di Francesco Floris (*)
Le Park Tower di Bluestone, il Bosconavigli di Stefano Boeri, le Residenze Lac di via Cancano: la prima assoluzione perché il fatto non costituisce reato dalle accuse di abusi edilizi e lottizzazione abusiva sulla ‘Torre Milano’ di via Stresa potrebbe avere un impatto su decine di indagini (e di indagati) e processi già in corso a Milano per grattacieli e palazzi.
Secondo quanto riferito dal presidente del Tribunale meneghino, Fabio Roia, in un anticipo di motivazioni che saranno depositate entro metà settembre, l’impianto accusatorio della Procura che contesta violazioni delle norme urbanistiche ed edilizie nazionali non ha retto alla prova del fatto che costruttori, architetti e funzionari del Comune di Milano fossero consapevoli delle possibili violazioni all’epoca del rilascio dei titoli edilizi e fino al 2023, supportati in ciò dalle “prassi” seguite per 21 anni da Palazzo Marino e dalle pronunce della giurisprudenza che “solo” di recente ha offerto “interpretazioni” diverse di concetti come la ristrutturazione edilizia e la nuova costruzione e l’obbligo di panificazione di dettaglio in caso di edifici impattanti. Tutti assolti per assenza di dolo e di colpa. Salvo colpi di scena, l’argomentazione dovrebbe riproporsi nei processi già in corso che coprono lo stesso arco temporale con titoli edilizi rilasciati dal 2017 in poi. È il caso delle Park Tower di via Crescenzago, le torri di 81 e 59 metri sorte al posto di un deposito-magazzino in zona Parco Lambro come ristrutturazione, per cui 6 persone sono imputate davanti alla decima sezione penale per gli stessi reati della ‘Torre Milano’. L’iter autorizzativo è avvenuto fra 2019 e 2020. Fra la società Bluestone e il Comune pende anche un contenzioso da oltre un milione di euro sulle “monetizzazioni” degli standard urbanistici che Palazzo Marino ha chiesto a fine 2024 a titolo di conguagli mentre tre funzionari dello Sportello unico edilizia sono in attesa della sentenza di primo grado alla Corte dei Conti (l’udienza c’è stata a metà aprile) per il presunto danno erariale generato su oneri di urbanizzazione e contributo di costruzione.
Martedì pomeriggio è attesa in Tribunale la penultima udienza per il ‘palazzo nel cortile’ di via Fauchè: 3 imputati, solo di abusi edilizi e senza funzionari comunali (non è contestata la mancanza di piano attuativo perché l’edificio è di altezza inferiore a 25 metri), la sentenza è attesa a metà luglio. Il Consiglio di Stato lo ha dichiarato abusivo e il Comune ne ha ordinato la demolizione, impugnata al Tar che nei giorni scorsi ha ribadito la necessità di abbatterlo. Sempre davanti alla decima sezione penale è in corso il processo al Bosconavigli ‘disegnato’ dall’archistar Stefano Boeri (7 imputati fra cui il professore del Politecnico). Caso differente dagli altri perché l’intervento è stato classificato come “nuova costruzione” invece che “ristrutturazione” e autorizzato a partire dal 2020 con un permesso di costruire ma è molto elevata la ‘cifra’ contestata come mancati oneri. Sono stati ‘monetizzati’, cioè pagati invece che cedere aree gratis per realizzare servizi pubblici, poco meno di 2,9 milioni di euro, al prezzo di 434 euro/mq. Per i consulenti del pm Paolo Filippini, il prof Alberto Roccella e l’architetto Maurizio Bracchi, un “importo sicuramente lontano dall’effettivo costo di acquisizione di altre aree”, come recita la norma. Una cifra sul piatto non c’è, ma dai dati incrociati con le nuove tabelle approvate degli uffici urbanistici a cavallo fra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, che hanno alzato del 50% i valori in periferia e del 100% nella zona semicentrale dopo anni di mancati adeguamenti, avrebbero dovuto versare 1.160 euro/mq. Quasi 6,1 milioni di euro. È ancora in udienza preliminare un altro dei palazzi di Bluestone finiti del mirino dei pm: l’Hidden Garden di Piazza Aspromonte, la prima indagine avviata nel 2022, dove un gruppo di una ventina di cittadini assistiti dall’avvocata Veronica Dini è riuscito a costituirsi parte civile in “sostituzione” del Comune di Milano che nei processi non chiede il risarcimento del danno (fino ad oggi) ritenendo corretto l’operato dei propri dipendenti.
Sono decine le indagini ancora in corso o già concluse che invece attendo una richiesta di rinvio a giudizio, passaggio a seguito del quale anche la Procura regionale presso la Corte dei Conti apre in automatico un’istruttoria. Fra queste ci sono il ‘Giardino Segreto Isola’ di via Lepontina 7-9 con 21 indagati, altre 53 persone a cui è già stata notificata la chiusura indagini per i palazzi o i cantieri delle ‘Residenze Lac’ di via Cancano, ‘The Nest’ in via Fontana e l’edificio di via Serlio 7, altri 22 indagati per il cantiere ‘Scalo House’ di via Valtellina-Lepontina e la vicenda della “demolizione virtuale” per realizzare un “lucroso” studentato accanto a scalo Farini. Aperte anche le vicende che, fra annullamenti e conferme nei diversi gradi di giudizio cautelare, hanno visto sotto sequestro la torre ‘Unico Brera’ di via Anfiteatro realizzati dai costruttori Rusconi oggi assolti, il cantiere ‘Papiniano48’ e quello mai avviato di via Zecca Vecchia per un hotel su un sito archeologico. Per questi, e altri casi al netto delle differenze fra i singoli fascicoli, la Procura di Milano dovrà decidere come muoversi. Nei mesi scorsi tra i magistrati c’era chi aveva immaginato di chiedere il proscioglimento in caso di sentenze di segno opposto all’impianto accusatorio. Di certo i pubblici ministeri hanno già portato a casa una vittoria ‘politica’ con Palazzo Marino che dal febbraio 2024 ha abbandonato le precedenti prassi in materia di ristrutturazioni e piani attuativo e ha raddoppiato o triplicato gli oneri di urbanizzazione e i valori delle monetizzazioni in caso di mancata cessione di aree per la realizzazione di servizi a favore della collettività. Vittoria ‘politica’ che è figlia di una serie di pronunce di Corte di Cassazione, Tar e Consiglio di Stato che definiscono come la giurisprudenza sul ‘caso Milano’. Sono le stesse sentenze che il Tribunale ha definito “recenti” e quindi non idonee a condannare gli imputati del primo grattacielo finito a processo.
(*) La Presse
