Tutte le fonti finanziare ed economiche accreditate prevedono che il debito nazionale degli Stati Uniti raggiungerà i 50mila miliardi di dollari entro il 2034, ma in realtà la cifra reale potrebbe essere molto superiore .
Il Congressional Budget Officeha osservato che tra dieci anni il debito federale raggiungerà il 122% del prodotto interno lordo, facendo impallidire la posizione fiscale dell’America dopo la seconda guerra mondiale. Finanziare la difesa, le spese per la rete di sicurezza sociale e i giganteschi tagli fiscali senza pari all’aumento delle entrate, costerà sempre di più senza contare l’eventualità di una recessione o un grave conflitto militare che potrebbero alterare questo trend debitorio.
Per di più anche se Donald Trump perdesse contro Joe Biden, ci sono zero possibilità che The Donald e il suo esercito di sostenitori accettino il risultato senza fiatare, anzi, incombeì il rischio di un’altra Capitol Hill 2.0.
Né le nuove tariffe doganali imposte alla Cina, che includono una tassa del 100%sui veicoli elettrici di sua produzione, raffoprzerà la fiducia globale nel dollaro o nei titoli del Tesoro americano, di cui Pechino ne detiene quasi 700 miliardi.
Non solo, non è detto che questa mossa spinga Detroit a produrre automobili migliori, né aumenterà le prospettive di innovazioni USA. Anzi Il risultato probabile è che passeranno in cavalleria le buone intenzioni di Cina e Stati Uniti per la cooperazionesul cambiamento climatico, sulle comunicazioni da militare a militare, sulla lotta al narcotraffico, sui rischi legati all’intelligenza artificiale o anche solo sulla cooperazione economica di base.
Biden ha intensificato la forte svolta mercantilista di Washington in atto dal 2017, quando l’allora presidente Trump impose enormi dazi sui beni cinesi, fra i quali l’acciaio e l’alluminio. Biden ha proseguito questa politica aggiungendo altri ostacoli mirati alla Cina nel tentativo di surclassare Donald. Ma questacorsa alla guerra commerciale attira minacce di ritorsionida parte del governo cinese coinvolgendo anche altri paesi del Sud del mondo.
Nonostante gli ideologhi del miracolo economico americano, come l’editorialista e corrispondete da Washington del Corriere Federico Rampini, affermino che gli USA stanno vivendo il loro momento d’oro, è evidente che gli eccessi fiscali statunitensi nel medio periodo indeboliscono il dollaro.
“L’attuale traiettoria fiscale potrebbe alla fine spingere il rapporto debito/PIL a un punto in cui la sua stabilizzazione richiederebbe un surplus fiscale di dimensioni che raramente sono state sostenute storicamente”, afferma ad Asia Times l’economista Manuel Abecasis di Goldman Sachs. “E mentre negli Stati Uniti ci sono attualmente le condizioni affinché un consolidamento fiscale abbia successo, c’è poco slancio politico per la riduzione del deficit”.
Il team economico di Goldman stima che il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti raggiungerà il 130% entro il 2034 dall’attuale 98%, ma potrebbe anche superare quella soglia.
Attualmente gli economisti promettono un miracolo di produttivitàgrazie alla tecnologia dell’informazione e all’intelligenza artificiale, ma il tasso di crescita medio annuo della produttività nel settore non agricolo USA, è rimasto bloccato all’1,5% dal 2007, di poco migliore rispetto agli anni di crisi 1973-1980.
Certo, attualmente l’economia americana potrebbe essere l’invidia del resto del mondo, ma la quota del PIL destinata al pagamento degli interessi sul debito federale aumenterà entro il 2041 fino al doppio dell’importo che Washington spende per la sicurezza nazionale.
Dal punto di vista sociale i l’aspettativa di vita negli ultimi 10 anni in America è diminuitarispetto a quanto accade in paesi sviluppati comparabili. Le cause in buona parte vanno attribuite droga, abuso di alcol e suicidi, accompagnati da varie patologie associate all’obesità. l’America si trova quindi su un percorso finanziario e socioeconomico pericolosoche pochi avevano previsto solo pochi anni fa.
Inoltre, nel breve periodo, la riluttanza della Federal Reserve a tagliare i tassi, sta prolungando l’era del “rialzo più a lungo possibili”per i rendimenti statunitensi. Ma i tassi di interesse più elevati alimentano costi di interesse più elevatisull’ enorme carico debito esistente e alimentano la spirale del continuo indebitamento (l’Italia nel suo piccolo ne sa qualcosa).
Un pericolo avvertito dalle agenzie di rating come la Fitch Ratingsche alla fine del 2023 aveva declassato gli Stati Uniti ad AA+ mentre repubblicani e democratici litigavano sui finanziamenti al governo.
Nel pieno della campagna elettorale la polarizzazione politica americana sta raggiungendo il culmine lasciando poco spazio alla sobrietà fiscale, né pare che lo stesso Biden abbia una qualche idea per la riduzione del debito, Tanto meno i repubblicani fedeli a Trump, che promettono nuovi giganteschi tagli fiscali.
Questa crescita del debito potrebbe influire a medio termine sui mercati globali rendendo la vita più facile alle nazioni del Sud ( non solo) del mondo che sperano di mettere da parte il dollaro. Ad oggi sicuramente una pia illusione, ma il punto è geopolitico perché la più grande, potente e ricca America non gode più della passata egemonia su tutto il globo terraqueo.
E, se ci pensate bene, anche questa è una concausa dei conflitti in corso (altro che difesa di valori etici) perché nessuna elite o classe dirigente che dir si voglia, sia politica che economico finanziario, mollerà l’osso tanto facilmente.
Balthazar
