Politica

Vertice in masseria per Meloni e Salvini. Con Tajani si vedranno il 30 agosto. Attacchi alla sorella Arianna, l’ira della Premier e la replica di Renzi

 

Incontro conviviale di circa due ore tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. I due si sono visti per un colloquio informale nella masseria di Ceglie Messapica, in Puglia, dove si trova la presidente del Consiglio. Presente anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana, in Puglia – come il leader del Carroccio – per trascorrere qualche giorno di relax. Meloni e Salvini hanno raggiunto telefonicamente l’altro vicepremier, Antonio Tajani, per fare il punto sulle questioni di attualità. I tre hanno deciso di vedersi il prossimo 30 agosto. Ma non solo la satbilità del centrodestra a tenre banco nella masseria pugliese. Nei ragionamenti della Premier e non solo, ci sono anche i veleni legati alla sorella Arianna, finita su tutte le prime pagine dei giornali, dopo che il giornalista Sallusti, aveva ipotizzato dalle pagine del giornale che dirige, di un possibile attacco concentrico contro la sorella della Premier da parte di opposizioni e forse anche magistratura. Sul punto Giorgia Meloni ha reagito duramente. “Purtroppo reputo molto verosimile quanto scritto oggi da Sallusti”, dice la presidente del Consiglio definendolo “gravissimo se fosse vero” e paragonandolo a “uno schema visto e rivisto soprattutto contro Silvio Berlusconi”. Ossia “un sistema di potere che usa ogni metodo e ogni sotterfugio – spiega – pur di sconfiggere un nemico politico che vince nelle urne la competizione democratica”. Quindi dopo aver “setacciato la vita mia e di ogni persona a me vicina, senza trovare nulla”, la “peggior politica” è passata a “mosse squallide e disperate” come quella contro la primogenita di casa e sua amata sorella.
“Ma in fondo – chiude il ragionamento la premier – sarebbe anche un buon segno, perché queste mosse squallide e disperate da parte della peggiore politica significherebbero solo che stiamo smontando il sistema di interessi che tiene in ostaggio l’Italia da troppi anni. Quindi, avanti a testa alta, con ancora maggiore determinazione”. Nell’editoriale di Sallusti qualche nome c’è: politici legati a Matteo Renzi. Il giornalista parte dall’insistenza “morbosa” e “oggettivamente sproporzionata” rivolta ad Arianna Meloni con articoli e retroscena che puntano a dimostrarne – è il ragionamento – il ruolo di grande manovratrice delle partite statali più delicate. Poi la politica, con l’applicazione del ‘metodo Palamara’, sostiene ancora il direttore de Il Giornale, che cita le interrogazioni chieste dalle parlamentari di Italia viva, Raffaella Paita e Maria Elena Boschi, per vederci chiaro su un eventuale coinvolgimento della sorella della premier su nomine Rai e di Ferrovie dello Stato.

 

Renzi alla Meloni: “Una barzelletta che io promuova complotti”

 

 

“L’idea che io promuova complotti insieme a magistrati e giornalisti è una barzelletta che non fa ridere. Laggiù in masseria deve essersi rotta l’aria condizionata oppure alla premier deve essere andato di traverso il panzerotto”, replica in una intervista concessa al quotidiano la Repubblica, Matteo Renzi. A Sallusti “ho chiesto di smentire perché altrimenti ci vediamo in tribunale. Tra l’altro evoca il metodo Palamara: nel suo libro con l’ex magistrato di Roma proprio Sallusti parla della mia persona come una vittima di quel sistema. Ora sostiene esattamente il contrario”. Renzi chiarisce quale idea si è fatto della vicenda: “O in FdI vedono i fantasmi oppure sanno qualcosa che noi non sappiamo. Se c’è un’inchiesta su Arianna Meloni? Non saprei. Ma questo spiegherebbe l’attacco a freddo, sproporzionato, nei nostri confronti”. Un modo “per confondere le acque. Per alzare una cortina di fumo. Giorgia Meloni è nervosa. Negli ultimi due mesi non ne ha azzeccata una. E poi c’è una difficoltà oggettiva interna”, cioè Vannacci: “Ormai è chiaro che farà un partito. Spingerà la Lega ancora più a destra. In prospettiva, alle prossime elezioni, Meloni potrebbe non avere più una maggioranza”. Ma Renzi approfitta anche delle colonne de La Stampa in cui aggiunge: “Noi abbiamo fatto ciò che deve fare l’opposizione: fare interrogazioni parlamentari. Arianna Meloni si è occupata o no di Rai, Fs e di tutto il resto? Se sì, basta dirlo. Se no, basta negarlo. Ma bisogna dirlo in Parlamento e lo deve dire il Governo. E invece qui si parte con gli insulti”. “Per me se Arianna Meloni partecipa al tavolo delle nomine non apre una questione giudiziaria – conclude – ma dimostra che abbiamo sostituito la partitocrazia con la parentocrazia. Per me è politica, non un reato. Capo del governo, sorella e cognato: una roba del genere esiste solo in Corea del Nord”.

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