di Riccardo Bizzarri (*)
La favola vera della PGF Ferrara campione d’Italia (nella foto) e del piccolo Luca, che sogna in grande da quando aveva 5 anni
C’è un’Italia che non fa rumore. Un’Italia che non si vede in TV, che non firma autografi sotto le luci dei riflettori, che non viene seguita da milioni di follower. Ma è un’Italia che resiste. Che crede. Che costruisce, ogni giorno, con fatica e con passione, la parte più autentica dello sport.
È l’Italia degli sport minori, così vengono etichettati. Ma definirli “minori” è una miopia culturale, una colpa collettiva. Perché in queste discipline c’è spesso molto più sport, molto più cuore, e infinitamente più verità di quanta se ne veda nei titoli delle prime pagine.
E poi, ogni tanto, questa Italia silenziosa compie qualcosa di meraviglioso. Un’impresa che rompe il silenzio, che brilla così forte da non poter essere ignorata. È quello che è successo il 3 maggio 2025, quando una piccola realtà sportiva di provincia ha scosso l’intera ginnastica italiana.
La Palestra Ginnastica Ferrara, la storica PGF, è diventata campione d’Italia nella Serie A1 maschile di ginnastica artistica. Per la prima volta. Un traguardo pazzesco, inaspettato, commovente.
Arrivata alla Final Eight di Firenze da outsider, sesta nella classifica generale, la PGF ha dato prova di un coraggio, una compattezza e una precisione straordinari. Non un errore. Non una sbavatura. Solo passione, talento e forza mentale.
Con 237.800 punti ha superato società ben più quotate come Ginnastica Romagna e Artistica Brescia, salendo sul gradino più alto del podio e scrivendo una delle pagine più belle nella storia dello sport ferrarese.
Dietro questa vittoria ci sono tanti nomi, tanti volti. C’è l’esperienza dello staff, c’è l’impegno quotidiano di atleti e tecnici. Ma tra questi, ce n’è uno che racconta una storia capace di far tremare il cuore: Luca Marchi, 14 anni, ferrarese, ginnasta da quando ne aveva cinque.
Luca è il simbolo perfetto di cosa voglia dire crescere in uno sport “minore”. Ha iniziato da bambino, quando i suoi compagni ancora scoprivano il mondo. Ma lui aveva già un mondo tutto suo: la palestra, gli attrezzi, i calli sulle mani, le urla dei coach che si mescolavano al suono sordo delle cadute.
Per nove anni, ogni giorno, Luca è entrato nel Palagym “Orlando Polmonari” con lo stesso sguardo: quello di chi sa che sta costruendo qualcosa, anche se nessuno lo vedeva. Anche se fuori nessuno applaudiva, anzi qualche professore si lamentava di qualche compito lasciato indietro avendo una visione miope e piccola della scuola, dell’educazione, della cultura sportiva. A seguirlo sempre solo mamma e papà e gli allenatori (straordinari).
Ma è proprio questo il segreto degli sport minori: le famiglie. Quelle che ci sono sempre. Che sostengono i figli in silenzio, senza pretese. Che fanno sacrifici enormi per pagare le trasferte, le tute, i costumi, i corsi. Che si emozionano per una verticale perfetta come se fosse un gol in Champions League.
E Luca, con il sostegno silenzioso ma incrollabile della sua famiglia, ha fatto tanta strada. Ha vinto due medaglie d’oro ai Giochi del Mediterraneo giovanili, è stato convocato nei raduni nazionali Under 15, è diventato una promessa della ginnastica azzurra. Ma soprattutto, è diventato un esempio.
Perché, in un Paese che spesso dimentica il valore dell’impegno silenzioso, Luca ci ricorda che la gloria più pura nasce dal sacrificio invisibile.
E la vittoria della PGF, la sua PGF, è la ricompensa più dolce. È il riscatto di tutti quei ragazzi che non mollano. È la rivincita di tutti quei tecnici che credono nel lavoro quotidiano. È la medaglia d’oro di tutte quelle famiglie che vivono lo sport come una scuola di vita, e non come una vetrina.
Questa non è solo una vittoria sportiva. È una lezione. È un appello. È un’occasione per guardare oltre il calcio, oltre gli stipendi milionari, oltre i contratti TV. È tempo che l’Italia si accorga che gli sport cosiddetti “minori” sono, in realtà, il cuore più vero dello sport.
Bisogna investirci. Bisogna proteggerli. Bisogna raccontarli.
Perché dietro ogni Luca c’è un sogno che merita attenzione. C’è un talento che merita sostegno. C’è una fatica che merita rispetto.
E allora sì, oggi festeggiamo lo scudetto della PGF. Ma domani, impegniamoci tutti, istituzioni, media, cittadini e anche noi giornalisti (ogni tanto smemorati!) a fare in modo che questa favola non resti un’eccezione.
Perché in quella palestra di Ferrara, in quel bambino che sognava in silenzio, c’è l’Italia che vorremmo essere: forte, umile, vera. E immensamente bella.
(*) Giornalista
