di Riccardo Bizzarri (*)
Benvenuti nel circo penale italico, dove l’acrobata è il ladro e il pagliaccio… siamo noi.
A Venezia, i borseggiatori non solo ti alleggeriscono il portafoglio, ma adesso hanno pure la faccia di bronzo di denunciare chi li smaschera, accusando i cittadini di stalking. Avete capito bene: rubano e poi pretendono pure la tutela legale. Praticamente siamo alla nascita di un nuovo diritto costituzionale: “l’articolo 1-bis, la Repubblica è fondata sul borseggio”.
Il comandante Agostini sospira: “Mancano le norme”. Tradotto: i ladri sono liberi perché il Parlamento è occupato in discussioni più nobili, tipo se la carbonara si fa con la panna o senza. Nel frattempo, il cittadino derubato deve stare zitto, sorridere e compilare scartoffie: l’Italia ti vuole vittima educata, non disturbare il delinquente mentre lavora.
E poi c’è Monica Poli, la famosa “Lady pickpocket”: urla “Attention pickpocket!” e salva turisti dagli scippi. Oggi rischia di diventare lei l’accusata, perché ha osato “disturbare” un ladro in piena attività professionale. È come se un vigile del fuoco venisse denunciato per “molestia alla fiamma”.
Il sindaco Brugnaro chiede da anni almeno 12 giorni di cella per chi ruba. Dodici! Nemmeno due settimane di ferie forzate… eppure niente. Forse perché in Italia il carcere è solo per chi sbaglia le dichiarazioni dei redditi o per chi parcheggia in seconda fila.
Morale: il cittadino onesto è scomodo, il ladro invece è intoccabile. Non difendere te stesso, non urlare, non filmare. Abbraccia il borseggiatore, offrigli un caffè e magari accompagna il furto con un applauso, che altrimenti ti querela.
E allora chiediamocelo chiaro: come diavolo fa un cittadino a credere nella giustizia, se qui il reato non solo non si punisce, ma si tutela?
Prossimo step? Un sindacato dei borseggiatori, con orari sindacali e ferie retribuite. E magari il 25 aprile festeggeremo la Liberazione del Portafoglio.
(*) Giornalista
nella foto due borseggiatrici nelle calli veneziane
