di Balthazar
Il presidente Donald Trump ha risposto all’accelerazione dell’inflazione dei prezzi al consumo rinnovando la sua richiesta alla Federal Reserve di tagliare immediatamente i tassi di interesse.
Secondo l’Ufficio Statistico del Lavoro degli Stati Uniti, l’inflazione è salita al 2,7% su base annua a giugno, il livello più alto da febbraio. Il tasso di inflazione annuo di maggio è stato del 2,4%.
“Prezzi al consumo BASSI. Abbassate i tassi della Fed, SUBITO!!!”, ha tuonato il Tycoon sulla sua piattaforma socialTruthmartedì 15 luglio, dopo la pubblicazione dei dati.
L’accelerazione dell’indice dei prezzi al consumo è una cattiva notizia per il Presidente che sta spingendo per un taglio dei tassi allo scopo di stimolare l’economia e ridurre drasticamente i costi dei prestiti.
Ma finora il Consiglio dei governatori della Fed si è rifiutato di tagliare i che attualmente oscillano tra il 4,25% e il 4,50%, dopo l’ultimo taglio di 25 punti base avvenuto a dicembre 2024.
La Fed ha un duplice mandato: mantenere la piena occupazione e la stabilità dei prezzi., ma Trump insisteva sull’aumento della occupazione e una inflazione relativamente bassa per procedere ai tagli accusando la FED di essere intervenuta troppo tardi impedendo all’economia americana di raggiungere il boom economico.
Un rallentamento del tasso di inflazione avrebbe rafforzato la posizione di Trump, ma l’aumento preoccupa la Fed sui rischi inflazionistici di un ulteriore taglio.
Il dato sull’inflazione di giugno è stato determinato principalmente dall’aumento dei costi di alloggi, energia e cibo registrato nel corso del mese. Gli indici includono anche arredamento e attività domestiche, assistenza medica, attività ricreative, abbigliamento e cura della persona. Mentre i principali indici in calo riguardano auto e camion usati, veicoli nuovi e le tariffe aeree.
Molti economisti si attendono un ulteriore aumento dell’inflazione a causa dei dazi che Trump va imponendo al mondo che comincian o a farsi sentire per le aziende che stanno bruciando le scorte. Ma ci sono segnali che lasciano supporre che nei prossimi mesi i prezzi saliranno ulteriormente.
Alcune aziende hanno dichiarato di aver aumentato o di voler aumentare i prezzi a seguito dei dazi, tra cui Walmart , il più grande store di vendita al mondo. La casa automobilistica Mitsubishi ha annunciato a giugno che avrebbe aumentato i prezzi in media del 2,1 percento in risposta ai dazi, mentre Nike attuerà aumenti di prezzo “chirurgici” per compensare i costi tariffari.
Altre aziende sono riuscite a posticipare o evitare gli aumenti dei prezzi, dopo aver accumulato scorte di merci questa primavera per anticipare i dazi. Altre si sono astenute in attesa di vedere se gli Stati Uniti saranno in grado di raggiungere accordi commerciali con altri paesi.
La situazione rimane comunque ancora incerta e in parte dipenderà anche dagli eventuali accordi con la UE, seconda potenza economica globale.
