di Giuliano Longo
Dopo che i Verdi hanno subito pesanti perdite alle elezioni del Parlamento europeo, alcuni sostengono che gli attivisti climatici stanchi e divisi, abbiano perso la strada.
Solo 5 anni fa migliaia di studenti si unirono in uno “sciopero” globale chiedendo un’azione per il clima e contribuirono al trionfo dei “Verdi”elezioni europee del 2019, ma il voto di questo mese è stato molto diverso.
I verdi sono crollati, perdendo più di un quarto dei seggi che avevano vinto al Parlamento europeo. La destra vittoriosa ora rivendica il mandato per bloccare le iniziative ecologichedi e rallentare gli sforzi per ridurre l’inquinamento, anche se il cambiamento climatico rimane una preoccupazione ampiamente diffusa nell’UE e nel mondo.
Il movimento un tempo vivacemente unito per costringere i politici a non “rubare loro il futuro”oggi langue fra divisioni interne sulla nuova emergenza politica globale delle guerre di Gaza.
Fridays For Future,il movimento lanciato dall’adolescente attivista svedese Greta Thunbergche invitò gli studenti d a lasciare le lezioni ogni venerdì, allora mobilitò milioni di persone che marciarono in tutto il mondo nel 2018-19.
Il venerdì prima delle elezioni europee di quest’anno, Thunberg ha celebrato la sua 302esima protesta settimanale consecutiva sul clima con un raduno di meno di due dozzine di attivisti fuori dall’edificio della Commissione Europea a Stoccolma.
Ci sono state ancora marce, ma i giovani attivisti di qualche anno fa, non catturano più l’attenzione dei media o la simpatia del pubblicocome una volta e la spinta contro la politica climatica da parte della destra ha incontrato poca resistenza.
Una serie relativamente piccola e breve di rivolte degli agricoltori all’inizio di quest’anno è stata in grado di spostare i termini del dibattito sull’UE e la destra, anche estrema, è diventata più “professional” e capace di trasformare la politica climatica in un’arma contro i suoi avversari di sinistra.
Gli stessi leader che una volta facevano ressa per abbracciare i giovani europei “predicatori” del clima, ora cercano l’abbraccio dell’estrema destra. La stessa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che nel2022 dialogava con i verdi,oggi afferma che potrebbe lavorare con Giorgia Meloni, che ha sostenuto linea dura a sostegno dell’industria del petrolio e del gas combattendo gli impegni UE per vietare la combustione dei veicoli a motore. .
Lo scontro all’interno del movimento ecologista riguarda la guerra a Gaza.Dopo l’intervento delle truppe israeliane, Greta si è immediatamente lanciata in difesa dei palestinesi. Il 7 giugno, si è unita ad alcune dozzine di altri ai colloqui sul clima a Bonn nel tentativo di “evidenziare i legami tra combustibili fossili e violenza come il genocidio in corso in Palestina”. Altri attivisti si sono impegnati collegare le questioni climatiche in una narrazione generale sul colonialismo e la disuguaglianza.
Ma in Germania, come molte istituzioni tedesche, i giovani attivisti per il clima sono s riluttanti a criticare Israele e hanno rotto pubblicamente con Thunberg isolando l’ala tedesca di Fridays For Future, la parte più grande, meglio finanziata e più attiva del movimento in Europa. E hanno quindi ha respinto le affermazioni di “crimini di guerra di Israele, alimentati dalle armi tedesche”. Va tuttavia precisato che tali posizioni In Germania comportano anche rischi legali oltre che politici, per l’accusa di antisemitismo.
Anche la pandemia ha avuto un suo ruolocolpendo all’inizio del 2020, proprio quando il movimento era al suo apice costringendo anche (o soprattutto) i giovani a navigare online da casa per molti mesi.
Allora Greta si è rivoltaagli attivisti dei paesi in via di sviluppo,spostando la sua attenzione (troppo ecumenica e ideologica) verso la campagna per la giustizia globale, di cui, secondo lei, l’azione per il clima è una parte fondamentale. Poi si è ritirata dalla maggior parte degli impegni mediatici e ha iniziato la lotta con proteste più radicali venendo stata arrestata dalla polizia in diversi paesi.
Ma ripetere semplicemente le marce di massa non funzionerebbe perché i media non trovano più il movimento entusiasmante e quelli adolescenti di 5 anni fa oggi sono studenti universitari o professionisti.
Le proteste degli agricoltori,in cui carichi di letame e pneumatici in fiamme sono stati scaricati nelle strade delle capitali europee, non sono state così grandi come le marce del passato per il clima, ma hanno comunque cambiato la politica UE.
Qualcuno si consola affermando che è sbagliato ritenere che i ragazzi del clima se ne sono andati, perché alcune proteste proseguono, ma il vero problema è che la politica europea va cambiando rotta lasciando in subordine il clima per le politiche industriali e sociali.
I posti di lavoro gli interessi industriali e della difesa “valgono pure una messa” , se non un requiem a sfavore dei problemi ambientali.
