesto di relazioni fra Paesi, legga queste informazioni, è possibile impiantare un’ipotesi che immagini Israele e Stati Uniti d’America come la regia occulta della crisi migratoria di Ceuta, che sta subendo la Spagna. La sentenza della Corte Suprema spagnola pubblicata l’8 Luglio scorso, ha creato l’occasione per propagandare una maggiore possibilità a favore dei migranti via mare di non subire l’immediato respingimento; ciò ha detonato in pochi giorni la mobilitazione di circa sessantamila persone alla volta di Ceuta e sicuramente l’operazione è stata condotta dai trafficanti . Per non scadere in spiegazioni ingenue, che difficilmente tengano alla prova dei fatti, non si può però non considerare che le autorità marocchine abbiano giocato un ruolo determinante nel lasciar passare i flussi e non si può non considerare come il Marocco sia un saldo alleato di Israele ed U.S.A. e che tutti e tre questi Paesi non abbiano buone relazioni con Madrid.

Una tale ipotesi allargata al momento, sembrerebbe essere la più valida per spiegare i fatti, attendendo che il fluire della storia la corrobori o la smentisca.

La crisi migratoria che sta interessando l’enclave spagnola in Marocco, Ceuta, ragionando su varie informazioni disponibili, sta facendo emergere un quadro complesso che, pur non basato su prove conclamate, tuttavia legittima ad avanzare un’ipotesi causale forte.

Benché la problematica, ad un approccio cauto, prossimo al rischio di scivolare nell’ingenuità, richieda di limitare le ipotesi ai rapporti non semplici fra Spagna e Marocco, ad un allungamento di sguardo in profondità però, necessariamente porta ad allargare il campo dell’ipotesi ai rapporti dell’attuale Governo spagnolo con Israele ed U.S.A.

Da oltre cinquecento anni le città di Ceuta e Melilla, nel Marocco settentrionale, sono di giurisdizione spagnola; due avamposti spagnoli ed europei in terra africana dall’epoca coloniale, su cui il Regno del Marocco non ha mai abbandonata l’idea di un recupero. Spesso il Marocco ha utilizzato i flussi migratori in funzione strumentale, come leva di conflitto nelle questioni con la Spagna, come  accadde nel 2021, quando, in territorio spagnolo, fu concesso il ricovero ospedaliero a Brahim Ghali, leader storico del Fronte Polisario, movimento che rivendica l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco. Rabat in tutta risposta, aprì le frontiere ai flussi  migratori verso i territori spagnoli ed il Governo Sanchez nel 2022 iniziò un dialogo con il Marocco, dichiarandosi favorevole al Piano di autonomia come soluzione per la questione del Sahara Occidentale, riportando un relativo ammorbidimento fra i due Paesi.

Intanto il Governo Sanchez ha ripreso i rapporti con l’Algeria (rivale regionale del Marocco, che appoggia il Fronte Polisario nella questione del Sahara Occidentale), che si erano rovinati in conseguenza della scelta di Madrid sulla questione Sahara Occidentale nel 2022, in forza d’interessi di approvvigionamento energetico ed ha deciso di facilitare la nazionalizzazione dei cittadini saharawi che furono parte della colonia spagnola e dei loro discendenti, con la quale decisione Madrid potrebbe aver dato un segnale a Rabat di appoggio alla causa indipendentista sahariana ; soprattutto la Spagna poi, ha deteriorato i rapporti con Israele e Stati Uniti d’America, con il Governo Sanchez che ha condannato il genocidio contro i palestinesi a Gaza, ha posto embargo e sanzioni contro Israele, riconosce lo Stato palestinese, ha negato agli U.S.A. l’utilizzo delle basi di Rota e Moròn de la Frontera in Andalusia ed ha chiuso lo spazio aereo ai mezzi militari, in merito al conflitto con l’Iran. Contemporaneamente i rapporti del Marocco con Israele e Stati Uniti si sono politicamente ben saldati, con lo Stato nord africano che ha sottoscritto gli Accordi di Abramo ed è divenuto parte, per volontà di Trump, del Board of peace per Gaza.

Se consideriamo questo quadro di contesto, sulla base di una serie d’informazioni disponibili, è possibile avanzare un’ipotesi abbastanza forte nella sua tenuta, su quale regia vi sia dietro la crisi migratoria di Ceuta.

Nel Dicembre 2020, la vecchia amministrazione Trump, riconobbe la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, contestualmente alla mediazione per far sottoscrivere al Marocco gli Accordi di Abramo. Come detto, i rapporti del Marocco con Israele e Stati Uniti si sono ben saldati in questi anni, mentre la Spagna li ha deteriorati e se teniamo bene a mente ciò, poteremmo ben comprendere il senso dell’articolo pubblicato a Marzo dal think-tank Middle East Forum, di orientamento conservatore, vicino ad Israele. In tale articolo a firma di Micheal Rubin (senior fellow dell’American Enterprise Institute), si esortava il popolo marocchino ad intraprendere una nuova “Marcia Verde”, per occupare le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, sull’esempio di quella del 1975 intrapresa sul Sahara Occidentale, aggiungendo che sia la Spagna, che la N.A.T.O.,  non sarebbero state legittimate ad una reazione.

Ancora, su X, il senatore repubblicano Thomas Massie (uno di quelli che si stanno battendo affinché gli Epstein files siano completamente resi trasparenti) ha evidenziato come la relazione illustrativa che ha accompagnato il disegno di legge H.R.8595 (relativo alle appropriazioni per la sicurezza nazionale, approvato dalla Camera statunitense un paio di settimane fa, votato da tutti i senatori repubblicani, tranne che da Massie), parli di Ceuta e Melilla come di città amministrate dalla Spagna ma sul suolo marocchino, una forma che implicitamente supporta la storica rivendicazione nord africana a riprendersi le città, caldeggiata anche da Israele.

Dulcis in fundo, nel 2019, il figlio di Netanyahu, Yair, esortava pubblicamente i Paesi arabi a liberare i territori islamici occupati e continuava più esplicitamente, proponendo un accordo nel quale Israele si sarebbe impegnato a non sostenere le Ong che premevano per ridare Ceuta e Melilla al Marocco, se la Spagna avesse smesso di sovvenzionare le Ong che pressavano su Tel Aviv affinché avesse restituito la Giudea e la Samaria .

Se s’imposta un ragionamento che, alla luce del contesto di relazioni fra Paesi, legga queste informazioni, è possibile impiantare un’ipotesi che immagini Israele e Stati Uniti d’America come la regia occulta della crisi migratoria di Ceuta, che sta subendo la Spagna. La sentenza della Corte Suprema spagnola pubblicata l’8 Luglio scorso, ha creato l’occasione per propagandare una maggiore possibilità a favore dei migranti via mare di non subire l’immediato respingimento; ciò ha detonato in pochi giorni la mobilitazione di circa sessantamila persone alla volta di Ceuta e sicuramente l’operazione è stata condotta dai trafficanti . Per non scadere in spiegazioni ingenue, che difficilmente tengano alla prova dei fatti, non si può però non considerare che le autorità marocchine abbiano giocato un ruolo determinante nel lasciar passare i flussi e non si può non considerare come il Marocco sia un saldo alleato di Israele ed U.S.A. e che tutti e tre questi Paesi non abbiano buone relazioni con Madrid.

Una tale ipotesi allargata al momento, sembrerebbe essere la più valida per spiegare i fatti, attendendo che il fluire della storia la corrobori o la smentisca.

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