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  Benvenuti nel futuro parte seconda: la privacy all’asta sul web

di Riccardo Bizzarri (*)

Parlavamo delle chat di WhatsApp, oggi ci tocca alzare lo sguardo e renderci conto che siamo già entrati, nostro malgrado, in un futuro che sembra scritto da Orwell. Un futuro dove la sorveglianza non è più soltanto quella “grande sorella” delle telecamere puntate sulle piazze, ma anche la vendita all’incanto delle nostre intimità domestiche.

È accaduto davvero. Yarix, il centro di competenza per la cybersecurity di Var Group, ha scoperto e segnalato alla Polizia Postale un portale del clear web, quindi accessibile a chiunque, senza particolari competenze tecniche,  che raccoglie migliaia di registrazioni audio e video trafugate da oltre 2.000 videocamere. Non si parla di piazze o stazioni: i filmati provengono da case private, centri estetici, studi medici. Un voyeurismo criminale trasformato in business.

Dal dicembre 2024 il sito offre estratti gratuiti e la possibilità di acquistare l’accesso diretto alle telecamere con tariffe che oscillano tra i 20 e i 575 dollari. In un sistema tanto cinico quanto perverso, le registrazioni vengono persino classificate per stanze, persone, attività. Alcuni video hanno superato le 20.000 visualizzazioni, come se la vita privata di individui ignari fosse un reality show globale.

Non si tratta di un fenomeno circoscritto: le analisi hanno già identificato provenienze da Francia, Germania, Russia, Ucraina, Messico, Argentina e, purtroppo, anche dall’Italia, dove risultano almeno 150 video catalogati.

Il portale, con dominio registrato alle Isole Tonga, utilizza anche un bot Telegram per gestire i pagamenti. Nella sezione “About” i gestori sostengono di voler sensibilizzare il pubblico sul problema della fuga di dati dovuta a vulnerabilità hardware e software. Ma dietro questa patina di “impegno civile” si cela la mercificazione più brutale dell’intimità umana.

Quando nel XVIII secolo il filosofo Jeremy Bentham concepì il Panopticon, immaginava una prigione ideale in cui i detenuti fossero visibili in ogni momento da un sorvegliante invisibile. L’idea era che la sola possibilità di essere osservati avrebbe disciplinato i comportamenti. Oggi quel modello è stato rovesciato: non più i prigionieri, ma i cittadini comuni finiscono sotto l’occhio delle telecamere. E non è più lo Stato a sorvegliare, ma reti criminali globali che rivendono l’illusione del controllo a pagamento.

Orwell, nel suo 1984, ammoniva: “Il Grande Fratello ti guarda”. Quello che forse non poteva prevedere è che nel 2025 il Grande Fratello non sarebbe stato uno, ma milioni di utenti anonimi pronti a comprare e consumare la nostra intimità come merce da supermercato digitale.

Yarix ha allertato il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Venezia, avviando indagini che dovranno chiarire l’autenticità dei video e la rete di distribuzione. Non si esclude che, accanto a filmati reali di vittime inconsapevoli, circolino anche contenuti costruiti ad hoc con attori, per rendere più appetibile l’offerta. Ma il problema rimane: l’accesso illegittimo a videocamere domestiche è un attacco diretto alla sicurezza, alla dignità e alla libertà di tutti.

“Benvenuti nel futuro”, recita amaro lo slogan che rimbalza in rete. Ma è un futuro che ricorda più il buio della Valle Oscura della sorveglianza totale che non la luce di un progresso civile. Se oggi le nostre telecamere diventano armi contro di noi, domani cosa resterà della sfera privata?

Come ammoniva Benjamin Franklin: “Chi rinuncia alla libertà per acquistare un po’ di sicurezza non merita né libertà né sicurezza”. Forse è tempo di domandarci se, in nome della comodità tecnologica, non stiamo consegnando al mercato nero la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra vita quotidiana.

 

(*) Giornalista

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