Esteri

USA. Trump spinge sulla produzione di combustibili fossili e mezzo mondo guarda al GNL

 

Mentre l’Europa intende proseguire nella sua linea green, negli Stati Uniti sia Trump che Biden stanno promuovendo lucrosi accordi sui combustibili fossili negli Stati Uniti.

Giovedì,  alla Convention e repubblicana, Trump ha criticato duramente la “nuova truffa verde”e ha ribadito i piani per incrementare la produzione di combustibili fossili. Un impegno al quale ha comunque già lavorato lo stesso Joe Bidenquando si è aperto  un nuovo importante mercato in Europa, scambiando il gas russo con le forniture americane.

Qualcuno timidamente ha segnalato il rischio che il vecchio continente passasse da  un’eccessiva dipendenza dalla Russia a un’eccessiva dipendenza dall’America, peraltro con costi superiori. Ma si sa, le considerazioni geopolitiche sono sempre a favore del più forte che sta oltre oceano.

Lè’Europa si sta preparando a rinunciare del tutto al gas, nel tentativo di ridurre  le emissioni che riscaldano il pianeta. La domanda di gas sta calando, le aziende non firmano più contratti a lungo termine, mentre l’energia rinnovabile sta crescendo..

Eppure The Donald nel corso della sua campagna elettorale, incita le  aziende energetiche ad aumentare liberamente la produzione, un tema che è stato anche al centro della convention del GOP.

Il piano di Trump si basa sulla scommessa che gli Stati Uniti potranno trarre profitto dalla domanda estera se stracceranno la legislazione verde, espanderanno la produzione offshore, eliminando la moratoria imposta da Joe Biden sui nuovi permessi di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL).

 

Anche se Biden vincesse e mantenesse la moratoria, la produzione di petrolio e gas degli Stati Uniti ha già raggiunto massimi storici con un incremento previsto degli addetti al settore  del 10% in più.

La decisione della Russia di tagliare le forniture di gas all’Europa dopo l’invasione dell’Ucraina, ha s scatenato una  ricerca di fornitori alternativi, m ha anche  costretto l’Unione Europea a ridurre drasticamente il suo consumo di carburante. Dal 2022, il blocco ha ridotto la domanda del 18-20% annuo.

Anche se uno degli aspetti negativi che ha accompagnato la riduzione della domanda di gas in Europa e il conseguente aumento dei prezzi,  è stata una drastica flessione per le industrie ad alta intensità energetica. I settori più colpiti sono stati quelli manifatturiero e chimico, che hanno registrato cali della produzione e licenziamenti.

Gli esperti prevedono che la domanda di gas naturale continuerà a calare entro il 2030  e ancor di più entro il 2040, mentre diversi paesi dell’UE intendono eliminare gradualmente il gas fossile nel prossimo decennio per raggiungere  dell’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.

Ad aprile, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyenha dichiarato che l’Europa riprenderà “in mano il suo destino energetico”,come d’altronde ha confermato nell’esporre giovedì il suo programma di governo al Parlamento Europeo.

Ma entro il 2039 arriverà anche una grande ondata di nuovi progetti di esportazione di GNLla cui fornitura, secondo gli esperti, aumenterà del 50% a prezzi forse più bassi, speculazione permettendo.  Forniture che proverranno principalmente  dagli Stati Uniti e dal Qatar e Russia.

Eppure gli analisti americani si chiedono  perché l’UE rifiuti di stipulare contratti a lungo termine, senza tener conto che gli operatori del mercato puntano ad una progressiva diminuzione dei costi del GNL e in ogni caso è probabile che l’Europa non rappresenti più il più grande acquirente di GNL nell’arco di questo decennio . 

Anche le aziende statunitensi stanno già pianificando un allontanamento dall’Europa, grazie quella  mano non tanto invisibile del mercato che potrebbe deludere le aspettative di Trump e smentire le intenzioni di Biden. .

Sarà dunque l’Asia a guidare la domanda di gas e GNL e questo i russi lo hanno capito benissimo dirottando l’export su quelle aree, soprattutto in Cina, India e non solo.

Se l’esportazione di GNL russo in Europa è aumentata del 50% rispetto al  2021con 20 miliardi di tonnellate e oggi Mosca è oggi  il quarto più grande esportatore mondiale di GNL.

Contrariamente all’Europa  la Cina ha recentemente firmato un numero considerevole di nuovi contratti GNL a lungo terminecon vari esportatori di GNL oltre alla Russia , tra cui Stati Uniti e Qatar.

Tuttavia, la capacità della Russia di realizzare i progetti di GNL dipende dall’accesso ai finanziamenti e alle tecnologie occidentaliche è limitato dall’attuale regime sanzionatorio che rallenta questi potenziali progetti.

Mosca sta cercando comunque di sviluppare una propria tecnologia di liquefazione del GNL, che ha ricevuto un sostegno esplicito nella “road map” del governo sulla localizzazione di apparecchiature energetiche di importanza critica per progetti di gas liquido di media e grande scala.

Balthazar

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